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Arrestato per corruzione il Sindaco di Pantelleria, Alberto Di Marzo

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Un pensiero su “Arrestato per corruzione il Sindaco di Pantelleria, Alberto Di Marzo

  1. Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, nei confronti di Alberto Di Marzo, Sindaco di Pantelleria (TP), eletto nelle consultazioni del 30 – 31 maggio del 2010 con una lista civica, denominata “Pantelleria libera”.

    Al primo cittadino, nei cui confronti è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, viene contestato, in concorso con un imprenditore alcamese, il reato di corruzione aggravata, commesso in Pantelleria (TP) nel giugno del 2010.

    Il sindaco avrebbe ricevuto da un noto imprenditore alcamese, titolare di importanti imprese edili – in passato aggiudicatarie di rilevanti appalti pubblici nell’isola – la somma in contanti di 10.000,00 euro, nonché monili in oro per un importo di circa 800,00 euro, quale anticipo di una maggiore promessa di denaro – non corrisposta — di 40.000,00 euro, al fine di assumere quale dirigente/capo settore, ancorché non sussistesse per il Comune di Pantelleria alcuna necessità, il figlio di quest’ultimo, che è risultato essere all’oscuro dell’intera operazione di corruttela.

    L’indagine è stata avviata sulla base delle rivelazioni rese nel settembre scorso dall’imprenditore alcamese, il quale, alla presenza del suo legale e consapevole delle conseguenze del suo atto, rilasciava dichiarazioni auto-etero accusatorie al Procuratore della Repubblica, dr. Alberto Girolamo DI PISA, e al Sostituto Procuratore, dr. Bernardo PETRALIA, riferendo di essere coinvolto in una vicenda di corruzione che vedeva coinvolto il Sindaco di Pantelleria.

    La portata delle affermazioni e le inquietanti vicende narrate dall’imprenditore alcamese nel corso di altri interrogatori, che facevano emergere una realtà di diffuso malaffare e privato mercimonio economico, imponevano la necessità di procedere con rigorosa cautela, al fine di riscontrare puntualmente le gravissime accuse formulate nei confronti del primo cittadino dell’isola.

    E’ stato necessario, in particolare, accertare e riscontrare quanto riferito dall’imprenditore, il quale aveva dichiarato che, per assicurare al figlio, ingegnere idraulico, un impiego nel ruolo tecnico dell’Ente locale, era stato indotto dal sindaco di Pantelleria, al quale era legato da risalenti rapporti di amicizia e di lavoro, a causa dei pregressi rapporti intrattenuti in occasione di alcuni lavori pubblici effettuati dalle sue imprese nell’isola, a pagare una mazzetta di 10.000,00 euro, quale anticipo di una maggiore somma che sarebbe stata corrisposta nel momento in cui il figlio fosse stato assunto con contratto a tempo indeterminato.
    Subito dopo l’elezione a sindaco del Di Marzo, nel mese di giugno del 2010 l’imprenditore, sollecitato a raggiungere Pantelleria e intuendo le aspettative del primo cittadino relativamente all’assunzione del figlio, si recava sull’isola portandosi al seguito la somma contanti di € 10.000,00, consegnata poi in busta.
    Non soddisfatto del “compenso” e ben sapendo che l’imprenditore e i suoi familiari gestivano un’avviatissima gioielleria in Alcamo, il Di Marzo chiedeva in omaggio un ciondolo contornato di rose “coronè” e una collanina in oro bianco di foggia veneziana da regalare alla moglie.
    Al figlio dell’imprenditore, intanto assunto al Comune di Pantelleria, nell’agosto del 2011 venivano formalizzate alcune contestazioni disciplinari a seguito di iniziative non gradite all’amministrazione.

    Il padre, di fronte al possibile licenziamento del figlio, maturava quindi la decisione di accusarsi di un reato gravissimo, la corruzione, iniziando un percorso di collaborazione con la giustizia per porre fine ad un sistema di corruzione e malaffare, a cui per anni avevano partecipato le imprese riconducibili alla sua famiglia.

