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Conferenza Stampa 20 gennaio 2012 Parco Commerciale Barcellona P.G.

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Un pensiero su “Conferenza Stampa 20 gennaio 2012 Parco Commerciale Barcellona P.G.

  1. Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente” Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma………….. Pino Ciampolillo SCIOLTO IL COMUNE DI BARCELLONA? NO, SOSPESO Scritto da: 01/06/2012 15:41 RSS SCIOLTO IL COMUNE DI BARCELLONA? NO, SOSPESO Apprendiamo da notizie di stampa (Gazzetta del sud , 31/05/2012, pag 34), che il Ministro dell’Interno, a seguito dell’ispezione della commissione prefettizia al comune di Barcellona Pozzo di Gotto, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose, ha emesso un provvedimento di sospensione di 30 giorni per 6 funzionari e dirigenti del comune. Ricordiamo che il Prefetto aveva nominato la commissione a seguito di un esposto presentato dall’Associazione Antimafie Rita Atria e dall’Associazione Citta’ Aperta di Barcellona Pozzo di Gotto. Dall’articolo di stampa suddetto, unico documento finora a nostra conoscenza, emergono le seguenti , provvisorie, valutazioni: Si evincono, da subito, due inconfutabili verità: 1) Le infiltrazioni mafiose si sono verificate; 2) Si sono individuate le persone all’interno del comune che quelle infiltrazioni le hanno veicolate. Perché, allora, non è stato sciolto il comune di Barcellona Pozzo di Gotto? Non lo sappiamo; attendiamo di leggere le eventuali motivazioni. A noi piace pensare che il Ministro dell’interno abbia tenuto conto dell’esito delle elezioni amministrative che hanno dato un netto segnale di discontinuità con la precedente amministrazione. Insomma, ci piace pensare che il ministro abbia preso atto della volontà popolare dei cittadini barcellonesi di “sciogliere” con il voto democratico la precedente amministrazione. Ma questo è solo un nostro pensiero. Le carte parleranno più chiaramente, almeno lo speriamo. Rimane la forte perplessità sulla sanzione comminata alle persone individuate come veicolo di infiltrazione mafiosa. Oggettivamente, 30 giorni di sospensione, nella pubblica amministrazione, si comminano per illeciti molto meno gravi di quelli riscontrati dalla commissione così come si evince dalla lettura dell’articolo di stampa. Certamente, in attesa di leggere le carte ufficiali e di avere contezza delle motivazioni definitive, ci attendiamo dalla nuova amministrazione e dal Sindaco , prof.ssa Maria Teresa Collica, che , ricordiamo, è espressione del movimento Città Aperta di Barcellona Pozzo di Gotto, chiari e forti provvedimenti di censura nei confronti dei funzionari individuati dalla Commissione Prefettizia, di netta sfiducia del loro operato e, laddove non sia possibile la rimozione, di allontanamento dai precedenti incarichi. Crediamo che l’eventuale carenza di organico potrà essere recuperata tramite una seria e fattiva collaborazione fra amministrazione comunalee istituzioni governative. Milazzo lì, 01/06/2012 Santo Laganà Presidente dell’Associazione Antimafie Rita Atria http://www.ritaatria.it/ArchivioNews/tabid/159/EntryId/223/SCIOLTO-IL-COMUNE-DI-BARCELLONA-NO-SOSPESO.aspx BARCELLONA PG: L’OMBRA DELLA MAFIA SUL PARCO COMMERCIALE, L’ESPOSTO DELLE ASSOCIAZIONI “RITA ATRIA” E “CITTA’ APERTA” (VIDEO) A seguito dell’articolo di oggi sulla Gazzetta del Sud, riguardante la ricostruzione della vicenda del Parco Commerciale da parte del senatore Nania, cugino del sindaco barcellonese, che ha parlato di “teorema LAM”, in cui “L” starebbe per il senatore Lumia, che l’ha riassunta in interrogazione; “A” per l’associazione Atria che ne ha fatto un cavallo di battaglia e “M” per il giornalista la cui ricostruzione avrebbe sostanziato l’intervento ispettivo di Lumia, ripubblichiamo l’articolo seguito alla conferenza che si è svolta a dicembre a Palazzo dei Leoni, ricordando che è in corso una inchiesta da parte di una Commissione Prefettizia e che la vicenda è già all’attenzione della DDA. Dal momento che i Nania (senatore e sindaco) denuciano la responsabilità della vicenda ad una amministrazione di centrosinistra, aspettiamo che lo “scontro” assuma un carattere politico, per evitare una “personalizzazione” che certamente non serve alla chiarezza. _____________________ Era gennaio del 2011 quando l’associazione antimafie “Rita Atria” di Milazzo , insieme all’associazione “Città aperta” di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno presentato un ricco dossier sulla vicenda inerente il Parco Commerciale della Città del Longano, alla Procura barcellonese e al Prefetto di Messina. L’esposto non ha avuto ancora esiti giudiziari, ma le associazioni sperano in una nuova fase rappresentata dalla nomina da parte del Ministro dell’Interno, Rosanna Cancellieri, di una commissione d’indagine per la verifica di eventuali infiltrazioni mafiose al comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Infiltrazioni da tempo denunciate dai movimenti antimafia che sul territorio rappresentano con il lavoro quotidiano quella lotta alla mafia che non è solo parolaia e che fa sperare. (vedi video) Del resto chiedere che si arrivi allo scioglimento del consiglio comunale di Barcellona sembra utopistico, visti altri tentativi andati a vuoto grazie proprio all’intervento di quei personaggi politici che contano in Parlamento e che a Barcellona continuano a mantenere interessi e gestire affari. Per comprendere una vicenda complessa, come quella affrontata dalle associazioni antimafia, può soccorrere un articolo del giornalista Antonio Mazzeo, presente a Palazzo dei Leoni dove si è tenuta la conferenza di presentazione dell’esposto, e che da anni scrive inchieste scomode mettendo in evidenza gli intrecci tra i poteri politico-economici e mafiosi che impediscono uno sviluppo reale del territorio. Quello che vi proponiamo è stato scritto nel 2007, all’indomani dell’ennesima “marcia indietro” del Governo sullo scioglimento per mafia del Comune di Barcellona. Il pezzo è corposo, ma è necessario quando bisogna ricomporre un puzzle come quello barcellonese. Il grande inciucio di Barcellona Pozzo di Gotto di Antonio Mazzeo La notizia sembra ormai certa: il governo non scioglierà per mafia la città di Barcellona. Le pressioni del sen. Domenico Nania esercitate congiuntamente ad alti esponenti politici siciliani del centrosinistra, avrebbero convinto Giuliano Amato a sfiduciare la relazione della commissione prefettizia che aveva accuratamente descritto l’infiltrazione della criminalità nella vita amministrativa. L’ambiguo ruolo della Prefettura di Messina. Si respira una brutta aria a Barcellona Pozzo di Gotto. E girano pure delle brutte voci. Sei mesi dopo la conclusione dell’indagine conoscitiva della commissione prefettizia sulle infiltrazioni mafiose al Comune, sul tavolo del ministro degli Interni giace una relazione che descrive gravi deviazioni amministrative e le frequentazioni rituali tra boss e politici locali. Eppure, ad oggi, Giuliano Amato non ha ancora predisposto il decreto di scioglimento da sottoporre al Consiglio dei ministri. A settembre 2006 sembrava cosa fatta. Si disse che era questione di giorni. Poi iniziò un altalenante susseguirsi di conferme e di smentite. Attraverso ripetute interviste a giornali ed emittenti televisive, il sindaco Candeloro Nania, cugino del più noto senatore di An Domenico, rivelò di essere stato ricevuto da alti funzionari del Viminale e di avere dimostrato agli stessi l’insussistenza, a suo dire, dei presupposti per lo scioglimento dell’amministrazione comunale da lui guidata. Intanto si facevano pressanti le “insinuazioni” che vedevano lo scioglimento sacrificato da una “trattativa” tra gli amministratori di centrodestra protetti dal potente parlamentare barcellonese ed uno o più esponenti regionali dei