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Archivio per il tag “rifiuti”

LA GIUNTA PORTOBELLO SI E’ AUTODIMESSA per DISASTRO AMBIENTALE

I DIMISSIONARI RESPONSABILI DEL DISASTRO DI ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI
ISOLA DELLE FEMMINE 

LA COMMISSIONE GOVERNATIVA DI ACCESSO AGLI ATTI SI INSEDIA AL COMUNE DI

ISOLA DELLE FEMMINE
COMUNICATO STAMPA “RINASCITA
ISOLANA”
Il
Movimento Politico “Rinascita Isolana” è costretto, per l’ennesima volta, a
constatare l’assoluta incapacità dell’Amministrazione in carica al Comune di
Isola delle Femmine di gestire la cosa pubblica, e la preoccupante assenza di
senso civico – prima che di responsabilità politica – in capo ai consiglieri di
maggioranza.
Stamane
(12.09.2012) si è consumato l’ennesimo insulto alla dignità e ai diritti dei
cittadini isolani: per la terza volta consecutiva (!!!) gli esponenti del
gruppo che sostiene il Sindaco pro-tempore
Gaspare Portobello – in piena emergenza
rifiuti, dinanzi ad un Paese sommerso da montagne di immondizia, che offendono
la comunità e la ammorbano di miasmi
– hanno deliberatamente deciso di far
mancare il numero legale, impedendo la celebrazione dell’assise civica, che
avrebbe dovuto discutere delle famose S.R.R.,
le società di regolamentazione del servizio di raccolta dei rifiuti, probabili
eredi del sistema ATO.
L’Amministrazione
(in uno con la sua propaggine consiliare) ha mostrato totale disinteresse per
una questione di importanza cruciale per la vita stessa degli abitanti di Isola
delle Femmine – e del comprensorio tutto – rifiutandosi persino di discutere,
in Consiglio Comunale, del problema.
La
delicatissima fuoriuscita dell’ente locale dalla fallimentare esperienza delle
società consortili (che sinora hanno gestito il servizio per conto dei
Comuni-soci), richiedeva invece una disamina approfondita e scelte meditate da
parte di coloro i quali, pur temporaneamente, rappresentano la cittadinanza: aver rimesso al Commissario regionale ogni
valutazione, significa avere vergognosamente e pavidamente abdicato al proprio
ruolo istituzionale
.
Lo
stesso Sindaco, peraltro, già il 3 agosto 2012 aveva dato il buon esempio ai suoi consiglieri,
disertando l’assise civica chiamata a valutare l’ argomento-rifiuti, per presenziare al rilascio di un
provvedimento amministrativo in favore della discoteca più glamour del Paese: ad ognuno le sue priorità.
E’chiaro
che i descritti atteggiamenti vanno letti alla luce della situazione di impasse, determinata dall’attesa delle deliberazioni ministeriali
sulla richiesta di scioglimento dell’Amministrazione Portobello per
infiltrazioni mafiose
; pur tuttavia è inaccettabile che mentre Sindaco,
assessori e consiglieri sfogliano la margherita
delle dimissioni
, il Comune di Isola delle Femmine venga trascinato in un
vortice di degrado, dissesto finanziario, insalubrità.
E’
proprio vero, gli scranni vuoti della biblioteca comunale – ove dovrebbero
svolgersi le sedute consiliari – fotografano compiutamente l’indecorosa vacatio istituzionale, che attualmente
caratterizza il nostro Paese.
Isola delle
Femmine, lì 12 settembre 2012
Movimento
Politico Rinascita Isolana

 

 