    Durante alcuni incontri tra l’imprenditore e il Sindaco, i Carabinieri riprendevano le fasi della restituzione di parte della somma corrisposta all’epoca per l’assunzione.
    Nel corso dell’esecuzione della misura cautelare i militari hanno perquisito l’ufficio e l’abitazione del Sindaco, nonché gli uffici di alcuni dirigenti del Comune di Pantelleria.
    Le indagini sono tuttora in corso.

    Lunedì 28 Maggio 2012 00:30
    Pantelleria/1. Una storia italiana: il gingillo per la moglie, il raccomandato “inetto”

    Una vicenda “inquietante, rivelatrice di un malaffare localmente diffuso”. Lo sintetizzano in questo modo gli inquirenti della procura di Marsala lo stato delle cose a Pantelleria.
    “Squallido malaffare in capo a chi del pubblico potere sembra aver fato, e non da ora, mercimonio economico”. Il riferimento è ad Alberto Di Marzo, sindaco di Pantelleria arrestato ai domiciliari con l’accusa di corruzione aggravata. Di Marzo è stato sospeso dalla carica dal Prefetto di Trapani. Per lui è un ritorno al passato perché è stato già arrestato nel 2002, quando anche allora era sindaco, con l’accusa aver compiuto estorsioni a danno di imprenditori in un contesto dove – secondo la Squadra Mobile di Trapani – “un gruppo di potere usava metodologie di tipo mafioso” per gestire l’isola di Pantelleria. In tasca la mattina del suo arresto gli trovano fogli di carta con cifre e nomi, che per gli inquirenti erano una sorta di libro mastro delle estorsioni. Di Marzo finisce sotto processo e viene condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi. In appello viene assolto perché “non ha commesso il fatto”. Ma il Comune non si salva, viene sciolto per mafia. Tutto poi torna come prima, nel 2010 Di Marzo si ricandida e sale di nuovo al municipio Nelle vicende dei giorni nostri ci sono aspetti inusuali, per quelli che possono essere i consueti fatti di corruzione.
    Non è il solito caso di mazzette. Anche la Procura si sorprende.
    .
    Tutto parte da Ernesto Emmolo, imprenditore di Alcamo nel settore edile. Emmolo e Di Marzo sono amici di vecchia data. I rapporti di lavoro tra i due risalgono alla prima sindacatura di Di Marzo.

    Sono tanti i lavori fatti dalle ditte di Emmolo nell’isola. Durante la precedente sindacatura di Di Marzo la CoSeC di Emmolo realizza dei lavori di urbanizzazione in contrada Kazen. Un lavoro da 3 miliardi di vecchie lire. Tanti soldi, considerando quello che può essere il tessuto economico di un’isola come Pantelleria. Ai Pm Emmolo racconta di aver consegnato al sindaco una mazzetta da 120 milioni di vecchie lire per quel lavoro. Già, perché, Emmolo, nel settembre 2011 va dai Pm e racconta tutto. Si auto accusa di essere un corruttore, finisce anche lui nel registro degli indagati, e accusa Di Marzo di essere il corrotto. Il fatto scatenante però non è l’appalto di dieci anni prima.
    È più una questione di famiglia.