Ds e della Margherita, finanche un senatore dell’Unione eletto nell’isola e persino un sottosegretario meridionale. “Tu ci metti una buona parola a Roma e noi disertiamo di tanto in tanto le risicate votazioni a palazzo Madama”, il succo dell’accordo. Il tutto veniva messo nero su bianco da alcuni organi di stampa locali. Scontata una levata di scudi delle segreterie dei due maggiori partiti del centrosinistra e di An, la richiesta della testa dell’incauto giornalista e magari una sfilza di querele da parte dei parlamentari chiamati in ballo. E invece un inquietante silenzio-assenso. Iniziava allora a circolare in versione integrale il contenuto della “segreta” relazione prefettizia ed il sindaco Nania, a nome della maggioranza, chiedeva ufficialmente l’archiviazione della procedura di scioglimento del Comune contestando alcuni dei rilievi (i meno significativi) dei commissari. Continuava l’agonia di una città oppressa dalla violenza, che aveva sperato però di incamminarsi in un difficile percorso di liberazione dal condizionamento criminale. Certo le voci indignate sono state poche, troppo poche. Le maggiori associazioni antimafia d’Italia, riunitesi a Barcellona l’8 gennaio scorso per ricordare il sacrificio del giornalista Beppe Alfano, avevano chiesto qualche sforzo in più per dare la spallata finale ad una consorteria politico-affaristica che appariva ormai moribonda. I partiti all’opposizione hanno invece nicchiato, hanno scelto di non alzare la voce, non hanno preteso spiegazioni ai propri rappresentanti di Roma e Palermo accusati di combine con l’avversario post-fascista. Per alcuni dei leader locali è già tempo di campagna acquisti e rimpolpare le liste in previsione della prossima tornata elettorale, che senza il decreto di Amato, scatterà a primavera. Domenica 14 gennaio c’è stato un colpo di teatro: nel corso di un comizio nella piazza centrale di Barcellona, il senatore Nania ha dichiarato di aver ricevuto personalmente da Giuliano Amato confidenze secondo le quali il Ministro stesso non “reputa sussistere i presupposti per lo scioglimento dell’amministrazione comunale ma che non è detto che egli riesca a respingere le poderose pressioni che gli vengono rivolte da personaggi che ambirebbero allo scioglimento per bieche convenienze politiche”. C’è chi ha letto le dichiarazioni del parlamentare come un’ammissione di sconfitta, mentre da Roma giungono voci che entro venerdì 19, massimo il 26 di gennaio, il Consiglio dei Ministri avrebbe commissariato Barcellona per mafia. La “soffiata” dalla capitale induce a pensare che si è alla svolta finale. Ma l’illusione dura poco. Lunedì 15, sindaco e assessori si presentano al lavoro spavaldi. C’è chi giura di averli sentiti festeggiare in sala giunta. “Amato non predisporrà il decreto, ormai è certo”, gridano alcuni. Dal Viminale si raccolgono implicite conferme. “Non potevamo fare di più, di fronte alle contro-osservazioni dei due Nania, Giuliano Amato avrebbe richiesto alla Prefettura di Messina ulteriori elementi a chiarimento. Gli sarebbe stato risposto che la situazione odierna è diversa e così il ministro ha deciso di soprassedere”. L’ennesimo trionfo del senatore nero. Ennesimo perché sono passati quasi quattro anni da quando sono pubbliche le risultanze delle inchieste sulle commistioni tra alcuni assessori e consiglieri e la criminalità organizzata nella gestione di importanti opere pubbliche in mezza Sicilia (“Operazione Omega-Icaro”), e nessuno, né a Messina, né a Palermo, né a Roma aveva ritenuto doveroso avviare un’indagine conoscitiva sul reale peso dell’infiltrazione mafiosa nella vita politico-amministrativa di Barcellona Pozzo di Gotto. L’immobilismo è durato sino al gennaio dello scorso anno, quando la Relazione di minoranza (oggi maggioranza di governo) della Commissione parlamentare antimafia dedicava alla città del Longano un capitolo intero. “La mafia barcellonese mostra di avere grande capacità di infiltrazione nel settore degli appalti pubblici e nelle amministrazioni locali … e l’indebita interferenza nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti”, dichiaravano i commissari. Poi un passaggio ancora più sconvolgente: “L’importanza di Barcellona negli equilibri di Cosa Nostra è risultata anche nelle vicende della strategia stragista che colpì la Sicilia nel 1992. Molti collaboratori di giustizia hanno riferito che proprio nella provincia messinese si tennero alcune riunioni fra uomini di Cosa Nostra ed interlocutori esterni. Ma al di là di questo c’è il fatto, riferito da Brusca, che il telecomando da lui stesso azionato il 23 maggio 1992 a Capaci gli venne personalmente recapitato da Giuseppe Gullotti…”. Barcellona la Corleone del XXI secolo, si disse. Lo scioglimento per mafia del Consiglio apparve la strada obbligata per ridare barlumi di legalità e trasparenza alla vita amministrativa della città. Ma c’erano le elezioni politiche alle porte e si ritenne, tacitamente, che la questione non dovesse avvelenare il libero confronto tra le parti. Prodi vinse anche se di un soffio ma si preferì far passare impunemente anche la tornata per il rinnovo del Parlamento regionale. Quasi non si dovesse disturbare il grande manovratore locale. Finalmente a giugno 2006 giunsero i quattro commissari nominati dal Prefetto Stefano Scammacca che in meno di un mese definirono la realtà barcellonese come “molto inquietante”. “La mafia imprenditrice, quella delle connivenze con alcuni membri delle istituzioni e, per finire, quella che si insinua nel settore della politica, dei servizi pubblici e della pubblica amministrazione sono le connotazioni più recenti della criminalità organizzata barcellonese”, si legge in una delle centoquarantasei pagine di relazione. Centoquarantasei pagine in cui che sarebbero state smontate da una “richiesta di archiviazione” a firma dell’amministrazione di appena 8 pagine, più 9 schede di “osservazioni”. A cui si sarebbe aggiunto, e in modo determinante, un “supplemento esplicativo” a firma del Prefetto Stefano Scammacca. Amato ha preferito credere più a lui che al “collega” Antonio Nunziante a capo della commissione ispettiva, promosso intanto a Prefetto di Forlì. Poco meno di un anno fa, il 15 marzo 2006, Stefano Scammacca non aveva certo dato un bell’esempio di alto funzionario dello Stato. Chiamato a deporre come teste al processo di Catania sul “rais” dei supermercati della Sicilia orientale, Sebastiano Scuto, imputato di mafia, il Prefetto di Messina ha risposto con ben trenta “non ricordo”. Ha tuttavia ammesso “un rapporto amichevole” con l’imprenditore. Tanto amichevole da svendergli una Macerati del ’68. Ma questa è un’altra brutta storia. Il gioco al massacro E così ancora una volta a Barcellona le frasi più ricorrenti sono “semu tutti i stissi” o “il mafioso, tanto, lo abbracciavano tutti”. E trapelano vere e proprie perle bipartisan. Uno dei temi che ha destato l’interesse dei commissari è stato ad esempio quello della locazione di immobili sede di uffici pubblici comunali. Rovistando tra le carte si è scoperto che il 18 ottobre 2001 il Comune di Barcellona stipulò un contratto della durata di 6 anni con tale Alessandro Cattafi, amministratore unico della Dibeca Snc di Barcellona, “in sostituzione di Nicoletta Di Benedetto, proprietaria dell’immobile, dietro corresponsione di un canone annuo fissato in 27.888,67 euro”. Alessandro Cattafi e Nicoletta Di Benedetto risultano essere rispettivamente figlio e madre dell’avvocato Rosario Cattafi, sottoposto dal luglio 2000, data antecedente alla stipula della locazione, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per cinque anni. Certo le colpe dei padri non ricadono automaticamente sui figli, ma sarebbe bastata una capatina alla Camera di commercio per verificare che la società in questione non occultava per nulla il suo vero dominus: il