noiisola

Just another WordPress.com site

Archivio per il tag “CEMENTIFICI”

ISOLA DELLE FEMMINE MUNNEZZA E ITALCEMENTI UNA MISCELA ESPLOSIVA DI MALA ARIA 18 gennaio 2012 Isola delle Femmine

Annunci

ISOLA DELLE FEMMINE MUNNEZZA EMERGENZA Isola delle Femmine 23 31 Gennaio 2012

La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali INTERVENTO AVV FURLAN

CUTINO DICHIARA servizi di custodia per la fruizione al pubblico del parco giochi Madre Teresa di Calcutta ditta Girogirotondo di Capaci DET. 5 SETTORE N.103

Italcementi Comunicato stampa sulla sentenza Consiglio di Stato Revamping Italcementi

http://www.facebook.com/photo.php?v=2786994430829

 

Comunicato stampa sulla sentenza Consiglio di Stato Revamping Italcementi

Print Friendly

E’ indubbio che la sentenza del Consiglio di Stato accolga pienamente le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori, ma per noi rimane incredibile che il revamping possa essere paragonato alla stregua del cambio di una semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa essere considerata un manufatto di “qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea”.

Su come si sia sviluppato questo progetto, su come si sia giunti alle nuove autorizzazioni di cava, sulle pressioni politiche che in questi anni sono state esercitate a tutti i livelli, abbiamo un nostro pensiero che al momento teniamo in serbo.

Resta sullo sfondo l’amara constatazione della scarsa lungimiranza che la classe politica sta dimostrando, appiattendosi alle logiche di una multinazionale e svendendo il futuro ambientale e produttivo di questo territorio.

Non intendiamo rassegnarci a vedere questi cementifici trasformarsi in inceneritori di rifiuti per sopperire all’evidente crisi del mercato del cemento, una crisi irreversibile che colpirà quegli stessi lavoratori ora utilizzati come ariete per rompere l’opposizione sociale a questo progetto. La cassa integrazione che sta interessando anche gli stabilimenti dove il revamping è cosa fatta, l’inevitabile riduzione di personale che questi “nuovi cementifici” comportano, doveva e deve far riflettere soprattutto quel Sindacato che in modo acritico ha sposato tutte le tesi aziendali.

La nostra speranza è che ci sia una presa di posizione forte, finora sottotono, di tutte le componenti sociali, di tutte quelle realtà economiche inevitabilmente danneggiate da questo progetto. Continuiamo a coltivare il sogno di uno sviluppo alternativo che dia si,risposte occupazionali, ma in modo rispettoso della nuova vocazione di questo territorio.

Chi pensa che la faccenda sia chiusa e archiviata, potrebbe fare un calcolo sbagliato, perché non lasceremo nulla d’intentato, nel tentativo di riportare alla ragione i nostri amministratori e tutti i sostenitori di questo progetto.

Lunedì 5 Marzo alle 21.00 in Villa Mantua Benavides, Valle San Giorgio di Baone i Comitati propongono un incontro aperto per una valutazione sulla sentenza e per discutere eventuali nuove proposte di mobilitazione.

Francesco Miazzi, Comitato Lasciateci respirare
Monselice (PD) 29-02-2012

Link alla sentenza

Video-commento alla sentenza di Francesco Miazzi

Fumane (Vr): pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato contro Cementirossi

Fumane (Vr): pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato contro Cementirossi