    Emmolo ha un figlio, Dario, fa l’ingegnere idraulico. Dopo la rielezione di Di Marzo a Pantelleria, Emmolo si reca sull’isola. Sono vecchi amici, tra loro si parlano francamente. L’imprenditore alcamese chiede al sindaco di far assumere il figlio al Comune in un ruolo tecnico dell’ente adeguato alla sua qualifica, non sarebbe stata una cosa definitiva. Serviva soprattutto per fare curriculum. Il padre non racconta niente al figlio, che la procura descrive come persona “mite ma scarsamente duttile”. Non avrebbe accettato le mosse del padre. È il 10 giugno 2010, sono passati appena dieci giorni dall’insediamento di Di Marzo a sindaco dell’isola, quando Emmolo gli porta i soldi: 10 mila euro. Di Marzo non è soddisfatto e sapendo che la famiglia di Emmolo è titolare di una gioielleria ad Alcamo gli chiede in più un gingillo per la moglie. Un ciondolo contornato da rose “coronè” da 800 euro. Cosa non si fa per l’amata. Emmolo glielo porta e dopo un po’ il figlio viene assunto al Comune di Pantelleria, senza la necessità per l’ente. Il tutto sarebbe stato solo un anticipo. Per far diventare il figlio dirigente-capo settore occorrevano altri 40 mila euro, spiega Emmolo agli inquirenti.

    Ma questi non verranno mai dati, perché nel frattempo le cose si complicano. L’ingegnere appena assunto non è un granché a lavoro. Gli scontri col suo superiore, il geometra Gambino, sono all’ordine del giorno. Una situazione che spinge Emmolo padre, sollecitato dal figlio, a parlare con Di Marzo che trasferisce l’ingegnere in un altro settore, poi gli riduce le competenze, ancora lo fa tornare al settore d’origine. Cerca di riparare anche ai suoi errori. Non sa a chi dare conto: al suo staff o al raccomandato? Ai dipendenti comunali il motivo dell’assunzione dell’ingegnere apparve subito chiaro, come raccontano ai Pm lo stesso Gambino e la vice segretaria comunale Rotondo. Non solo i dipendenti comunali ma anche la popolazione di Pantelleria si fece l’idea. A dire della Rotondo l’inettitudine di Dario Emmola venne subito alla luce, tant’è che Gambino propone di sorvegliarlo per evitare che combinasse impicci. Come poi succede. Racconta Rotondo che faceva un uso frequente e disinvolto delle procedure di somma urgenza. Nel frattempo a luglio 2011 scadeva il contratto iniziale per l’ingegnere alcamese. Il sindaco, racconta ai pm Emmolo padre, chiede altri soldi per l’assunzione definitiva. L’imprenditore alcamese si arrabbia, lo stipendio del figlio è anche troppo basso. Il patatrac arriva ad agosto, al ritorno dalle ferie. Perché Dario Emmolo riceve una prima contestazione sull’anomala richiesta di finanziamento da 7 milioni di euro fatta alla Regione per i lavori al depuratore. Una seconda gli arriva perché si sarebbe messo in ferie senza averlo concordato con i suoi superiori. A questo punto è troppo. Il licenziamento è alle porte. Di Marzo glielo comunica. Emmolo padre va in Procura e vuota il sacco.
    Pantelleria/2. Un’insolita corruzione. Così Di Marzo restituì la mazzetta…

    A settembre 2011, quindi, l’imprenditore alcamese Ernesto Emmolo si reca col suo avvocato alla Procura della Repubblica di Marsala. Ad ascoltarlo ci sono il procuratore Alberto Di Pisa e il pm Bernardo Petralia. L’imprenditore racconta tutto.
    Racconta la sua storia, i rapporti col sindaco Di Marzo, arrestato per corruzione. Le mazzette che gli ha dato in passato, quelle più recenti. L’assunzione del figlio come funzionario al Comune di Pantelleria. Riferisce anche la vox populi, quel sistema malato nell’isola. Sa bene Emmolo che si sta anche accusando da solo.

    Dopo qualche giorno parte per Pantelleria. Ad aspettarlo c’è il sindaco Di Marzo. Non va sull’isola impreparato, ha con sé un registratore. Ovviamente parlano della situazione dell’ingegnere. A breve si aprirà il procedimento per il licenziamento ed Emmolo padre non è molto felice della cosa: un licenziamento di quel tipo lascerebbe una macchia indelebile sulla carriera del figlio. Anche Di Marzo se ne dispiace: “un provvedimento del genere…potrebbe…molti concorsi pubblici pongono questa condizione, di non aver avuto provvedimenti, quindi questo, praticamente, lo metterebbe nelle condizioni di non poter partecipare a concorsi pubblici….e questo è veramente un danno notevole”.