nome completo è infatti “Dibeca snc di Cattafi Rosario & C”, oggetto la gestione di lavori edili, stradali, marittimi e ferroviari. Amministratore unico della società sino al 1987, Agostino Cattafi, fratello di Rosario, poi sindaco del comune di Furnari. Rosario Cattafiè descritto dai commissari prefettizi come uno dei “soggetti di livello superiore” che si muovono per mediare i contatti tra i vertici di Cosa Nostra e “taluni membri delle istituzioni operanti specialmente nel settore della politica, della giustizia e delle pubbliche amministrazioni”. Le indagini hanno accertato i rapporti tra il legale e “numerosi esponenti della criminalità organizzata provinciale e regionale, con particolare riferimento a Francesco Rugolo, ai vertici del gruppo barcellonese, ucciso il 26 febbraio 1987”. Cattafi è stato pure “compare di anello” del boss Giuseppe Gullotti (quello citato nella Relazione dell’Antimafia come il fornitore del telecomando per l’attentato mortale contro il giudice Falcone, la moglie e la scorta del 1992), a capo della mafia del Longano perlomeno sino alla sua condanna definitiva per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano. “Di assoluto rilievo – aggiungono i commissari – sono anche i rapporti che lo vedono legato al boss catanese Benedetto Santapaola ed a soggetti appartenenti alla cosca mafiosa di quest’ultimo. Numerosi collaboratori di giustizia hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono”. Esponente di punta negli anni ’70 dell’estrema destra accanto a Pietro Rampulla, l’esperto artificiere di Cosa Nostra, Rosario Cattafi è stato pure indagato (e prosciolto) dalla DDA di Caltanissetta nell’ambito del procedimento sui “mandanti occulti” della strage di Capaci. Egli ha pure subito una pesante condanna, poi annullata, al processo sull’Autoparco della mafia di via Salomone a Milano. Con l’oscuro personaggio sarebbero stati sin troppo accondiscendenti quasi tutti i gruppi politici di Barcellona. “Fu l’allora giunta di centrosinistra con delibera del 15 giugno 2000, approvata dal sindaco Francesco Speciale e dagli assessori Ds Rocco Marazzitta, Giuseppe Saya e Vito Siracusa ad autorizzare l’amministrazione a stipulare il contratto di affitto con la società della famiglia Cattafi”, ha scritto Candeloro Nania nella sua richiesta di archiviazione della procedura di scioglimento del Comune di Barcellona. “L’atto di affitto è stato sottoscritto materialmente il 18 ottobre 2001 dall’allora Commissario regionale, dott. Zaccone”, ha replicato l’ex sindaco Speciale. E viene pure recuperata dagli archivi del Municipio una delibera del Consiglio comunale in data 9 maggio 2000 con cui si approvava una proposta di emendamento a firma dei capigruppo dei partiti del centrodestra Maurizio Marchetta, Nicola Marzullo, Santi Calderone e Danilo Gelsomino che elevava a 70.000 euro il capitolo di bilancio riservato annualmente all’affitto dei nuovi locali. Dunque il “regalo” a Cattafi & famiglia non era certo da imputare – solo – all’allora giunta di centrosinistra. Firmato poi il contratto dal Commissario nessuno se l’è poi sentita di tirarsi indietro e la Dibeca ha già incassato quasi 140.000 euro di canoni d’affitto. Per la cronaca, nello stabile “comunale” dei Cattafi ha sede anche la Croce Rossa Italiana – delegazione provinciale di Messina / Barcellona. “Io Cattafi lo conoscevo bene” Primo firmatario dell’emendamento sugli affitti, come abbiamo visto, tale Marchetta, astro ascendente di An, poi vicepresidente dell’odierno consiglio comunale. A lui la relazione prefettizia dedica più di un passaggio. Intanto perché notato in compagnia dello stesso avvocato Rosario Cattafi e di altri mafiosi di punta del gotha barcellonese, come ad esempio Giuseppe “Sem” Di Salvo, odierno reggente del clan. Maurizio Marchetta è stato indagato per associazione mafiosa finalizzata alla turbativa d’asta nel procedimento “Omega” e nei suoi confronti è stata proposta misura di prevenzione antimafia personale e patrimoniale. Il 26 maggio 2006 il Tribunale di Messina ha però rigettato la richiesta di confisca ordinando il dissequestro dei beni e, provvidenzialmente, solo due mesi fa, il reato per il 416bis è stato derubricato in associazione semplice. Anche l’avvocato Rosario Lizio, assessore alla “Pubblica Istruzione, promozione culturale, valorizzazione dei beni culturali, musei, biblioteche, sport e turismo” è stato notato perlomeno una volta in compagnia del “collega” Cattafi. E nella giunta Nania ha seduto per quasi tutto il mandato un secondo assessore “vicino” al controverso personaggio in odor di mafia e servizi segreti, il forzista Giuseppe Cannata, delega ai temi caldi dell’“Ambiente e della Sanità”. Cannata è stato descritto come “soggetto più volte trovato in compagnia di alcuni tra i più importanti e pericolosi appartenenti alla criminalità organizzata” (tra gli altri Sem Di Salvo, i fratelli Aldo e Salvatore Ofria, Cosimo Scardino, ecc.). Già condannato per emissione di assegni a vuoto, Cannata è imputato di tentata estorsione e falso in bilancio (reati per i quali fu arrestato nel maggio 1997). Candeloro Nania ha deciso di sbarazzarsi di lui solo il 3 ottobre 2006. “Sono intervenuto – ha dichiarato – quando ho avuto conoscenza e certezza che nelle note prefettizie e nella relazione Nunziante si faceva riferimento alle presunte frequentazioni del Cannata”. Evidentemente per il sindaco garantista non erano stati sufficienti manette e relazioni antimafia. Del resto il Cannata era cittadino al di sopra di ogni sospetto. La moglie sarebbe una dipendente del Ministero degli Interni al servizio della Prefettura di Messina e da due anni presterebbe servizio presso l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza di Barcellona… http://www.messinaora.it/joomla/cronaca/item/829-barcellona-pg-lombra-della-mafia-sul-parco-commerciale-lesposto-delle-associazioni-rita-atria-e-citta-aperta-video.html Amministrative: Briguglio a Mario Monti, fermare elezioni a Barcellona Pozzo di Gotto Notizia dell’ ultim’ ora: 30 Aprile, ore 09:30 Roma, 30 Aprile. (Gassata) – “Presidente Mario Monti fermi le elezioni condizionate dalla mafia a Barcellona Pozzo di Gotto. Il Ministro dell’Interno Cancellieri ha sul tavolo il dossier della Prefettura che chiede lo scioglimento del Comune. Perche’ il Consiglio dei ministri non si pronuncia mettendo fine a una campagna elettorale che e’ una tragica farsa? Ci sono pressioni? E da parte di chi?”. E’ l’appello di Carmelo Briguglio, vice presidente dei deputati di Fli al Presidente del Consiglio Mario Mario Monti. 31 Mag 2012 BARCELLONA PG – Conclusa con un decreto del ministro dell’Interno Cancellieri l’indagine prefettizia sulle infiltrazioni mafiose nella vicenda del parco di contrada Siena: Sospesi 6 funzionari comunali. La durata è di 30 giorni: «Condotte che hanno compromesso il regolare funzionamento di alcuni servizi» Postato da Enrico Di Giacomo Commenta Cronaca da Messina e dintorni La Commissione d’accesso aveva concluso per lo scioglimento del Comune di Barcellona per infiltrazioni mafiose, quella mattina del 30 marzo scorso in Prefettura, a Messina, evidenziando una serie di fatti. Per tre mesi il vice prefetto Antonio Contarino, il vice questore e dirigente del commissariato di Barcellona Mario Ceraolo, e il capo sezione della Dia di Messina Danilo Nastasi, avevano spulciato decine di atti amministrativi. Poi avevano tratto le loro conclusioni consegnandole al prefetto Francesco Alecci. In sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica la decisione era stata adottata a maggioranza perché tra tutti i componenti il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca e il presidente della Provincia Nanni Ricevuto avevano votato contro lo scioglimento. Nella storia della Dibeca Sas e degli interessi dell’avvocato Rosario Cattafi secondo quelle