Uno dei tanti
 PERCHE’ ALLE COSTRETTE DIMISSIONI DELLA GIUNTA DEL PROFESSORE

ABBANDONIAMO LA BARCA
   CON LA SICUREZZA DI LASCIARVI IN UN MARE DI MUNNEZZA.
I CITTADINI DEVONO
SAPERE CHE NEGLI ULTIMI 
1000 MILLE GIORNI DELLA NOSTRA AMMINISTRAZIONE BEN 673  SEICENTOSETTANTATRE   PAESE E’ STATO
LETTERALMENTE RICOPERTO IN OGNI SUO SPAZIO DI MUNNEZZA DI OGNI GENERE
DALL’AMIANTO AI RESTI DI CIBO ALLE CASSETTE DI FRUTTA AVARIATA RIFIUTI DEL
LABORATORIO DI ANALISI  SCATOLETTE ALIMENTARI SCADUTE
   MATERIALE DI RISULTA DELL’EDILIZIA CARTONE VERNICI VETRO………..
PER NON PARLARE DELLA FAMOSA TESTA DI CAVALLO
NEGLI ULTIMI  MILLE GIORNI DI NOSTRA AMMINISTRAZIONE DALLE
MONTAGNE DI RIFIUTI SPARSE IN TUTTO IL PAESE SI SONO SVILUPPATI BEN  
76 INCENDI.
LE DIOSSINE DEGLI INCENDI DEI RIFIUTI SONO
RIUSCITE BENISSIMO AD UNIRSI A QUELLE PROVENIENTI DALLA ITALCEMENTI E
MISCELLARSI CON BENEZENE CROMO ESAVALENTE PM10 POLVERI SOTTILI ZOLFO …….
CI DIMETTIAMO
 PRIMA CHE LA BARCA AFFONDI! VISTO COME ABBIAMO ROVINATO IL PAESE
2004 SE SAREMO ELETTI SARA’ NEL SEGNO DELLA CONTINUITA’
2009 SE SAREMO ELETTI E’ NEL SEGNO DELLA
CONTINUITA’
2012 PECCATO ! PECCATO! PECCATO! 
 
Oggi ci dimettiamo
per avere concluso la nostra missione:
PORTARE ALLA
BANCAROTTA IL VOSTRO PAESE ISOLA DELLE FEMMINE
SIAMO RIUSCITI A
RIDURRE IL VOSTRO PAESE LA PERIFERIA “ZEN” DI PALERMO
SIAMO RIUSCITI A FAR
DEISTERE QUEI POCHI MALCAPITATI TURISTI A LASCIARE ANTICIPATAMENTE I NOSTRI
ALBERGHI E QUINDI IL NOSTRO PAESE
SIAMO RIUSCITI NEGLI
ANNI A FAR PASSEGGIARE I POCHI MALCAPITATI TURISTI A PASSEGGIARE FRA CUMULI DI
MUNNEZZA
PER  IL NOSTRO
 SENSO DI RESPONSABILITA’  CHE CI  CONTRADDISTINGUE 
COMUNICHIAMO AI   cittadini CHE  interrompIAMO  questo
NOSTRO  impegno portato avanti  con grande passione per il bene di 
poche e selezionate persone.
SI! SI! SI!SI SI! 
OGGI SIAMO COSTRETTI
A DIMETTERCI PRIMA CHE VOI CITTADINI VI RENDIATE CONTO DELLE GROSSE PALLE CHE
VI ABBIAMO RACCONTATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL 2009:
                    