    A questo punto Di Marzo propone la soluzione: l’ingegnere si deve dimettere. Di Marzo parla dei debiti fuori bilancio che ha provocato Emmolo figlio, “cavolate” le chiama. Non si può fare nient’altro però. Il procedimento è avviato e solo le dimissioni possono essere una discreta via d’uscita. Di Marzo parla delle “lobby” dentro il Comune, di un gruppo incontrollabile. “Questa Rotondo (vicesegretario generale del Comune, ndr) fa parte sicuramente di un gruppo incontrollabile”. Per Di Marzo è anche in combutta con il geometra Gambino. Non ci sono altre soluzioni, Emmolo parlerà col figlio per convincerlo a dimettersi.

    Poi gli avanza la richiesta che non ti saresti mai aspettato in una storia di ordinaria corruzione. “Per la correttezza che ci distingue, no? Se questo si dimette un po’ di soldi me li torni indietro?”. “Certo! – risponde il sindaco – Mezza parola, non abbiamo bisogno noialtri di… mezza parola”. Emmolo vuole la conferma, per lui e per gli inquirenti all’ascolto: “cioè, tu come impegno d’onore tu, mi ritorni i soldi?”. “Ma stai scherzando? E insomma, dico, che siamo quaquaraquà?”. “Cioè… tu mi ritorni i soldi che ti ave…che ti avevo dato…giusto Albè?”. Di Marzo cerca di pararsi: “però non dobbiamo parlare di soldi dati…eh,eh… noialtri non ne dettimo solti. Non ci siamo dati soldi”.
    A Pantelleria l’imprenditore di Alcamo ci va tre volte nel giro di poche settimana. Sempre col registratore addosso. Al secondo incontro con Di Marzo l’apparecchio non funziona, riesce comunque a riferire il contenuto della conversazione. Tornano a parlare della situazione del figlio. Di Marzo rinnova il consiglio di far dimettere l’ingegnere. Emmolo lo sollecita a restituirgli i 10 mila euro dati un anno prima. Il sindaco di Pantelleria poi assume un atteggiamento strano, riferisce Emmolo ai pm. Inizia a fare cenno ad un documentazione urbanistica in vista di una vendita immobiliare di cui sarebbero stati interessati i parenti dell’imprenditore. Un discorso totalmente nuovo, mai sentito. Di Marzo appare più sospettoso. Non si sa mai, tira fuori la storia del documento per poter magari giustificare il motivo degli incontri con Emmolo. Il sindaco successivamente chiede al segretario comunale Manlio Scafidi i documenti per rendere la storia più credibile.