Print Friendly

Fumane (Vr).  Il Consiglio di Stato respinge l’appello presentato dalla Cementirossi sia per quanto riguarda l’ammodernamento e ampliamento dello stabilimento in via dei Progni, a Fumane, che per l’uso dei rifiuti da mescolare all’impasto del cemento. I giudici hanno quindi accolto la linea delle associazioni ambientaliste, che avevano presentato ricorso al progetto della cementeria, ritenendolo molto impattante soprattutto per la presenza di una torre di un centinaio di metri di altezza e per la possibilità di usare 122 mila tonnellate di rifiuti da mescolare all’impasto. Il Tar del Veneto, il 1 marzo dell’anno scorso, aveva accolto il ricorso dei cittadini e dei comitati di Fumane, bocciando sia il progetto che l’impiego dei rifiuti. A questa sentenza la Cementirossi ha risposto facendo ricorso in appello al Consiglio di Stato, che proprio in questi giorni ha confermato la posizione del Tribunale amministrativo regionale e le motivazioni del ricorso, presentato congiuntamente da Legambiente, associazione Valpolicella 2000, comitato Fumane Futura e da un gruppo di cittadini.

QUI IL TESTO DELLA SENTENZA:

CEMENTIFICI, CROMO ESAVALENTE, INQUINAMENTO, Isola delle Femmine, Italcementi, rifiuti, sempre necessario valutare “opzione zero”, SENTENZE TAR, TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, TAR VENEZIA

Una sentenza del TAR veneto che riconosce la legittimità dei comitati

Print Friendly

Il nostro commento
In merito al ricorso proposto dal “Comitato Popolare Lasciateci Respirare“, dal Comitato “e Noi?” e da un gruppo di residenti, contro il progetto di “revamping” di Italcementi Monselice, nella sentenza n 803 del 2011 emessa da TAR del Veneto, riteniamo utile porre in evidenza il punto 4 che riportiamo. In questo passaggio si motiva la legittimità dei Comitati ad agire in giudizio, in quanto portatori di interessi diffusi. Una sentenza che riconferma altri pronunciamenti della magistratura e rafforza il ruolo che i Comitati possono avere anche in sede di ricorso, avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.

Si riporta integralmente il punto d’interesse. A questo link invece si può  leggere l’intera sentenza