PER
ESEMPIO PORTARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA AL 50%
                    
OPPURE
LA PALLA  DELLE PISTE CICLABILI
                    
OPPURE
IL POTENZIAMENTO E LA MIGLIORIA DELL’ARREDO URBANO
                    
OPPURE
LA GROSSA PALLA CHE VI ABBIAMO FATTO BERE CITTADINI DI ISOLA DELLE FEMMINE.
L’AREA PEDONALE E LA VALORIZZAZIONE DELLA ZONA TORRE IN TERRA
SU UN PUNTO DOBBIAMO
CHIEDERVI SCUSA PER NON AVERLO REALIZZATO:
-REALIZZAZIONE DI
VARCHI LIBERI PER LA FRUIZIONE DELLA SPIAGGIA LA PREVISTA VIA DI COLLEGAMENTO
DELLA VIA 
 MARTIN LUTHER KING  A VIALE DEI SARACENI. NON
VOLEVAMO DISTURBARE I SONNI TRANQUILLI DEI RESIDENTI DI VIA MARTIN LUTHER KING
A  nulla è valsa
la resistenza che abbiamo opposto al lavoro  della COMMISSIONE GOVERNATIVA
di accesso agli atti insediatasi al Comune di Isola delle Femmine, VOLUTA
AUSPICATA E DESIDERATA DA PARTE DELLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CITTADINI DI
ISOLA DELLE FEMMINE.
NOI TUTTI AD INIZIARE
DAL SOTTOSCRITTO  PROFESSOR Gaspare, Napo, Ale, Giovanni, Salvo Alberto
Zii Nipoti Cognati Generi Futuri Generi Sorelle Fratelli Cugini  ci siamo
asserragliati nel “fortino” di Via Colombo per difenderci dall’assalto di
cittadini inferociti che ritenevano NOI responsabili dei  rifiuti che
ormai ricoprivano da mesi  le strade e le piazze di Isola.
Per anni mesi
settimane giorni  abbiamo subito l’onta del discredito perché alcuni
  dei nostri  amici parenti e collettori di voti omettevano di pagare
la tassa della munnezza. E pensare che al nostro amico e collega Napo siamo
riusciti a fargli pagare per 
META’ la tassa della munnezza  della palestra affidata 
in gestione dal “parente” Sindaco (rep n 811/2003) alla moglie Lucido Maria
Stella!
Grandioso è stato
l’impegno con la 
ITALCEMENTI, nell’anno 2008 grazie alla
collaborazione della PRESIDENTESSA della Commissione Ambiente Consiliare, MA
SOPRATTUTTO DELL’INTERO GRUPPO prima “Isola per Tutti” e poi “Progetto
Cementificazione ed Inquinamento”  
Siamo riusciti grazie
all’assenza  delle associazioni  ambientaliste a far
ottenere    alla ITALCEMENTI l’Autorizzazione Integrata
Ambientale della Regione Sicilia.
Alla Italcementi
abbiamo permesso di tutto e di più nell’ASSENZA di  autorizzazioni, nello
sforamento della massa delle emissioni, nella emissioni di ogni tipo di
inquinante tipo CROMO ESAVALENTE VI.benzene diossina in quantità persino
spropositata, pm10 polveri fini sottili ultrassottili insomma di quella roba
che riesce a penetrare facilmente nel tessuto umano. 
Abbiamo concesso che
la ITALCEMENTI anzitempo bruciasse in notevoli quantità
800 TONNELLATE  i rifiuti di
refrattari
,
gessi chimici ……..
Alla Italcementi abbiamo
permesso per anni  di non ottemperare alla direttiva Europea che imponeva
l’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE entro il 30 ottobre 2007
.
Alla Italcementi, IO
 SINDACO ed il mio gruppo politico, abbiamo permesso  di non rispettare
le prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale il quale
prevedeva l’adozione delle migliori tecnologie per tutte le aziende che
inquinano.
Sin dal luglio 2010 NOI
alla Italcementi  permettiamo l’attività produttiva anche in assenza dell’A.I.A.
in quanto decaduta per mancato rispetto delle prescrizioni.
Insomma Gaspare
Sindaco e TUTTI TUTTI NOI del gruppo politico “Progetto Isola” siamo riusciti a
creare anzitempo la nostra piccola TARANTO.
NATURALMENTE TUTTO
QUESTO GRAZIE ANCHE ALLA DISPONIBILITA’ DELLA ITALCEMENTI PER QUANTO RIGUARDA
EVENTUALI ATTREZZATURE SCOLASTICHE O PARTECIPAZIONI A SAGRE PAESANE…….
Nessuna riconoscenza
per i nostri sforzi ad implementare  l’immagine di Isola delle Femmine e
le sue strutture ludico ricettive. Vedasi le nostre frequentazioni estive al
MOMA BEACH ora FREE BEACH o le nostre incursioni alla discoteca MOMA GLAMOUR
(APERTA ANCHE IN ASSENZA DEL PAI)
Ah! Quanti sacrifici
mal ripagati!
Nessuna riconoscenza
per noi che siamo riusciti con impegno e fatica a rendere Isola delle Femmine
una perfetta periferia della peggiore Palermo fatta di delinquenza di droga
e………
Nessuna riconoscenza
per NOI che molto ci siamo prodigati a far CEMENTIFICARE, grazie al sacrificio
economico di alcuni nostri amici, le poche aree libere esistenti a Isola,
comportando un sacrificio di moltissimi cittadini che hanno dovuto fare a meno
di aree pubbliche a loro destinate (aree verdi, servizi pubblici e sociali…..).
Tutto questo ed altro
volevamo riferire al Prefetto nell’incontro di Giovedì.
Purtroppo  siamo
stati ricevuti dal Viceprefetto!!!!
Un messaggio chiaro
nemmeno Lui ha voluto parlarci, anzi il messaggio che ci è stato inviato:
DIMETTETIVI PRIMA CHE LA
BARCA AFFONDI!
OGGI A MALINCUORE CI
SIAMO DECISI A SEGUIRE IL CONSIGLIO DATOCI:
CI  SIAMO
DIMESSI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
PROGETTO FIATO SUL COLLO
ASSOCIAZIONE AGENDA ROSSA DI ISOLA
DELLE FEMMINE