carte evidentemente non tutto era filato liscio, per la realizzazione del mega parco commerciale di contrada Siena. Ma il provvedimento adottato nei giorni scorsi dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri sulle infiltrazioni mafiose a Barcellona è differente rispetto alla proposta prefettizia. Il suo decreto, datato 22 maggio 2012, il giorno dopo la conclusione definitiva della tornata elettorale nel Longano, ha disposto soltanto la sospensione di sei funzionari comunali, dal segretario generale in giù, perché «… le condotte poste in essere dai suddetti funzionari hanno compromesso il regolare funzionamento di alcuni servizi in contrasto con i principi di buona (c’è un refuso nel testo, n.d.r.) andamento ed imparzialità arrecando altresì grave nocumento all’amministrazione comunale», ed è quindi necessario «… procedere all’adozione di un provvedimento idoneo a far cessare, immediatamente, il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente locale». Quindi è stata disposta la sospensione dal servizio per il segretario generale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto Gaetano Russo, e per i funzionari Roberto La Torre (dirigente dell’VIII Settore-polizia municipale), Rosario Maimone (vice comandante dell’VIII Settore-polizia municipale), Orazio Mazzeo (dirigente del VII Settore-gestione del territorio e ambiente), Carmelo Perdichizzi (funzionario del VII Settore-capo servizio I), Salvatore Fazio (funzionario del VII Settore-capo servizio IV). Mazzeo e Perdichizzi sono ingegneri, Fazio è architetto, Maimone è il vice comandante dei vigili, e in passato ha subito anche intimidazioni. L’ingegnere Mazzeo è stato Rup, cioé il responsabile unico del procedimento amministrativo, sia del Prg di Barcellona sia del progetto urbanistico, tecnicamente è un Prp, legato al parco commerciale di contrada Siena. Quanto durerà la sospensione? Lo dice lo stesso decreto, perché «… considerati i fatti segnalati dal Prefetto di Messina con la citata relazione del 30 marzo 2012 e la rilevanza delle condotte poste in essere dai suddetti funzionari è ritenuto congruo quantificare il periodo di sospensione in 30 giorni». Che la Commissione d’accesso agli atti a Palazzo del Longano nominata dal prefetto Francesco Alecci avesse concluso per la sussistenza di infiltrazioni mafiose, per i fatti pregressi legati alla storia del parco commerciale di contrada Siena e per altre vicende, lo dice lo stesso decreto ministeriale, quando spiega che dalla relazione prefettizia «… è emersa la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 dell’articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 con riferimento ad alcuni funzionari… in servizio presso il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto». Per altro verso se si considera che in casi precedenti le sospensioni sono state di durata molto più lunga, questa limitata a 30 giorni dei sei funzionari è probabilmente legata anche ad altri fatti specifici e non soltanto alla vicenda del parco commerciale. NUCCIO ANSELMO – GDS La vicenda Nel dicembre 2011 il prefetto di Messina Francesco Alecci istituì una commissione d’accesso agli atti per la vicenda del parco commerciale di contrada Siena, scrivendo che si erano verificate «problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Barcellona», quindi era necessario «verificare la eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata». Tempo prima aveva ricevuto un esposto dall’associazione antimafia “Rita Atria” di Milazzo e dall’associazione “Città aperta”. Contestualmente firmò il decreto, che fu notificato all’allora sindaco di Barcellona Candeloro Nania, e nominò una Commissione d’indagine formata da tre membri: il vice prefetto Antonio Contarino, il vice questore e dirigente del Commissariato di Barcellona Mario Ceraolo, e il capo sezione della Dia di Messina Danilo Nastasi, che è un tenente colonnello della Guardia di Finanza. La delibera venne approvata in consiglio nel 2009. La vicenda del parco commerciale di contrada Siena, diciotto ettari di terreno da sfruttare, corre parallela alla storia alla società Dibeca Sas, proprietaria di alcuni immobili interessati alla realizzazione di una parte della struttura commerciale, subentrata alla società Gdm Spa. La società Dibeca Sas è legata alla società Dibeca Snc, costituita nel 1982 dall’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, che nei mesi scorsi è stato interessato da un sequestro preventivo di beni del valore di 7 milioni di euro e viene indicato dal pentito ed ex boss del gruppo mafioso dei Mazzarroti, Carmelo Bisognano, come «vertice assoluto» della famiglia mafiosa barcellonese. La delibera con cui è stata approvata la speculazione edilizia è la numero 59 del 16 novembre 2009. I consiglieri comunali presenti e votanti quel giorno a Barcellona furono 23, ci fu un solo astenuto, Mario Presti, tutti gli altri si espressero a favore. In aula intervennero prendendo la parola altri due consiglieri, Giuseppe Genovese e Orazio Calamuneri. In premessa il presidente del consiglio comunale Crinò sottolineò che il progetto era «munito dei pareri favorevoli della commissione consiliare competente e degli uffici». Su questa vicenda c’è anche un’inchiesta del sostituto procuratore di Barcellona Francesco Massara, che vede quindici persone, tra cui lo stesso Cattafi, iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio. Inchiesta che nel marzo scorso ha registrato da parte del sostituto Massara una richiesta di proroga delle indagini per altri sei mesi, accordata dal gip Maria Rita Gregorio.(n.a.) Barcellona P.G.: L’accesso agli atti della Commissione Prefettizia. Niente scioglimento, sospesi per un mese sei funzionari comunali 31 maggio 2012 – (232) – Scritto da giuseppelazzaro in Politica Adesso è certo. Il ministro dell’Interno ANNA MARIA CANCELLIERI non ha firmato l’atto per lo scioglimento delle cariche istituzionali del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto (tra l’altro appena rinnovate) e ha invece sospeso dal servizio per un mese sei funzionari di Palazzo Longano (nella foto). Il tutto dopo che la Commissione Prefettizia aveva avuto accesso agli atti sulla vicenda inerente la realizzazione di un parco commerciale da parte di una società con a capo l’avvocato ROSARIO CATTAFI, stando a indagini in corso e alle dichiarazioni del pentito CARMELO BISOGNANO, indicato come l’elemento di vertice dei rapporti mafia-istituzioni-apparati deviati dello Stato a Barcellona… E’ sfociato nella sospensione di sei funzionari comunali il lavoro della Commissione prefettizia di accesso agli atti del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo ha decretato ieri sera il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Il governo ha sospeso dalle funzioni per un mese il segretario generale Gaetano Russo e i funzionari Roberto La Torre e Rosario Maimone, rispettivamente dirigente e vice-comandante della polizia municipale, Orazio Mazzeo, dirigente del Settore-gestione del territorio e ambiente, Carmelo Perdichizzi, capo servizio I, Salvatore Fazio, capo servizio IV. L’ingegnere Mazzeo è il responsabile unico del procedimento amministrativo, sia del Prg di Barcellona sia del progetto urbanistico. In pratica il ministero, probabilmente anche sulla scorta del rinnovo del consiglio comunale e del sindaco alle recenti elezioni amministrative, ha adottato un provvedimento “chirurgico”, sospendendo i funzionari pubblici per i quali sono emersi profili di irregolarità nell’esercizio delle loro funzioni. I rilievi sono per lo più legati ad alcuni atti prodromici al Piano regolatore generale e, nello specifico, al progetto per la realizzazione del parco commerciale portato avanti dalla “Dibeca”, la società sequestrata dalla magistratura all’avvocato Rosario Cattafi, sospettato di essere l’elemento di vertice dei