(:::::::)
4. Il Parco Regionale dei Colli Euganei, il Ministero dei Beni e Attività Culturali, Italcementi S.p.A. eccepiscono in via preliminare il difetto di legittimazione ed interesse in capo ai privati cittadini e in capo ai Comitati ricorrenti.
Il collegio ritiene di dover precisare le norme ed i principi che devono essere applicati per valutare la legittimazione di parte ricorrente.
Il dodicesimo comma dell’art. 146 del D. Lgs. n° 42 del 2004 stabilisce che l’autorizzazione paesaggistica e’ impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse.
L’art. 18 della legge n° 349 del 1986 stabilisce che le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni, individuate con decreto del Ministro dell’ambiente possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.
L’art. 9 della legge n° 241 del 1990 stabilisce che qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.
Il collegio osserva che il riconoscimento delle associazioni di protezione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente non preclude che siano legittimate a proporre ricorso anche associazioni non riconosciute dal Ministero previa verifica, da effettuarsi in sede giurisdizionale caso per caso, della titolarità dell’interesse alla protezione ambientale sulla base degli indici di rappresentatività posseduti in concreto (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
Una diversa opinione non sarebbe conforme a Costituzione (artt. 24, 103 e 113), se si intendesse attribuire in via esclusiva all’Amministrazione il potere di selezionare i soggetti legittimati ad agire in giudizio, così impedendo l’accesso alla tutela giurisdizionale ad enti esponenziali di posizioni soggettive differenziate e qualificate, definibili quali interessi legittimi.
La legittimazione a ricorrere spetta anche ai meri comitati spontanei che si costituiscono al precipuo scopo di proteggere l’ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su un territorio circoscritto. Altrimenti opinando le località e le relative popolazioni, interessate da minacce alla salute pubblica o all’ambiente in un ambito locale circoscritto, non avrebbero autonoma protezione in caso di inerzia delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell’Ambiente (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
D’altro canto dalla previsione di cui all’art. 9 della legge n° 241 del 1990 consegue la legittimazione alla proposizione del ricorso da parte non solo di associazioni, ma anche di comitati che abbiano partecipato al procedimento che si sia concluso con provvedimenti che si siano discostati dal contenuto del consenso prestato (così Consiglio di Stato IV n° 2174 del 2009).
Infatti l’orientamento giurisprudenziale che non ammette la legittimazione al ricorso da parte di coloro che siano intervenuti al procedimento si riferisce al caso in cui l’intervento abbia finalità collaborative (ad esempio nel caso di presentazione di osservazioni rispetto all’adozione degli strumenti urbanistici comunali).
Spetta invece la legittimazione a ricorrere quando l’intervento endoprocedimentale sia avvenuto in chiave difensiva degli interessi perseguiti dall’interventore per prevenire eventuali possibili lesioni che potrebbero essere arrecate per effetto dell’adozione dei provvedimenti amministrativi.
Tale quadro normativo è anche coerente con la direttiva europea 27 Giugno 1985 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, che riconosce alle associazioni ambientali la legittimazione a ricorrere avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.
Tale direttiva non consente infatti che il legislatore nazionale possa limitare l’accesso al ricorso giurisdizionale ad associazioni con un numero minimo di componenti, tale da comprimere indebitamente la legittimazione al ricorso e così impedendo di fatto che gli interessi collettivi possano essere azionati in giudizio (così Corte di Giustizia CE II 15 Ottobre 2009).
La verifica positiva in concreto, da parte del collegio, della legittimazione dei comitati ricorrenti, giunge a conclusioni analoghe a quelle cui il collegio era pervenuto rispetto all’analogo ricorso deciso con sentenza n° 360 del 2011 e riguardante la compatibilità ambientale della cementeria di Fumane (Verona).
Il presente ricorso è stato proposto dai comitati “Lasciateci respirare” e “E noi?”, oltre che da cittadini.
Entrambi i comitati hanno partecipato, opponendosi, al procedimento relativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e al procedimento relativo alla valutazione d’impatto ambientale.
Tale circostanza, evidenziata da parte ricorrente, non è stata smentita dalle Parti resistenti e controinteressate.
Il comitato “Lasciateci respirare”, sorto nel 2002, conta circa 300 adesioni, per lo più di residenti nei Comuni di Monselice, Este, Baone, Arquà Petrarca.
L’atto costitutivo, depositato in giudizio, del comitato “Lasciateci Respirare” prevede tra gli scopi:
– promuovere e sostenere tutte le iniziative, attività ed interventi che sono finalizzati al miglioramento di vita e di salute dei cittadini del territorio comunale e provinciale (di Padova) connessi in modo specifico ai problemi di salvaguardia e di tutela ambientale;
– sostenere quanti si propongano sul piano civile, sociale e scientifico di contribuire alla salvaguardia e alla tutela ambientale, sanitaria e sociale.