TERMOVALORIZZATORI INCENERITORI RACCOLTA DIFFERENZIATA

L’INCENERITORE DI PARMA

Alessandro Sortino è stato a Parma per vedere cosa
sta accadendo

07/09/2012

Il gruppo Iren

IREN, multiutility quotata alla Borsa Italiana, è nata il 1° luglio
dall’unione tra IRIDE ed ENÌA.

Opera nei settori dell’energia elettrica
(produzione, distribuzione e vendita), dell’energia termica per
teleriscaldamento (produzione e vendita), del gas (distribuzione e vendita),
della gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali (raccolta e
smaltimento dei rifiuti) e dei servizi per le pubbliche
amministrazioni.

IREN è strutturata sul modello di una holding
industriale con sede direzionale a Reggio Emilia, sedi operative a Genova,
Parma, Piacenza e Torino, e società responsabili delle singole linee di
business.

Grazie ai propri importanti assets produttivi, agli
investimenti realizzati, alla leadership conquistata in tutte le aree di
business ed al proprio radicamento territoriale IREN è oggi il secondo Gruppo
multiutility del panorama italiano.

A livello nazionale, il Gruppo IREN
è:

– il primo operatore nel settore teleriscaldamento per volumetria tele
riscaldata;
– il quinto operatore nel settore del gas per volumi ceduti a
Clienti finali;
– il sesto operatore nel campo dell’energia elettrica per
volumi di elettricità venduti;
– il terzo operatore nell’ambito dei servizi
idrici integrati per volumi di acqua venduta;
– il terzo operatore nel
settore ambiente per quantità di rifiuti trattati.

IREN è strutturata in
una holding cui fanno capo le attività strategiche, di sviluppo, coordinamento e
controllo e cinque società operative che garantiscono il coordinamento e lo
sviluppo delle linee di business:

IREN Acqua Gas nel ciclo idrico
integrato;
IREN Energia nel settore delle produzione
di energia elettrica e termica;
IREN Mercato
nella vendita di energia elettrica, gas e teleriscaldamento;
IREN Emilia nel settore gas, nella raccolta
dei rifiuti, nell’igiene ambientale e nella gestione dei servizi locali;
IREN Ambiente
nella progettazione e gestione degli impianti di trattamento e smaltimento
rifiuti oltre che nella gestione degli impianti di produzione calore per il
teleriscaldamento in territorio emiliano.

