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Rischio crac: la Sicilia sulle prime pagine

Corriere: «Lettera di Monti per scongiurare una deriva greca».

Repubblica: «Lombardo grida al complotto»

La Stampa: «Gli sprechi siciliani hanno radici lontane»

 

PALERMO – La lettera del premier Monti al governatore Raffaele Lombardo per avere conferma delle dimissioni annunciate per il 31 luglio è l’argomento del giorno sui principali quotidiani italiani.

CORRIERE – Secondo il Corriere della Sera la mossa di Monti, «è stata accolta da ampi consensi nel Pdl. Seppure il presidente dell’assemblea Francesco Cascio parli di una ‘richiesta inusuale e anomala’. Plausi dall’Udc. Anche per Gianfranco Miccichè la lettera costituisce ‘la garanzia di un impegno concreto del governo…’. Durissimo infine il Terzo polo, con i finiani che vedono nella lettera ‘una grave gaffe istituzionale’». Massimo Franco, nella sua nota sul Corriere, parla di «una lettera irrituale che tende a scongiurare una deriva ‘greca’», e spiega: «La lettera era in incubazione da tempo. La situazione finanziaria della Regione è, più che in bilico, alla deriva. E rappresenta uno dei dossier sui quali Palazzo Chigi sapeva di dovere intervenire. Di maggioranze segnate dal trasformismo, Lombardo è stato a lungo il crocevia e il terminale. E il modo in cui viene difeso dalla nomenklatura locale lascia capire quanto siano profonde le incrostazioni del suo potere. Dire che è assurdo occuparsi della Sicilia mentre l’Italia sta crollando, significa perpetuare l’idea di una separatezza usata come alibi per impedire che le cose cambino. Colpisce altrettanto l’imbarazzo del Pd, ex alleato del governatore dopo il suo zigzag nel centrodestra. Difficile prevedere l’esito dello scontro con un premier teso a evitare che la Sicilia si trasformi in una sorta di ‘Grecia italiana’».

 

Rischio crac, Sicilia sui quotidiani nazionali

 
 

 

REPUBBLICA – Il premier, scrive La Repubblica, «prende molto sul serio gli allarmi sui conti pubblici siciliani e il rischio che la Regione possa fallire. E così propone ‘un’azione da parte dell’esecutivo che potrà utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati’. Parole che a Palermo e dintorni, dove anche la Coca Cola si appresta a fare pubblicità in dialetto, sono state subito tradotte con una sola parola: commissariamento. Scatenando un balletto di reazioni a difesa dell’autonomia statutaria dell’isola, un fiorire di ipotesi, intrighi, retroscena. Lombardo da un lato telefona a Monti e lo rassicura che il 24 luglio andrà a Roma a mostrargli di persona che i conti sono a posto. Gli dirà anche che il 31 se ne andrà. Si dimetterà sul serio. Smesso l’abito dello statista, il governatore apre però il suo blog e comincia a gridare al complotto ordito dall’Udc, dalla Cisl e dalla Confindustria. I centristi di Casini nell’isola sono guidati da Gianpiero D’Alia. Ovvero proprio l’uomo che dovrebbe essere candidato alla guida della Regione e ne ha chiesto il commissariamento. E che ieri ha rilanciato dicendo che il debito siciliano ammonta a ben 21 miliardi di lire. Basta e avanza per convincere Lombardo che la richiesta di un commissario sia solo un espediente per rinviare il voto regionale, previsto ad ottobre, in attesa di vedere cosa succede a livello nazionale.

LA STAMPA – Il quotidiano torinese elenca tutte le «spese folli» della regione. «Che finisse così, con la Regione siciliana a un passo dal fallimento, lo si poteva profetizzare quasi trent’anni fa, nel 1984, quando i papaveri di Palazzo decisero di acquistare due orche marine in Islanda. Costo: duecento milioni di lire e spiccioli. Destinazione: un parco acquatico da realizzare sulla costa di Sciacca, speculazione edilizia maldestramente spacciata come valorizzazione ambientale. E pazienza se il progetto non partì mai e le orche sono rimaste per decenni a fare i salti in una piscina islandese, come pensionanti di lusso, alla modica cifra di sei milioni di lire al mese. A carico dei contribuenti siciliani, s’intende. L’elenco degli sprechi della Regione è un viaggio dentro un’idea di autonomia brandita come scudo corporativo. Qui, solo qui, tra le auguste sale di Palazzo dei Normanni dove un tempo Federico II – lo Stupor Mundi – aveva portato la sua reggia e la sua corte di poeti, i 90 consiglieri regionali dell’assemblea si chiamano onorevoli e hanno le stesse prerogative dei senatori, a partire dai 19.685 euro lordi al mese. Tra i benefit, sono riusciti a dotarsi anche di un contributo per il passaggio a miglior vita: cinquemila euro per le spese funerarie, alla faccia della scaramanzia. Qui e solo qui, fino a pochi mesi fa, qualsiasi dipendente dell’amministrazione che avesse un parente da assistere poteva andare in pensione dopo soli 25 anni di servizio, una via di fuga che nel 2011 hanno imboccato in 500. E ancora: qui e solo qui, e’ successo che mentre l’isola era sepolta dal pattume, due anni fa, l’ex dirigente dell’Agenzia dei rifiuti e delle acque Felice Crosta si sia avviato alla quiescenza con un assegno di 41.600 euro al mese, cioè 1.369 euro al giorno. Difficile, in questa situazione, gridare al tradimento dello Statuto autonomo mai del tutto applicato. Hanno un bell’agitarsi i paladini dell’antimafia che hanno accettato di diventare suoi assessori, a cominciare dal responsabile della Salute Massimo Russo, il quale sostiene di avere ridotto i costi della sanità, nonostante l’ultima severissima relazione della Corte dei Conti, pochi giorni fa, abbia registrato una spesa in costante ascesa: più 519 milioni nel 2011. Un comparto dove il solo servizio del 118 costa 110 milioni l’anno e conta 3.200 addetti, il doppio della Regione Piemonte. Ha un bel difendere l’azione di governo il Pd, alleato del presidente tra le lacerazioni della base e della dirigenza, che si è accontentato delle briciole senza riuscire a interferire sul controllo militare del governo di ogni posto di potere, poltrona, sedia, strapuntino. La formazione professionale è una voragine da 240 milioni l’anno che da sempre serve soltanto a foraggiare le migliaia di formatori. Ventuno delle 34 società partecipate sono in rosso. L’esercito di 20 mila dipendenti (17.218 a tempo indeterminato e 3.070 a tempo determinato, con un dirigente ogni 8,4 soldati semplici) si è costituito nel tempo. Anche se l’anno scorso è stato irrobustito di quasi un terzo, con la stabilizzazione di 4.857 precari. E’ fallito invece il colpo di mano con cui il Parlamento siciliano ha tentato di dare uno stipendio stabile ai 19 mila precari dei Comuni, in scadenza tra pochi mesi. Avevano approvato una leggina ad hoc, che autorizzava la grande infornata senza lo straccio di un concorso. Gliel’ha bloccata il commissario dello Stato».

Redazione online18 luglio 2012 (modifica il 19 luglio 2012)

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/18-luglio-2012/rischio-crac-sicilia-prime-pagine-2011060183371.shtml

Una lettera irrituale che tende a scongiurare una deriva «greca»

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