Tale Comitato ha organizzato incontri e dibattiti sull’impatto delle emissioni dei cementifici nell’ambiente circostante.
Il Comitato “E noi?” è sorto nel Giugno 2010 e conta una settantina di adesioni.
Lo statuto, depositato in giudizio, del comitato “E noi?” prevede tra gli scopi la promozione e la partecipazione dei propri associati alla vita della comunità locale, con particolare riferimento allo studio e alla diffusione di tematiche connesse alla tutela ed al rispetto dell’ambiente, alla salvaguardia della salute pubblica e del territorio nonché alla valorizzazione e conservazione di beni di valore paesaggistico, storico, artistico e architettonico e allo sviluppo socio-economico.
Il collegio ritiene che i comitati di cui sopra abbiano sufficientemente dimostrato il loro radicamento nel territorio, l’attività svolta per la tutela dei valori paesaggistici ed ambientali, le finalità perseguite nel territorio in relazione a tali valori.
Ne consegue che i comitati ricorrenti, anche tenuto conto che hanno partecipato, opponendosi, ai procedimenti che hanno condotto all’adozione dei provvedimenti impugnati, sono titolari della legittimazione al ricorso.
La contestazione, contenuta nella memoria del Parco Regionale dei Colli Euganei, rispetto alla carenza di potere dei firmatari dei ricorsi a rappresentare in sede giudiziale i due comitati non è motivata e dunque non merita considerazione.
Il ricorso è stato infatti sottoscritto dal Presidente del comitato “Lasciateci respirare” Stefano Rando e dal Presidente del comitato “E noi?” Silvia Mazzetto.
Il collegio osserva inoltre che la legittimazione dei comitati a ricorrere è riferita all’impugnazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Pertanto tale legittimazione comporta la possibilità di censurare tali provvedimenti anche sotto profili in sé non attinenti alla tutela dei valori paesaggistici od ambientali.
Infatti il risultato preso di mira è comunque la caducazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Quanto alla legittimazione delle persone fisiche ricorrenti, questa deve essere riconosciuta alle persone fisiche che possono lamentare in concreto un danno per effetto dei provvedimenti impugnati.
Bisogna considerare che il progetto approvato comporta una modificazione del paesaggio circostante in considerazione dei nuovi manufatti di cui è prevista la costruzione.
In particolare è prevista la costruzione di una nuova torre alta circa 90 metri.
Parte ricorrente ha inoltre depositato in giudizio documentazione da cui si desume che le emissioni nell’aria che saranno prodotte dall’impianto interessano il territorio dei Comuni di Monselice, Arquà Petrarca e Baone.
Va inoltre tenuto presente che l’impianto attualmente in funzione è destinato ad essere dismesso, come ammette la stessa Italcementi S.P.A. a pagina 7 della memoria difensiva in data 28 Marzo 2011.
Pertanto non sarebbe possibile in linea teorica sostenere l’assenza di peggioramento della qualità di vita, perché attualmente comunque l’impianto produce emissioni. L’autorizzazione impugnata si riferisce infatti ad un nuovo impianto (se si preferisce usare la terminologia progettuale impianto rinnovato, ma la sostanza di impianto nuovo non cambia) che apre un nuovo ciclo produttivo destinato a durare 28 anni e che sostituisce un impianto in fase di dismissione.
Le emissioni prodotte dal nuovo impianto, al fine della valutazione dell’incidenza sulla qualità della vita, non vanno quindi comparate con le emissioni prodotte dall’impianto obsoleto attualmente in funzione, ma vanno invece comparate con la situazione di assenza di impianto.
Ne consegue che i cittadini, che risiedono nell’area dalla quale saranno visibili i nuovi manufatti o nella quale vengono prodotte le emissioni in atmosfera per effetto degli impianti progettati, hanno interesse a contrastare tale progetto, comportando tali manufatti effetti deteriori nella propria condizione di vita, in relazione alla qualità del paesaggio e/o alla qualità della salubrità dell’aria.
Tale interesse alla qualità delle condizioni di vita, è meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, usando la formula di cui al secondo comma dell’art. 1322 del cod. civ., (per tale riconoscimento Cass. Sez. Un. n° 26973 del 2008).
Tale interesse assume la consistenza di interesse legittimo per effetto delle norme che, disciplinando il potere della Pubblica Amministrazione, impongono che la stessa Pubblica Amministrazione valuti in modo specifico gli effetti che le opere da autorizzare, sotto il profilo paesaggistico od ambientale, determinano nei confronti dei soggetti che vivono stabilmente nella zona nella quale le opere vengono istallate.
In relazione a quanto sopra deve essere ammessa la legittimazione a ricorrere a favore delle persone fisiche che hanno proposto ricorso e che risiedono (come da tavola n° 2 del secondo fascicolo documenti prodotto da parte ricorrente) in prossimità delle opere autorizzate.
Invece deve essere esclusa la legittimazione a ricorrere in capo a quei soggetti che non hanno la residenza in zona, ma hanno semplicemente la proprietà di un fondo agricolo, il domicilio, lo studio.
Così devono essere estromessi dal giudizio i soggetti che, non hanno la residenza nella zona considerata ovverosia Bozza Luciano, Mazzetto Silvia, Lionello Vanna.
Gli altri ricorrenti sono invece legittimati a proporre ricorso, avendo la residenza nella zona considerata.