Produzione energia elettrica:
grazie ad un consistente parco di impianti di produzione di energia elettrica e
termica a scopo teleriscaldamento ha una capacità produttiva complessiva di
7.400 GWh annui, inclusa la quota assicurata da Edipower.

Distribuzione
Gas: attraverso 8.800 chilometri di rete serve più di un milione di
Clienti.

Distribuzione Energia Elettrica: con oltre 7.200 chilometri di
reti in media e bassa tensione distribuisce l’energia elettrica ad oltre 710.000
Clienti a Torino e Parma.

Ciclo idrico integrato: con 14.900 chilometri
di reti acquedottistiche, 5.689 km di reti fognarie e 813 impianti di
depurazione, il Gruppo serve più di 2.400.000 abitanti.

Ciclo ambientale:
con 122 stazioni ecologiche attrezzate, 2 termovalorizzatori, 2 discariche, il
Gruppo serve 111 comuni per un totale di oltre 1.200.000
abitanti.

Teleriscaldamento: grazie ad oltre 900 chilometri di reti
interrate di doppia tubazione il Gruppo IREN fornisce il calore ad una
volumetria di oltre 60 milioni di metri cubi, pari ad una popolazione servita di
oltre 550.000 persone.

Vendita gas, energia elettrica e termica: Il
Gruppo commercializza annualmente più di 4,1 miliardi di metri cubi di gas, più
di 12 miliardi di GWhe di energia elettrica ed oltre 2.300 GWht di calore per
teleriscaldamento. 



La storia

IREN è nata il 1° luglio
2010 dalla fusione tra IRIDE, la Società che nel 2006 aveva riunito AEM Torino
ed AMGA Genova, ed ENÌA, l’Azienda nata nel 2005 dall’unione tra AGAC Reggio
Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza.
Cinque Aziende che nella loro lunga
storia hanno accompagnato e contributo attivamente alla crescita dei territori
ove hanno operato ed operano, promuovendone concretamente lo sviluppo economico
e l’innovazione.
Per tale motivo, proponiamo sinteticamente la storia delle
nostre Aziende.
E’ del 1905 la decisione del Comune di Parma di costituire
l’azienda municipalizzata per la distribuzione dell’energia elettrica, la quale
nel ventennio successivo oltre al servizio elettrico inizierà a gestire anche la
distribuzione del gas metano (1912) e successivamente quella dell’acqua
(1938).
Due anni più tardi, siamo nel 1907, nell’area del Martinetto entra in
servizio il primo impianto termoelettrico destinato ad assicurare l’energia alla
Michelin. Nasce l’Azienda Elettrica Municipale di Torino (AEM Torino). 