    Al terzo e ultimo incontro il registratore funziona. Si vedono vicino l’aeroporto. Di Marzo tira fuori il certificato non richiesto, non prima di alcune considerazioni meteorologiche: “sì…sì…no, acqua mette stiorno!…allura qua c’è il certificato di destinazione urbanistica…chiddru dell’aria ddra”. Emmolo annuisce, sta per un po’ al gioco. Di Marzo gli fa vedere i certificati, e con l’altra mano gli mette in tasca la busta. Gli restituisce i soldi. In tutte le normali storie di corruzione una cosa così non si era mai vista. “Tutti su Albè? Eh?”. “Meno mille”, abbassa la voce Di Marzo. “Mancano Mille?”. “Uhm! uhm!”. Di Marzo gli restituisce 9 mila euro a fronte dei 10 mila ricevuti. I due tornano poi a parlare della situazione dell’ingegnere. Deve essere convinto che rassegnare le dimissioni da dipendente al Comune di Pantelleria è la scelta giusta dopo tutto ciò che ha combinato. Emmolo torna a dire a Di Marzo: “chiuso il rapporto economico con te, abbiamo chiuso, mi hai ritornato i soldi, chiuso il rapporto con mio nipo…con mio figlio, va bene! In caso che voi lo licenziate amici più di prima nella speranze che nel proseguo della tua amministrazione possa avere la possibilità di lavorare con voi, se c’è questa possibilità c’è, se non c’è non c’è, l’importante è che noi la chiudiamo affettuosamente…”. Amici come prima, si fa per dire. Di Marzo ha la puzza sotto il naso. Anche perché, nella passata inchiesta che l’ha coinvolto era stato lui stesso a proporre ai carabinieri di mettersi una cimice addosso e registrare i colloqui con gli imprenditori Messina, implicati assieme al sindaco nell’operazione di dieci anni fa. Ironia della sorte adesso è lui ad essere registrato. Di Marzo tenta si farsi furbo, coprendo i discorsi scottanti con altri che non c’entravano niente. Fino all’ultimo, quando dice a Emmolo che continua a riferirsi allo scambio di soldi: “ma scusa un attimo, ma io dico un prestito è un prestito e si restituisce…”. Nei precedenti colloqui non era ma stato fatto cenno a prestiti.

    I dialoghi tra Ernesto Emmolo e il sindaco Di Marzo sono di primaria importanza per la Procura. Ma non sono i soli elementi che accusano il sindaco pantesco. I Pm ascoltano anche i funzionari del Comune, Gambino e Rotondo. Per le gravi condizioni di salute non riescono a sentire Vito Emmolo, nipote dell’imprenditore che l’ha accompagnato a Pantelleria per un incontro col sindaco. Ascoltano invece Matteo Bucaria, imprenditore trapanese. Bucaria è stato indicato da Emmolo come titolare di una delle tante aziende che durante la precedente amministrazione Di Marzo si sono aggiudicate diversi appalti. La stessa amministrazione e lo stesso sindaco – scrive il Gip – al quale Emmolo, a suo dire, ed il fratello Francesco (oggi defunto) avevano versato tangenti. Il racconto di Bucaria sarà molto importante per dipingere il sistema malato di Pantelleria.
    Pantelleria/3. Il racconto dell’imprenditore: “Sull’isola la mafia era Di Marzo”

    Non è cambiato niente a Pantelleria. Sono passati dieci anni dall’operazione “Isola Perduta” che ha portato in cella il sindaco Alberto Di Marzo, gli imprenditori Antonino e Antonio Messina, padre e figlio, e l’ex consigliere comunale di Paceco Pietro Leo. Pare che dopo tutto questo tempo l’isola non si sia ritrovata.
    Dopo soli dieci giorni dalla sua rielezione Di Marzo è tornato ad intascare mazzette, come hanno appurato gli inquirenti dalle dichiarazioni rese dallo stesso corruttore, Ernesto Emmolo, finito anche lui ai domiciliari. Ma gli episodi raccolti dai carabinieri sono tanti, tutti ancora sotto la lente d’ingrandimento per vedere cosa è prescritto e cosa no.

    Oltre a Emmolo una fonte importante per le indagini è stato Matteo Bucaria, imprenditore trapanese che è stato ascoltato dai pm il 14 novembre scorso. Le dichiarazioni di Bucaria portano al passato. A quell’operazione di dieci anni prima, quando i due Messina tenevano sotto ricatto gli imprenditori che si aggiudicavano gli appalti. Di Marzo, intercettato nel dicembre 2001, interviene direttamente per convincere l’imprenditore a pagare le rate (5 milioni di vecchie lire) dell’estorsione posta dai Messina. Gli fa pesanti minacce, questo emerge dalle carte. Gli prospetta sia l’incendio o il danneggiamento dei mezzi operativi, sia la messa in campo, da parte dei Messina e con l’ausilio dei suoi poteri amministrativi , di intralci burocratici nel pagamento degli stati di avanzamento dell’appalto gestito da Bucaria, nonché ipotetiche denunce ai carabinieri per l’anomala gestione di pregressi lavori di appalto. Bucaria sarà uno dei pochi disposti a parlare al processo. Processo che vede l’assoluzione in secondo grado del sindaco pantesco. Tra l’altro Di Marzo si era proposto di restituire le somme pagate come “pizzo” da Bucaria. Cosa che poi è successa con Emmolo.