(:::::::::::::)

 

http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1037/una-sentenza-del-tar-veneto-che-riconosce-la-legittimita-dei-comitati.html

TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”

 TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”

Print Friendly

Importante sentenza del TAR del Veneto in merito alla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) di un progetto l’articolo 21, Dlgs 152/2006 esige di identificare e valutare tutte le opzioni alternativeal progetto stesso compresa la sua non realizzazione (“opzione zero”).

Lo ha ricordato il Tar Veneto nella sentenza 8 marzo 2012, n. 333.  I Giudici hanno accolto il ricorso contro una valutazione di impatto ambientale positiva su un sistema di ricopertura di una discarica di categoria 2 (rifiuti speciali) nella fase di gestione del sito “post mortem”. (progetto presentato dalla soc. Integra S.r.l., per la messa in sicurezza di una ex discarica di categoria 2B, sita in località Prati, nel Comune di Spinea, e per il contestuale adeguamento del sistema di copertura finale mediante ricarica superficiale di rifiuti inerti) La Via era stata rilasciata senza accurata valutazione delle alternative al progetto proposto.

Infatti, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera b), Dlgs 152/2006 la procedura di Via prescrive di identificare e valutare le alternative al progetto, compresa la sua non realizzazione, indicando le ragioni della scelta effettuata, per renderla trasparente ed evitare interventi che causino sacrifici ambientali superiori a quelli necessari a soddisfare l’interesse sotteso all’iniziativa.

In allegato:

Sentenza Tar Veneto 8 marzo 2012, n. 333    Valutazione impatto ambientale – Progetto di copertura di discarica -Valutazione del progetto – Esame alternative possibili – “Opzione zero” (non realizzabilità) – Necessità

TarVeneto-sentenza 8 marzo 2012, n. 333

La storia di questa battaglia e vittoria delle associazioni e delle amministrazioni di Mira e di Spinea, che fin dal 2010 hanno dato vita al movimento di opposizione alla riapertura della discarica di Fornase dal sito del Comitato di Difesa Ambiente e Territorio di Spinea

 

http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1671/tar-veneto-impatto-ambientale-di-un-progetto-sempre-necessario-valutare-opzione-zero.html

La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali

 La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali

Print Friendly

Un contributo dell’avv. Davide Furlan, del Foro di Padova, che ricostruisce l’evoluzione storico-giuridica della legittimazione ad agire innanzi al Giudice Amministrativo dei Comitati e delle Associazioni che si propongono la tutela degli interessi ambientali.

Sembra ormai in via di consolidamento un indirizzo giurisprudenziale favorevole alla legittimazione processuale delle Associazioni non riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, sempreché non si tratti di aggregazioni estemporanee o poco rappresentative e che i beni che esse intendono tutelare abbiano una effettiva valenza ambientale. A questo riconoscimento pare affiancarsi una progressiva estensione dell’oggetto della tutela, attraverso la frequente adozione di un concetto ampio di ambiente, tale da includere negli interessi ambientali la tutela del territorio e del patrimonio anche culturale, storico e artistico del Paese.