Parallelamente si sviluppano i lavori in Val di Susa per la realizzazione
degli impianti idroelettrici Salbertrand-Chiomonte (1910) e Chiomonte-Susa
(1923). Nel 1929, in Valle Orco, l’impianto idroelettrico Ceresole-Rosone inizia
a produrre energia elettrica, anche se la diga di Ceresole che lo alimenta verrà
ultimata solo due anni più tardi.
La storia di AMGA prende avvio nel 1922,
quando nasce l’Azienda Municipale del Gas di Genova che, nel 1937, diventando
Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, acquisisce anche la gestione di alcuni
acquedotti locali ed assume il nome che la accompagnerà sino al 2006.
Negli
anni Quaranta e Cinquanta, AEM Torino realizza gli impianti idroelettrici
Rosone-Bardonetto (1941), Bardonetto-Pont (1945), Po-Stura-San Mauro (1953),
Telessio-Eugio-Rosone (1959), seguiti poi da Valsoera-Telessio (1970).
Nello
stesso periodo, AMGA Genova dà il via alla realizzazione dell’acquedotto del
Brugneto e delle centrali idroelettriche sull’Appennino ligure, oltre a
potenziare gli impianti di potabilizzazione dell’acquedotto Val Noci.
Nel
1962 il Comune di Reggio Emilia costituisce l’Azienda Municipalizzata Gas,
avente per oggetto la distribuzione del gas nel comune capoluogo e, AEM Torino
realizza l’impianto idroelettrico Agnel-Serrù-Villa. Tre anni più tardi, la
municipalizzata di Parma cambia nome e diviene Azienda Municipalizzata
Elettricità Trasporti Acqua Gas, la quale gestisce oltre ai servizi elettricità,
gas, acqua e trasporti urbani, anche i servizi di igiene ambientale.
Sempre
negli anni Sessanta, mentre AMGA realizza la metanizzazione dell’intera rete gas
di Genova, AEM Torino procede al potenziamento dei propri impianti: nella
centrale di Moncalieri, avviata già nel 1953, vengono installati un nuovo gruppo
termoelettrico (1966) e poi un turbogas (1975).
Gli anni Settanta vedono
grandi cambiamenti nel settore delle municipalizzate.
Nel 1971 AMETAG Parma
trasferisce i servizi di igiene ambientale ad AMNU e assume la denominazione
AMPS, Azienda Municipalizzata Pubblici Servizi, mentre l’anno seguente a
Piacenza nasce l’Azienda Municipalizzata Nettezza Urbana, per svolgere servizi
ambientali e gestire la discarica localizzata nell’area di Borgotrebbia. AMNU
Piacenza, nel 1975 assume anche la gestione dell’acquedotto comunale.
Il 1°
gennaio 1974 i Comuni della Provincia di Reggio Emilia costituiscono il
Consorzio Intercomunale Gas Acqua, avente come scopo, mediante l’Azienda
Consorziale AGAC, la gestione dell’impianto e dell’esercizio dei servizi di
produzione, acquisizione e distribuzione del gas e distribuzione dell’acqua per
usi civili, usi industriali, artigianali e agricoli.
Dagli anni Ottanta, AEM
Torino muta la propria denominazione sociale e diviene Azienda Energetica
Municipale ed inizia ad operare nel settore della cogenerazione e del
teleriscaldamento: vengono progressivamente realizzati gli impianti di Le
Vallette (1982), Mirafiori Nord (1988) e Torino Sud (1994), destinato a
riscaldare un Torinese su tre.
A Piacenza, AMNU estende la propria attività
nel campo dei rifiuti industriali e della consulenza ai Comuni della Provincia
per la gestione degli acquedotti e dei depuratori e, nel 1988, assume la
denominazione di Azienda Servizi Municipalizzati.
E’ durante lo stesso
decennio che AMGA sviluppa l’attività nel settore della gestione integrata dei
servizi a rete e inizia ad operare in diversi comuni dell’hinterland genovese,
proprio mentre AGAC Reggio Emilia si concentra nell’estensione dei servizi di
base gas e acqua, con l’obiettivo di coprire i bisogni provinciali. Sempre in
quegli anni promuove lo sviluppo del servizio di depurazione e la
diversificazione dei servizi di teleriscaldamento e cogenerazione.
Con gli
anni Novanta, AEM Torino, dopo aver acquisito la gestione degli impianti di
illuminazione pubblica (1986), in qualità di operatore energetico, provvede
anche alla gestione dei semafori (1991) e degli impianti termici (1994) ed
elettrici (2000) negli edifici comunali cittadini.
Nello stesso periodo, i 45
Comuni della provincia di Reggio Emilia costituiscono AGAC, Consorzio per la
gestione di servizi energetici e ambientali, che diventa la più importante
azienda per l’ambiente reggiano nei settori acquedottistici ed energetici. E’
nel 1996 che AGAC estende la propria attività anche al settore ambientale,
acquistando l’Azienda Consorziale Igiene Ambientale e gestendo così anche il
ciclo completo dei rifiuti.
Sempre nel corso del 1996 ASM Piacenza avvia la
costruzione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti ed estende il
proprio raggio di azione territoriale sia per ciò che riguarda il ciclo dei
rifiuti sia per il ciclo delle acque.
In questi anni, le Aziende del settore
si trasformano in Società per Azioni, primo passo verso la quotazione in Borsa.
Nel 1995, è AMGA la prima che si trasforma in S.p.A. a capitale misto
pubblico-privato ed acquisisce dal Comune di Genova la gestione dei servizi di
depurazione delle acque: l’anno seguente sbarca a Piazza Affari.
Nel 1997
tocca ad AEM Torino che acquisisce la nuova denominazione di Azienda Energetica
Metropolitana Torino S.p.A, mentre dal 1° dicembre 2000, è quotata in
Borsa.
Nel 1999 è AMPS che diventa società per azioni ed acquisisce da AMNU
Parma il ramo d’azienda dei servizi di fognatura e depurazione delle acque,
oltre che la gestione delle attività di raccolta, spazzamento e trasporto dei
rifiuti.
Successivamente alla trasformazione in S.p.A., avvenuta nel dicembre
2000, ASM Piacenza assume il nome di TESA, ed il Comune cede una quota pari al
40% del capitale a Camuzzi-Gazometri, che a sua volta, nel 2003, cede il
pacchetto azionario ad AGAC.
Nel 2001 è AGAC Reggio Emilia a divenire Società
per Azioni a totale capitale pubblico.
Nello stesso periodo, al fine di
incrementare la propria presenza sul mercato elettrico, AEM Torino acquisisce
prima la rete di distribuzione urbana ex Enel di Torino (2002) e poi, con altri
partner, l’ex gen.co Edipower.
Nel 2005, AEM Torino inaugura un nuovo gruppo
a ciclo combinato da 400 MW nella centrale di Moncalieri, realizzando il
progetto di sviluppo del teleriscaldamento Torino Centro che fa del capoluogo
sabaudo la città più teleriscaldata d’Italia. Parallelamente si avvia il
repowering dell’esistente gruppo termoelettrico che entrerà in servizio nel
2008.
Nel 2006, AMGA raggiunge l’obiettivo di unire i tre principali gestori
del servizio idrico dell’ATO Genovese (Genova Acque, De Ferrari Galliera e
Nicolay) e crea Mediterranea delle Acque.
La metà del decennio vede nel
nostro Paese l’avvio della fase delle grandi aggregazioni tra le multiutility:
nel 2005, dall’unione tra AGAC Reggio Emilia, AMPS Parma e Tesa Piacenza nasce
Enìa, che si quota in Borsa nell’estate del 2007, mentre il 31 ottobre 2006,
dalla fusione tra AEM Torino ed AMGA Genova, nasce Iride.