rapporti mafia-istituzioni-apparati deviati dello Stato a Barcellona e indicato come tale, nel corso di alcune verbalizzazioni, dal pentito e già capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano. g.l. Edited by, sabato 31 maggio 2012, ore 12,25. http://www.glpress.it/wordpress/?p=56086 giovedì 31 maggio 2012 BARCELLONA POZZO DI GOTTO : CON DECRETO MINISTERIALE SI ASSOLVE LA CITTA’ DI PRESUNTE MANIPOLAZIONI Stavolta, a differenza di cinque anni fa, anziché salvare capra e cavoli, pare che il ministro dell’interno abbia preferito salvare i cavoli e pizzicare qualche…”agnellino”. E’ giunta ieri a Palazzo Longano – tramite fax – la notizia che il ministro dell’interno Cancellieri con “decreto, datato 22 maggio 2012, il giorno dopo la conclusione definitiva della tornata elettorale nel Longano, ha disposto soltanto la sospensione di sei funzionari comunali, dal segretario generale in giù, perché «… le condotte poste in essere dai suddetti funzionari hanno compromesso il regolare funzionamento di alcuni servizi in contrasto con i principi di buona (c’è un refuso nel testo, n.d.r.) andamento ed imparzialità arrecando altresì grave nocumento all’amministrazione comunale», ed è quindi necessario «… procedere all’adozione di un provvedimento idoneo a far cessare, immediatamente, il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente locale». Quindi è stata disposta la sospensione dal servizio per il segretario generale del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto Gaetano Russo, e per i funzionari Roberto La Torre (dirigente dell’VIII Settore-polizia municipale), Rosario Maimone (vice comandante dell’VIII Settore-polizia municipale), Orazio Mazzeo (dirigente del VII Settore-gestione del territorio e ambiente), Carmelo Perdichizzi (funzionario del VII Settore-capo servizio I), Salvatore Fazio (funzionario del VII Settore-capo servizio IV). Mazzeo e Perdichizzi sono ingegneri, Fazio è architetto, Maimone è il vice comandante dei vigili, e in passato ha subito anche intimidazioni. L’ingegnere Mazzeo è stato Rup, cioé il responsabile unico del procedimento amministrativo, sia del Prg di Barcellona sia del progetto urbanistico, tecnicamente è un Prp, legato al parco commerciale di contrada Siena. Quanto durerà la sospensione? Lo dice lo stesso decreto, perché «… considerati i fatti segnalati dal Prefetto di Messina con la citata relazione del 30 marzo 2012 e la rilevanza delle condotte poste in essere dai suddetti funzionari è ritenuto congruo quantificare il periodo di sospensione in 30 giorni»(Gazzetta del Sud)”. Visto che si stabilisce «l’adozione di un provvedimento idoneo a far cessare, immediatamente, il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente locale», è chiaro che si sia giunta ad una conclusione che toglie da ogni imbarazzo e ulteriori difficoltà il nuovo processo dell’attività amministrativa, con gran sollievo per coloro che la città ha portato a Palazzo Longano per operare a profitto dell’intera comunità. Pubblicato da barcellonablog a 09:39 http://barcellonablog.blogspot.it/2012/05/barcellona-pozzo-di-gotto-con-decreto.html Le zone grigie dell’affaire commerciale di Barcellona PG Può una società ufficialmente «inattiva» e con zero dipendenti a carico, ottenere in una decina di mesi ciò che non è stato concesso in tre anni ad una S.p.A. con fatturato annuo di 210 milioni di euro, 113 manager e più di 1.000 impiegati? La risposta è sì se ci troviamo a Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dove proliferano cosche mafiose e logge massoniche più o meno deviate, e la società in questione è la Dibeca S.a.S. dei congiunti di Rosario Pio Cattafi, un pluripregiudicato già al centro di inquietanti inchieste su criminalità organizzata e traffici di droga e armi. «Cattafi– come recita un passaggio della relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafiadella XIV legislatura, primo firmatario l’on. Giuseppe Lumia- solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dal Tribunale di Messina, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazionò nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di quest’ultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di Cosa Nostra, è stato testimone di nozze)». La vicenda in oggetto vede l’approvazione in tempi record e con voto unanimedella maggioranza di centro destra e dell’opposizione Pd-Udc, del piano particolareggiato che consente di trasformare 18,4 ettari di terreni agricoli di contrada Siena in un megaparco commerciale con tanto di «paese albergo», ristoranti e divertifici vari. Un’operazione per svariate centinaia di milioni di euro che la Dibecadella famiglia Cattafi ha ereditato a costo zero dalla “G.d.m. – Grande Distribuzione Meridionale S.p.A.” di Campo Calabro (Reggio Calabria), azienda che gestisce gli ipermercati della francese Carrefour in Calabria e Sicilia più numerosi supermercati dei marchi Quiiper, Dìperdì e Docks market. Nella primavera del 2005, fu proprio la società di Campo Calabro, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, ad avviare l’iter per ottenere l’ok del Comune di Barcellona al megaparco commerciale. Il 14 giugno 2006, dieci mesi prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana dell’approvazione del nuovo Piano regolatore generale di Barcellona Pozzo di Gotto che individuava proprio nell’area di contrada Siena la cosiddetta «Zona D.3.2 con destinazione esclusivamente commerciale», la G.d.m. affidava l’elaborazione della planivolumetria del piano, con allegata relazione illustrativa e previsione di massima delle spese, all’architetto Mario Nastasi, professionista che aveva già collaborato alla stesura del Prg di Barcellona. Il lavoro durava all’incirca un anno e nel giugno 2007 il progetto controfirmato da Filippo Leopatri (responsabile dell’Ufficio tecnico e manutenzione della G.d.m.), approdava finalmente in Comune. Sorprendentemente, undici mesi dopo, la società calabrese decideva però di ritirarsi dall’affare multimilionario. A spiegare le ragioni dell’inatteso forfait, l’avvocato Mario Battaglia, legale della G.d.m.. «In base al contratto stipulato nel 2005 con la Dibeca di Barcellona – dichiarava Battaglia – era previsto che l’acquisto dell’area di proprietà Dibeca era subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, consistenti nell’ottenimento, entro e non oltre tre annidalla sua stipula, sia dell’approvazione del progetto di un Centro commerciale con annesso ipermercato, sia del rilascio delle relative concessioni edilizie da parte del Comune, sia dell’autorizzazione amministrativa commerciale per l’apertura di una grande struttura di vendita. Nessuna delle condizioni previstein contratto si è avverata nel termine triennale indicato: da qui il venir meno dell’interesse di G.d.m. all’iniziativa urbanistica. Così, con nota privata del 28 maggio 2008, è stato comunicato alla Dibeca di non dare corso alla stipula dell’atto di acquisto, stante il mancato avveramento nel termine triennale delle condizioni sospensive previste fra le parti, inerenti il mancato perfezionamento degli iter amministrativi previsti dal contratto». http://www.agoravox.it/?page=article&id_article=11049 Infiltrazioni mafiose a Barcellona? Il parco commerciale della cittadina di Longano torna ad essere al centro dell’attenzione oggi, durante una conferenza stampa tenuta dall’Associazione Antimafie “Rita Atria”, insieme all’Associazione “Citta’ Aperta” di Barcellona Pozzo di Gotto. L’incontro con la stampa è stato richiesto per rendere pubblico l’esposto, presentato il 4 gennaio del 2011, dalle stesse associazioni alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto e al Prefetto di Messina. Nel suddetto esposto veniva richiesta, da parte delle associazioni, la verifica di possibili infiltrazioni mafiose all’interno della pubblica amministrazione, a