In allegato l’ intervento giuridico a cura dell’Avv. Davide Furlan

INTERVENTO AVV. FURLAN

http://www.eco-magazine.info/wp-content/uploads/INTERVENTO-AVV.-FURLAN-.pdf

CEMENTIFICI, RIFIUTI E UN SINDACO IN STATO CONFUSIONALE

CEMENTIFICI, RIFIUTI E UN SINDACO IN STATO CONFUSIONALE

Print Friendly


La questione dei rifiuti nelle cementerie è tornata di stretta attualità a seguito della richiesta della Cementeria di Monselice spa di utilizzare ceneri e gessi nel processo produttivo con l’obiettivo di smaltire 200.000 t/a di ceneri ed un quantitativo non specificato di Gessi chimici. I cementifici hanno da sempre un duplice obiettivo: cambiare tipo di combustibile e sostituire la materia prima con i rifiuti. Il loro progetto è di utilizzare rifiuti urbani come combustibile e smaltire rifiuti mescolandoli nell’impasto del cemento.

Per capire come funziona la produzione del cemento, possiamo utilizzare come esempio il forno di cucina.  Per fare una torta, si prepara l’impasto e lo si versa nella teglia. Il fuoco sotto provvede alla sua cottura. Chi entra in cucina potrà sentire i piacevoli profumi rilasciati dagli ingredienti. Per fare il cemento si usano il calcare e l’argilla, si butta nella “teglia” e si scalda utilizzando vari tipi di combustibile.

Lo capisce anche un profano che se al posto di calcare e/o argilla si inseriscono fanghi industriali, ceneri, scarti di lavorazione, rifiuti industriali etc… il “profumo” che si libererà nell’aria sarà ben diverso e fortemente caratterizzato da inquinanti di vario tipo. Nel 2005 a seguito del fenomeno degli “odori acri”, sulla base delle analisi ARPAV, la Provincia di Padova sospese le autorizzazioni all’uso dei rifiuti nel processo produttivo, proprio alla Cementeria di Monselice.

Queste cose il Sindaco di Monselice Francesco Lunghi le dovrebbe conoscere, o almeno gliele abbiamo spiegate decine di volte, ma continua imperterrito nella “strategia della confusione”. Del resto basta scorrere i giornali o i resoconti dei suoi interventi dentro e fuori al Consiglio per capire che le sue dichiarazioni non possono avere nessuna affidabilità.

Nel 2005 in Consiglio Comunale votava una mozione con la quale si chiedeva anche a Italcementi di sospendere l’uso dei rifiuti nel processo produttivo. Nel 2007 affermava: «Se i cementifici bruciano rifiuti li faremo chiudere senza indugi».  Nel 2008 sosteneva che la necessita una riconversione dei cementifici.  Nel 2009 in campagna elettorale dichiarava: “ se sarò sindaco, parlerò con le cementerie e dirò loro: “Bruciate CDR” (combustibile da rifiuti)”, oppure: “A settembre convocherò un convegno sui combustibili alternativi. Per valutare la possibilità di farvi ricorso”. Tra i primi atti da Sindaco, sempre nel 2009, l’avvio degli accordi segreti per il “revamping” di Italcementi dove si esclude l’uso del CDR. Poi per farla breve, in questi giorni dichiara che il suo obiettivo è di “stoppare l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici”, riconoscendo che inquinano ed hanno limiti più altri degli inceneritori. Ma subito dopo apre alla richiesta di Zillo all’uso dei rifiuti nel processo produttivo.

L’unica cosa certa è che i cittadini non possono fidarsi degli atti e delle dichiarazioni di questo Sindaco e devono prestare enorme attenzione a quanto sta accadendo. Di fronte al calo della produzione di cemento una multinazionale vorrebbe costruire un nuovo cementificio, l’altra chiede intanto di usare rifiuti nel processo produttivo. Sullo sfondo l’annunciato “decreto Clini”, teso a favorire l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici. Il futuro che Lunghi e i cementieri vorrebbero segnare per il nostro territorio è questo! Tutto il resto sono chiacchiere e “strategia della confusione”.

Francesco Miazzi  – Consigliere Comunale “nuova Monselice”

http://www.eco-magazine.info/eco-news/2286/cementifici-rifiuti-e-un-sindaco-in-stato-confusionale.html

Navigazione articolo