Un comunicato stampa
del Forum italiano dei movimenti per l’acqua rilancia l’inchiesta di
Altreconomia su F2i, “Il fondo onnivoro”, attivo anche sul fronte della
privatizzazione del servizio idrico integrato

“Con la privatizzazione, possono diventare azionisti
delle società di gestione del servizio idrico integrato anche soggetti i cui
capitali sono di provenienza ‘occulta’.
Un esempio significativo è
quello di F2i, il Fondo italiano delle infrastrutture, già socio della
multiutility quotata Iren”.
Con queste parole il Forum Italiano dei
Movimenti per l’Acqua commenta l’inchiesta “Il
fondo onnivoro”
, pubblicato dalla rivista Altreconomia: “F2i – spiega
l’articolo – è un Fondo di investimento che raccoglie ‘risparmio’ dai soci
(sponsor) e da altri soggetti (Limited Partners), e lo investe in società
quotate o no”. Tra gli sponsor del fondo, che ha una dotazione di quasi 1,9
miliardi di euro ed è amministrato da Vito Gamberale, figurano Cassa depositi e
prestiti, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Merrill Lynch, Fondazione Mps, Fondazione
Crt e altre fondazioni bancarie.
Accanto agli sponsor, che hanno
sottoscritto 938 milioni di euro, ci sono 906 milioni di euro sottoscritti da
40 soggetti definiti “Limited Partners”, i cui nomi sono avvolti nella nebbia.