fronte di un precedente controllo avvenuto con un decreto firmato il 21 Aprile del 2006 dall’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Tale controllo si era risolto con un nulla di fatto nonostante l’intervento della Commissione ispettiva che si era espressa a favore dello scioglimento degli organi amministrativi comunali. Nel 2010 le due associazioni sopracitate avevano chiesto di poter esercitare il diritto di accesso agli atti, previsto dalla legge 241/90, e per tale azione erano state accusate, all’unanimità dal Consiglio Comunale, di infangare il buon nome della cittadina barcellonese, tanto da essere definite “avvelenatrici di pozzi”. La risposta delle due associazioni è stata quella di diffidare l’organo comunale alla Procura della Repubblica. La Commissione Ispettiva, organizzata dal prefetto Francesco Alecci e autorizzata, con decreto del 24 novembre, dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, torna a riunirsi per verificare, ancora una volta, i rapporti tra l’avvocato Rosario Pio Cattafi e il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. L’associazione Rita Atria si ritiene soddisfatta del nuovo intervento della Commissione Ispettiva, ma spera che non si risolva, ancora una volta, tutto con un nulla di fatto. Viene richiesta, inoltre, la sospensione del Consiglio Comunale barcellonese fino a che non verrà fatta luce sui fatti. Link: http://www.messinaweb.tv/arancio/cronaca/infiltrazioni-mafiose-a-barcellona/ BARCELLONA II prefetto autorizza il proseguimento dell’indagine Ingerenze mafioso nel Comune Tra due settimane la verità Sotto la lente i rapporti con la famiglia Cattafi BARCELLONA. Slitta ancora di 15 giorni la presentazione della relazione conclusiva che dovrà essere redatta dalla Commissione interforze di accesso sugli accertamenti effettuati al fine di verificare possibili condizionamenti della criminalità organizzata nell’attività amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto.Ieri, il prefetto di Messina Francesco Alecci ha fatto notificare a tutti gli amministratori comunali di Palazzo Longano il decreto con il quale si dispone una proroga dell’attività di accesso agli atti amministrativi fino al prossimo 26 marzo. La naturale scadenza dell’attività ispettiva affidata alla Commissione interforze, presieduta dal viceprefetto Antonino Contarino, era stata fissata per il prossimo 10 marzo. La gran mole di lavoro intrapreso dai commis-sari, lo stesso Contarino, il dirigente del Commissariato di polizia di Barcellona Mario Cerao-lo e il tenente colonnello DaniloNastasi, comandante della sezione operativa della Dia di Messina, non ha consentito infatti di ultimare la relazione conclusiva entro i] termine dei 90 giorni dall’accesso a Palazzo Longano. Termine ultimo che doveva scadere lunedì e che invece ieri è stato prorogato al prossimo 26 marzo. 115 giorni serviranno ai commissari per ultimare la corposa relazione ispettiva che ha affrontato tutti gli aspetti della vita amministrativa su cui si ipotizza la possibile ingerenza della criminalità organizzata, dal Prg, alla gestione del personale comunale, fino alle autorizzazioni che potrebbero essere state rilasciate ad imprese gestite o controllateda presunti appartenenti alle organizzazioni criminali.L’accesso agli atti amministrativi del comune di Barcellona è stato disposto con decreto prefettizio del 9 dicembre. A chiedere la proroga di altri 15 giorni è stata la stessa Commissione, che lo scorso 7 marzo ha inoltrato istanza di proroga per «completare – come riportato nel decreto di proroga – gli accertamenti necessari a seguito dell’emersione di spunti per ulteriori approfondimenti, riscontrare le conseguenziali acquisizioni documentali, procedere alla ricognizione del lavoro complessivamente svolto».Il prefetto Alecci, condividendo la motivazione edotta dalla Commissione di accesso, ha individuato il prossimo 26 marzo quale data entro la quale dovrà essere depositata la relazione finale dei commissari. L’accesso agli atti amministrativi del Comune di Barcellona era stato autorizzato dal neo ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri con decreto firmato lo scorso 24 novembre. Per la seconda volta in 5 anni, dopo ilprecedente accesso compiuto nel 2006, un’ispezione prefettizia ha esaminato le vicende che legano le attività private ricon-dudbili all’aw. Rosario Pio Cattafi con il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. In particolare, le motivazioni che hanno spinto il ministero dell’Interno ad inviare l’ispezione a Palazzo Longano sono le procedure che hanno portato all’inserimento dei terreni riconducibili alla famiglia Cattafi, nello strumento urbanistico della città e successivamente all’approvazione della maxi lottizzazione per la creazione di un Parco commerciale. L’ultimo accesso agli atti amministrativi di Palazzo Longano per verificare possibili ingerenze della criminalità organizzata nella gestione della pubblica amministrazione era avvenuto con decreto del ministro dell’Interno dell’epoca di Beppe Pisanu, firmato il 21 aprile del 2006, che si concluse con un nulla di fatto nonostante la stessa Commissione aveva chiesto espressamente lo scioglimento degli organi amministrativi comunali. < (l.o.) Una capitale di Cosa Nostra Antonio Mazzeo Verrà sciolto per mafia il Comune di Barcellona? Il Ministero ha incaricato una commissione che riferirà fra poco. Qualcuno pensa che sarebbe ora… Una fine annunciata. Quella di una classe politica inetta ed arrogante e di una borghesia mafiosa e paramassonica. I membri, affamati tutti degli stessi sporchi affari. Miracolosamente scampato al fango di un disastro anch’esso annunciato, trema il partito unico locale. Dopo le alluvioni autunnali, si profila un forte terremoto a primavera. Che potrebbe demolire l’ancien régime e ridare speranza, democrazia e voglia di partecipazione a migliaia di donne e uomini spogliati dei diritti di cittadinanza. A fine novembre 2011, la ministra dell’Interno Annamaria Cancellieri e il prefetto di Messina Francesco Alecci hanno firmato un decreto che istituisce una commissione d’indagine che dovrà “esperire accertamenti mirati” nell’ambito dei settori della gestione amministrativa del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto per “verificare l’eventuale esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata”. Novanta giorni per riscrivere la storia di una delle capitali dei poteri occulti e deviati, poi la corsa contro il tempo perché Roma decreti lo scioglimento per mafia e il commissariamento della grande palude del Longano. Prima che l’amministrazione Pdl dei cugini Domenico e Candeloro Nania concluda l’ennesimo mandato quinquennale. Centinaia di atti e delibere da esaminare, una delle quali, approvata il 16 novembre 2009 in Consiglio comunale, sotto indagine della Procura della Repubblica dopo un esposto delle associazioni “Rita Atria” di Milazzo e “Città Aperta” di Barcellona e un’interrogazione fiume del parlamentare Pd Giuseppe Lumia. Oggetto, il Piano particolareggiato di un mega parco commerciale di 18,4 ettari in contrada Siena. Un’area a vocazione agricola trasformata d’incanto in cittadella dorata ove insediare molteplici infrastrutture per la grande distribuzione, alberghi, ristoranti e locali di dubbio divertimento. Una devastante colata di cemento che non ha uguali nel panorama siciliano dove il territorio è depredato da super e ipermercati. Il progetto di Barcellona prevede costruzioni per 398.414,45 metri cubi, contro un volume esistente di appena 23.164,68, mentre il sistema di viabilità da 5.052 metri quadri si svilupperà a sei sezioni stradali per ulteriori 35.714 m². “Nella storia del parco commerciale di contrada Siena si sono verificate problematicità nell’ambito della procedura adottata dall’Amministrazione Comunale di Barcellona”, ammonisce il