    Bucaria per gli inquirenti è molto attendibile. Anche grazie a lui si riesce ad scoperchiare quello “squallido malaffare in capo a chi del pubblico potere sembra aver fato, e non da ora, mercimonio economico”. L’imprenditore trapanese afferma di aver pagato tangenti a Di Marzo per tutti i lavori vinti dal 1994 al 2000. Versamenti che facevano tutti gli imprenditori edili che operavano sull’isola.

    Bucaria racconta che allora chi distribuiva gli appalti per conto di Di Marzo e che per tale compito era stato “esonerato” dal pagamento delle tangenti era Vito Emmolo, imprenditore alcamese, figlio di Francesco e nipote di Ernesto Emmolo. Vito Emmolo doveva essere ascoltato dai pm, ma le sue condizioni di salute non hanno permesso la deposizione.

    Era una tassa da cui non si poteva scappare. Bucaria riferisce di aver pagato regolarmente tangenti a Di Marzo e al geometra Giuseppe Gabriele. Un vero e proprio sistema che prevedeva che per ogni appalto andassero al sindaco dal 3 al 5% del totale. “Il denaro – racconta sempre Bucaria – veniva distribuito nelle mani di Di Marzo o Gabriele”.

    Colui che curava la distribuzione tra le imprese era Vito Emmolo. Bucaria conosce gli Emmolo, sia Vito che lo zio e il cugino assunto da Di Marzo al Comune dietro pagamento di una tangente da 10 mila euro e un gioiello. “So per certo – dice Bucaria – che l’ingegnere Emmolo è stato assunto al comune grazie ai favori fatti da Ernesto Emmolo al sindaco durante l’ultima campagna elettorale. È infatti voce comune e diffusa che l’imprenditore abbia sostenuto economicamente Di Marzo per la campagna elettorale”. Poi l’imprenditore trapanese fa il confronto che sintetizza come stavano le cose quando operava sull’isola: “A Trapani si pagava la mafia, in particolare gli uomini di Vincenzo Virga. A Pantelleria la ‘mafia’ era il sindaco Di Marzo e la sua corte, ossia il geometra Gabriele”.

    Bucaria negli anni ha consegnato a Di Marzo mazzette per un centinaio di milioni di lire e i lavori per i quali ha fatto ciò sono stati tutti quelli appaltati sull’isola. Per quello relativo alla rete d’illuminazione ad esempio, ricorda ai pm, ha consegnato la somma in contanti di 10 milioni di lire al geometra Gabriele. “Anche l’ing. Giovanni Giacalone e l’arch. Martellucci pagavano Gabriele quando riscuotevano il compenso per l’esecuzione degli incarichi da progettisti.”

    Le dichiarazioni di Bucaria sono fondamentali per gli inquirenti. Fotografano come stavano le cose sull’isola. Un’economia piccola e precaria già di suo inquinata dalle mazzette. Le informazioni raccolte dalla Procura, per il Gip che ha emesso l’ordinanza di custodia ai domiciliari per Di Marzo ed Emmolo, “descrivono il quadro di abitualità alla corruttela da parte di Di Marzo”. Il sindaco di Pantelleria, scrive sempre il Gip, sarebbe un “soggetto dedito sistematicamente a condotte corruttive concussive”. Intanto Di Marzo è comparso davanti al gip di Marsala ma si è avvalso della facoltà di non rispondere e rimane agli arresti domiciliari.
    FONTE DELLA INCHIESTA : http://marsala.it

    http://a.marsala.it/inchieste/item/58985-pantelleria/3-il-racconto-dellimprenditore-sullisola-la-mafia-era-di-marzo.html

    Comunicato operazione Polizia di Stato:
    ” Isola Perduta”
    “PROGETTO ISOLA PERDUTA” Condotta dalla Polizia di Stato di Trapani, si è appena conclusa sull’isola di Pantelleria un’operazione che ha portato alla cattura di quattro componenti un’associazione mafiosa.