decreto ministeriale sui “presunti” condizionamenti criminali della vita politica nel Longano. Assai poco “presunti” in verità, dato che la società committente della redazione del piano commerciale è la Dibeca Sas, proprietaria di 5,97 ettari di terreni, già attenzionata dalla commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Comune. Motivo, il contratto di affitto sottoscritto con gli amministratori barcellonesi per un palazzo di Via Operai destinato a uffici pubblici. Un accordo che da più di dieci anni consente di rimpinguare le casse di una società notoriamente nella disponibilità dell’avvocato Rosario Pio Cattafi, ritenuto un personaggio di vertice della famiglia mafiosa locale. “Il capo dei capi di Cosa nostra messinese”, lo ha definito il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, già a capo del feroce clan di Mazzarrà Sant’Andrea. E qualche mese fa, su ordine del Tribunale di Messina, i Cattafi hanno pure subito il sequestro di beni e conti bancari per un valore di sette milioni di euro. “Numerose anomalie hanno condizionato l’iter progettuale del Parco di contrada Siena”, denunciano le associazioni antimafia “Rita Atria” e “Città Aperta”. “L’approvazione è avvenuta in violazione delle norme vigenti in materia urbanistica ed è per questo che chiediamo l’annullamento del provvedimento. La Dibeca, con il totale assenso degli organi comunali, si è appropriata di un settore di attività che vuole essere espressione del potere di supremazia. Nel predisporre e redigere il piano del Parco commerciale, la società di Cattafi non ha inteso soltanto condizionare l’attività del Comune, ma si erge a forza egemonica, a dominus estraneo all’ente locale che fa sentire il suo peso su tutti i suoi organi istituzionali e burocratici. È la negazione dell’esistenza stessa dello Stato di diritto”. Il condizionamento della pubblica amministrazione e le “pressioni esterne all’interesse generale”, sono provati, secondo gli estensori dell’esposto, da una serie di “atti, comportamenti ed elementi sintomatici che s’inseriscono all’interno di un pesante quadro politico rappresentato dall’approvazione del nuovo PRG di Barcellona, caratterizzata da gravi sospetti d’illegittimità”. L’affaire di contrada Siena ha già consentito una miracolosa rivalutazione dei terreni, stimati nel luglio 2007 in 28 euro al mq. e – diciannove mesi dopo – in 85 euro al mq.. “L’approvazione del Piano particolareggiato ha innescato un meccanismo di supervalutazione dei terreni di quasi il 300% del valore venale originariamente indicato, con tutto quanto ne consegue in termini di distorsione delle regole che presiedono ad una compravendita libera e legittima e ciò sia che si realizzi o meno il Parco commerciale”, commentano le associazioni antimafia. Conti alla mano, la Dibeca di Cattafi & C. si è trovata proprietaria di un patrimonio fondiario stimato in 5.074.500 euro, otto volte in più di quanto aveva versato per la sua acquisizione il 7 aprile 2005. La società aveva rilevato i terreni dall’Opera San Giovanni Bosco dei Salesiani di Barcellona che, a sua volta, li aveva ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto di Rosario Pio Cattafi. Costo dell’operazione 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro per i fabbricati ospitati). Il pagamento con assegni circolari a firma GDM – Grande Distribuzione Meridionale, la società per azioni di Campo Calabro (Reggio Calabria) che nella primavera del 2005, previa stipula con la Dibeca di un contratto di comodato d’uso e relativa promessa di acquisto dei terreni, aveva avviato l’iter per ottenere l’OK del Comune al megaparco commerciale. Ciononostante, la GDM poi deciderà di defilarsi dal progetto lasciando ai Cattafi l’onere e gli onori di concludere l’affare. Resta difficile da capire come mai i Salesiani si siano convinti ad alienare i terreni a prezzi di saldo di fine stagione. Nel 1979 i Cattafi avevano avviato un tormentato contenzioso legale invocando la “risoluzione delle disposizioni testamentarie” perché i religiosi non avrebbero destinato “a scopi sociali benefici” i terreni ottenuti dal progenitore, ma il Tribunale di Messina si era opposto il 6 dicembre 1989. La sentenza fu appellata, ma prima che fosse emesso il giudizio di secondo grado, i Salesiani decisero di capitolare. Uno dei tanti misteri che le indagini dovranno chiarire. “Al centro del crocevia fra cosche e affari…” “Rosario Pio Cattafi è inserito a pieno titolo, in una posizione di preminenza rispetto a quello dei singoli affiliati, in alcune organizzazioni criminali di tipo mafioso, quali la famiglia di Benedetto Santapaola e la famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto”. Il 21 luglio del 2000, il Tribunale di Messina delineava il profilo criminale di quello che da lì a poco sarebbe divenuto l’ideatore-tessitore del grande affaire del parco commerciale del Longano. Una “persona socialmente pericolosa”, contro cui veniva decretata la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona, per la durata di cinque anni. “Numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano Angelo Epaminonda e Maurizio Avola hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono”, aggiungevano i giudici peloritani. Sei anni più tardi i membri della commissione prefettizia inviata per indagare sulle infiltrazioni mafiose al Comune, avrebbero descritto il Cattafi come “una delle figure più emblematiche mediante il quale la città di Barcellona diventa il crocevia, snodo nevralgico e luogo di convergenza ove si intersecano gli interessi della mafia catanese e palermitana, intrecciandosi con imponenti operazioni finanziarie e di illeciti traffici che portano fino alla lontana Milano”. Da giovanissimo aveva militato nelle file della destra eversiva “rendendosi protagonista nell’ambiente universitario messinese di alcuni pestaggi (unitamente al mistrettese Pietro Rampulla, l’esperto artificiere della strage di Capaci), risse aggravate, danneggiamento, detenzione illegale di armi”. Sono gli anni in cui nell’Ateneo di Messina si strine l’inedita alleanza tra neofascisti, ‘ndrangheta, massoneria deviata e misteriose organizzazioni paramilitari: “l’Italia come Il Portogallo di Salazar, la Spagna di Franco e la Grecia dei colonnelli” è la parola d’ordine. Tra i protagonisti dei raid nelle aule accademiche e alla casa dello Studente spiccano alcuni militanti di Ordine Nuovo, “movimento culturale” che a Messina era ospitato nella sede del Msi-Dn. Vicereggente provinciale del Fuan, l’organizzazione universitaria del partito di Almirante, era al tempo Rosario Cattafi. “Questo personaggio ha origini ordinoviste”, spiegò nel 1995 l’allora Procuratore della Repubblica di Firenze Pierluigi Vigna ai membri della Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’onorevole Parenti. Ancora più netti i militari del G.I.C.O. della Guardia di finanza di Firenze. “Prima di far parte di Cosa Nostra, al tempo in cui frequentava l’Università di Messina, Cattafi era un terrorista”, scrissero un anno più tardi in una loro informativa su un presunto traffico di armi a livello internazionale. Lasciata Messina per la Lombardia, nella seconda metà degli anni ’70, Cattafi fu sospettato di essere stato uno dei capi di una presunta associazione operante a Milano, responsabile del sequestro, nel gennaio 1975, dell’imprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento di un riscatto miliardario. All’organizzazione fu anche contestata la compartecipazione nei traffici di stupefacenti e nella gestione delle case da gioco per conto delle “famiglie” mafiose siciliane. Nei primi anni ’80, il barcellonese si sarebbe attivato in vista del trasferimento di una partita di cannoni “Oerlikon” a favore dell’emirato di Abu Dhabi. I documenti sulla transazione di materiale bellico furono scoperti nel corso di un’inchiesta della procura meneghina interessata a verificare se dietro un suo viaggio a Saint Raffael c’era l’obiettivo di “stipulare per conto della famiglia Santapaola un accordo con i Greco per la distribuzione internazionale di stupefacenti”. Le indagini consentirono di accertare che il Cattafi aveva avuto accesso a numerosi e cospicui conti correnti in Svizzera e che lo stesso aveva tenuto “non meglio chiariti” rapporti con presunti appartenenti ai servizi segreti. Nell’agosto del 1993 fu indicato in una nota della Squadra Mobile di Messina quale fornitore di materiale esplodente e di armi ai sicari della cosca barcellonese ed “uno dei maggiori esponenti del clan”. L’1 settembre dello stesso anno la sua abitazione fu oggetto di perquisizione su decreto emesso dalla Procura di Messina nell’ambito di un procedimento penale per traffico internazionale di armi e materiale bellico, associazione per delinquere, truffa e corruzione, nel quale egli risultava coindagato unitamente al re dei casinò delle Antille olandesi Saro Spadaro e al mediatore italo-peruviano Filippo Battaglia. Il procedimento fu avocato dalla Procura di Catania che rinviò a giudizio il solo Battaglia (poi assolto). Rosario Cattafi fu invece tratto in arresto il 9 ottobre 1993 in esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, nell’ambito dell’operazione relativa all’autoparco della mafia di via Salomone a Milano. Dopo una pesante condanna in primo grado a 11 anni e 8 mesi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (4 anni furono scontati nel carcere di Opera), la sentenza fu annullata per un vizio procedurale. Rifatto il processo, Cattafi venne assolto perché in sede dibattimentale furono dichiarate inutilizzabili le intercettazioni ambientali che avevano documentato le sue frequentazioni dell’autoparco. In una delle intercettazioni, il 16 settembre 1992, Cattafi si vantava di avere avuto modo in qualche modo di assistere ad un importantissimo summit mafioso, tenutosi in una località, forse Erice, “durante la quale venne deliberato un patto chiamato accordo delle cinque monete”. “Sembra che non ci possono essere dubbi che il Cattafi voglia riferirsi a quanto raccontato a suo tempo anche a Franco Carlo Mariani e cioè di aver assistito ad un convegno a cui avevano partecipato gli esponenti di cinque mafie mondiali”, spiegano gli uomini del G.I.C.O.. Del barcellonese si occupò poi la Procura di La Spezia nell’ambito dell’inchiesta sul faccendiere Pacini Battaglia e su un grosso traffico di armi delle società costruttrici Oto Melara, Breda ed Augusta con paesi sottoposti ad embargo. Sul suo conto i magistrati scrivevano “essere inserito a pieno titolo nel commercio illegale delle armi e degli armamenti”. Nel 1998 fu invece sottoposto ad indagini (anch’esse poi archiviate) da parte delle Procure di Caltanissetta e Palermo relativamente i cosiddetti “mandanti occulti” della strategia stragista del 1992-93. Nel procedimento (Sistemi Criminali), il nome di Cattafi comparve accanto ai boss mafiosi Salvatore Riina e Nitto Santapaola, al patron della P2 Licio Gelli, all’ordinovista Stefano Delle Chiaie e a Filippo Battaglia. Sugli indagati, il sospetto di “avere, con condotte causali diverse ma convergenti, promosso, costituito, organizzato, diretto e/o partecipato ad un’associazione, promossa e costituita in Palermo anche da esponenti di vertice di Cosa Nostra, avente ad oggetto il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale, allo scopo – tra l’altro – di determinare le condizioni per la secessione politica della Sicilia e di altre regioni meridionali dal resto d’Italia…”. Un rapporto della D.I.A. (1994) aveva segnalato contatti telefonici fra le utenze utilizzate dal Cattafi “con soggetti riconducibili a Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, fra la fine del 1991 e gli inizi del 1992”. A rafforzare l’immagine e il potere del presunto “capo dei capi” della mafia messinese, le amicizie con politici, parlamentari, giudici e imprenditori. È stato ancora lo SCICO di Firenze ad abbozzare la lista dei contatti “eccellenti”. “Sulla base degli elementi desumibili dalla documentazione sequestrata, Cattafi frequentava circoli e club sia a Milano che a Barcellona, potendo così incrementare il numero delle conoscenze utili… Risultava interessato in particolare all’attività del “Circolo Corda Fratres” di Barcellona, il cui rappresentante, Antonio Franco Cassata, risulta rappresentante anche della “Ouverture–Associazione Italia-Benelux” e del “Comitato Organizzativo Premio Letterario Nazionale Bartolo Cattafi”. “In merito all’attività di tali associazioni e circoli – aggiungevano gli inquirenti – apparirebbe opportuno maggiormente indagare essendo tali attività, sovente, mezzo di copertura a congreghe massoniche coperte, atteso anche che notizie informative indicano il Cattafi appartenere a tali consorterie”. Vengono pure segnalati gli stretti legami con l’on. Dino Madaudo (Psdi), al tempo sottosegretario al Ministero delle Finanze, successivamente sottosegretario alla Difesa (ministro on. Salvo Andò) con delega all’Arma dei Carabinieri. “Rapporti del Cattafi con amministratori pubblici sono evidenziati dai contatti telefonici peraltro frequenti con utenze intestate all’Assemblea Regionale Siciliana alla Presidenza della Regione Sicilia e Assessorato Industria. Persone legate al Cattafi sono Domenico Caliri, antiquario di Barcellona Pozzo di Gotto, l’attore Gianfranco Jannuzzo e l’avvocato Francesco Sciotto, all’epoca assessore all’Industria e appartenente allo stesso partito del Madaudo (…) Conoscenze e rapporti del Cattafi non si limitano a ciò ma spaziano da un viceprefetto (Giuseppe Rizzo al tempo viceprefetto di Messina) con scambi augurali attestanti fraterna amicizia, a non meglio definite conoscenze all’interno della Questura di Messina che gli avevano addirittura consentito di locare un immobile di sua proprietà in Barcellona al Ministero della Pubblica Sicurezza: difatti nell’immobile si era insediato il locale Commissariato di P.S.”. Nella sua informativa, il G.I.C.O. segnalava che tra le annotazioni sulle agende del Cattafi comparivano le voci “Franco Cassata”, “Dott. Franco Cassata A.–Procura”; “Corda Fratres–Circolo”. “La prima utenza corrisponde a quella dell’abitazione del dottor Antonio Franco Cassata; la seconda agli Uffici Giudiziari di Messina e la terza all’associazione culturale di cui il Cassata risulta rappresentante legale…”. Anch’egli barcellonese, Cassata è l’odierno Procuratore generale di Messina. Secondo Il Fatto Quotidiano del 21 settembre 2011, sarebbe finito sotto indagine a Reggio Calabria per concorso esterno in associazione mafiosa. A dicembre, il Tribunale di Reggio ha ordinato il rinvio a giudizio del dottor Cassata per “diffamazione aggravata in concorso con ignoti” del professore Adolfo Parmaliana, morto suicida l’1 ottobre 2008 dopo aver inutilmente lottato, in solitudine, contro le tante illegalità della vita politico-amministrativa del Comune di Terme Vigliatore. SCHEDA/ LA POLITICA A BARCELLONA ALLUVIONE, INFILTRAZIONI MAFIOSE, ELEZIONI Non dev’essere un bel momento per la politica che governa Barcellona. Prima l’alluvione del 22 novembre con tutti gli strascichi di polemica che comporta e, non ultima, l’accusa del movimento degli studenti che stigmatizza lo stornamento dei fondi provinciali per gli alluvionati per fare luminarie di Natale. Poi la nomina della commissione d’inchiesta da parte del Ministro degli Interni su eventuali infiltrazioni mafiose all’interno del palazzo comunale sulla vicenda del Parco Commerciale; vicenda, questa, aperta da un esposto di questa associazione, insieme all’ass. Citta Aperta, presentato al Prefetto e alla Procura della Repubblica il 4 gennaio del 2011. E infine le prossime amministrative, su cui

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