    Tra questi ci sono noti imprenditori ed il Sindaco dell’isola; a tutti l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. distrettuale su richiesta della DDA di Palermo, contesta i reati di associazione mafiosa, estorsioni, incendi, minacce a pubblico ufficiale, lesioni gravissime, detenzione illegale di armi ed esplosivi, attentato ad impianto di pubblica utilità .

    Dalle prime ore della giornata la Polizia di Stato di Trapani, con il supporto operativo del Reparto Volo di Palermo ed il supporto di unità cinofile, ha dato luogo, sull’isola di Pantelleria, alla fase operativa dell’indagine denominata “PROGETTO ISOLA PERDUTA” procedendo all’esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. Distrettuale su richiesta della DDA di Palermo, per i reati di associazione mafiosa, estorsioni, incendi, minacce a pubblico ufficiale, lesioni gravissime, detenzione illegale di armi ed esplosivi, attentato ad impianto di pubblica utilità , nei confronti di:
    1. DI MARZO Alberto, nato a Pantelleria (TP) il 7.1.1951 ed ivi res.te in c.da Karuscia n. 43, Sindaco di Pantelleria;
    2. MESSINA Antonino, detto “Nenè”, nato a Trapani l’.01.06.1935 imprenditore;
    3. MESSINA Antonio, detto “Totò”, nato a Trapani l’01.02.1962 imprenditore;
    4. LEO Pietro, nato a Paceco il 4.8.1948 imprenditore edile. L’indagine, condotta per oltre un anno, ha consentito di accertare come alcuni imprenditori operanti sull’isola di Pantelleria soggiacessero all’esborso di tangenti, sotto la minaccia di atti intimidatori all’interno dei propri cantieri ivi insediati, costretti a versare a titolo estorsivo somme di danaro richieste da un ristretto gruppo di soggetti malavitosi, occultamente legati a esponenti della vita politica e gestionale dell’isola.

    Sono stati forniti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo inequivocabili elementi di alto valore accusatorio che offrono, oggettivamente, lo spaccato di una realtà associativa attuale, vitale ed operativa, facente capo al MESSINA Antonino ed al di lui figlio Antonio, pregiudicati di origine trapanese da anni entrambi abitanti in Pantelleria. I gravi elementi accusatori, acquisiti attraverso i riservati servizi tecnici progressivamente attivati, evidenziano l’esistenza di un’organizzazione dedita al crimine, non solo ben strutturata, ma anche connotata in modo peculiare, tale da poter ritenere che sull’isola di Pantelleria sia predominante un sodalizio criminale fortemente contiguo a “cosa nostra” trapanese. àˆ stata dimostrata l’esistenza, in sintesi, di una organizzazione criminale, con diretta affinità “a cosa nostra”, forte di una struttura stabile e di una situazione di forza intimidatoria promanante dal vincolo associativo tale da garantire condizioni di assoggettamento ed omertà per il raggiungimento degli scopi prefissati dall’organizzazione medesima e, più in generale, per il raggiungimento di una posizione di egemonia criminale tale da indurre alla sistematica coartazione psicologica su ogni vittima potenziale dimorante sull’isola di Pantelleria.

    In tal senso si è accertato come l’organizzazione criminale in parola abbia intrattenuto e mantenga rapporti di connivenza, di interazione con la famiglia mafiosa insistente nel capoluogo trapanese ed abbia da quest’ultima mutuato, sia pure nell’autonomia del proprio isolamento geografico, i precetti tipici del modus operandi, nell’assoggettamento e nell’intimidazione per la perpetuazione dell’attività estorsiva in danno di imprenditori che esercitano sull’isola di Pantelleria ma, più in generale, per la realizzazione, attraverso forme di occulta cointeressenza con organi amministrativi, un occulto comitato di affari, finalizzato alla manipolazione di attività economiche connesse al settore pubblico del Comune di Pantelleria.

    Tali caratteristiche oltre al ricorso agli attentati incendiari, sono mutuabili anche dalla circostanza che il gruppo malavitoso capeggiato dai MESSINA ha evidenziato chiaramente la disponibilità di fucili mitragliatori del tipo Kalashninkov, di relativi caricatori e munizionamento. Il sistema di estorsione e di aggressione fisica imposto dai MESSINA sull’isola di Pantelleria si è rivelato una strisciante sinarchia di intimidazione e violenza, un ordine costituito che ha potuto giovarsi dell’occulto appoggio del Sindaco di Pantelleria DI MARZO Alberto, utilizzato quale riservato ed insospettabile mediatore incaricato di avvicinare gli imprenditori onde costringerli a soggiacere alla richiesta di somme di danaro, potendo giovarsi della propria posizione al vertice dell’amministrazione comunale nell’isola, sovvertendo ogni regola di civile convivenza, di concorrenza leale, di rispetto delle Istituzioni democratiche e delle attività produttive, in diverse estorsioni richieste ad altrettanti imprenditori come quella avvita nei confronti della “S.MED.E. PANTELLERIA S.P.A.” società di produzione, acquisto, trasformazione e distribuzione di energia elettrica in Pantelleria. Le indagini tecniche hanno riscontrato come il sodalizio malavitoso dei MESSINA non abbia esitato a ricorrere all’attuazione di gravi attentati ad esponenti della gestione amministrativa del comune di Pantelleria allo scopo precipuo di ottenere, qualora non si fosse rivelato possibile ottenerne il consenso e l’accondiscendenza, il condizionamento di settori gestionali di quell’Ente locale per la manipolazione illegale di concessioni amministrative.

    Dal contesto investigativo è, infatti, emersa la responsabilità del MESSINA Antonino e del figlio MESSINA Antonio in ordine alla pianificazione dell’attentato occorso alle ore 11.00 del 14.3.2001 al geometra del Comune di Pantelleria GABRIELE Giuseppe, vittima di un grave attentato dinamitardo, in quanto ritenuto reo di aver frapposto ostacoli alla concessione delle autorizzazioni relative alla costruzione di una sala da ballo sull’isola di Pantelleria.Inoltre, grazie agli elementi acquisiti si è accertata la paternità dei MESSINA in ordine alla commissione di un grave attentato incendiario agli impianti della citata azienda, struttura di pubblica utilità sull’intera isola di Pantelleria per l’apposito servizio di erogazione di energia elettrica all’utenza urbana.

    Dal complesso delle investigazioni, soprattutto se in relazione alle risultanze acquisite nel resto della Provincia di Trapani, si evidenzia, pertanto, come in ogni comprensorio, anche il più isolato in ragione delle distanze chilometriche o delle difficoltà di comunicazione viaria, vigano le pretese estorsive delle varie cosche mafiose al punto che un solo imprenditore può essere sottoposto contemporaneamente a diverse richieste di tangente da parte di sodalizi solo per la circostanza di espletare la propria attività nei diversi territori; ciò con comprensibili riflessi negativi sulla stabilità dell’azienda e, quindi, in modo esponenziale, sull’intero sistema produttivo.
    23/09/2002

    FONTE DELL’ARTICOLO: http://www.poliziadistato.it/articolo/11795-Comunicato_operazione_Polizia_di_Stato_Isola_Perduta/

    Comitato Cittadino Isola Pulita

    http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/

    https://noiisola.files.wordpress.com/2012/05/pantelleria-una-storia-italiana-di-mafia-e-di-corruzione3.pdf

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