Tra questi, scrive Altreconomia, ci sarebbero “la Cassa previdenziale dei
periti industriali (Eppi), quella dei ragionieri e periti commerciali e la Cassa
nazionale di previdenza e assistenza forense (avvocati), che ha sottoscritto 60
milioni di euro”. Gli altri 37 nomi di Limited Partners, spiega la rivista, sono
sconosciuti. “La trasparenza non è d’obbligo – scrive Altreconomia -, nemmeno
per una società che si propone come azionista dei gestori dei nostri servizi
pubblici locali”, fra i quali il servizio idrico.
F2i, inoltre, è socia
della multiulity Iren, e quindi indirettamente anche di numerosi enti locali. I
più importanti tra questi sono i Comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma
e Piacenza. Amministrazioni che, con il Fondo, hanno sottoscritto un accordo che
prevede “un programma di partecipazione alle future gare ad evidenza pubblica
per l’assunzione di partecipazioni ovvero la gestione di ulteriori ambiti
territoriali”, e un patto parasociale che prevede che F2i possa esprimere 3
consiglieri d’amministrazione su 9 nella società congiunta, San Giacomo, con
potere di esercitare veto nell’approvazione di determinate delibere, anche in
merito alla modifica di alcune voci finanziarie del piano industriale e del
budget.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, attivo in tutte le
città interessate in vista dello svolgimento del referendum abrogativo per la
ripubblicizzazione dell’acqua, preoccupato per il ruolo che questo Fondo potrà
svolgere nel momento in cui il mercato dei servizi idrici sarà aperto alle gare
di appalto, chiede ai consigli comunali degli enti locali che hanno sottoscritto
questi accordi com’è possibile che abbiano accettato come socio un soggetto
senza sapere chi ci ha messo i capitali. Uno schiaffo alla democrazia.



Parma, stop
all’inceneritore di Iren

 

Sulla carta, il
progetto riguardava la costruzione di un “Polo ambientale integrato per la
gestione dei rifiuti”.
Nella pratica, il cantiere di Ugozzolo, alle
porte di Parma, si sarebbe trasformato in un inceneritore. “Gli operai sono già
al lavoro” scrivevamo nell’aprile del 2010, nell’articolo “Prosciutti
affumicati”
. Da ieri (30 giugno 2011, ndr), però, gli operai
non sono più al lavoro: “È di questi minuti la decisione del comune di Parma di
procedere a porre i sigilli al cantiere di Ugozzolo, dove è in corso di
costruzione l’inceneritore di Parma -ha scritto in un comunicato il “Coordinamento gestione corretta
rifiuti” (Gcr)
, nato nel 2006 contro l’approvazione di un “Piano provinciale
di gestione dei rifiuti” che prevedeva la realizzazione dell’inceneritore, un
impianto dal costo di (almeno) 180 milioni di euro. I sigilli al cantiere sono
arrivati per un presunto abuso edilizio. Il cantiere non sarebbe autorizzato:
“L’abuso edilizio non è stato chiarito da parte di Iren che non ha prodotto
alcun documento che comprovi la liceità del cantiere -spiega Gcr nel
comunicato-. Ci giunge notizia che la giunta comunale abbia deliberato in tal
senso, dopo attento esame delle ‘carte’. L’azione è del resto un obbligo da
parte dell’ente pubblico di fronte ad una segnalazione puntuale da parte dei
cittadini”. Nei giorni scorsi il Coordinamento aveva inviato una lettera aperta
all’assessore all’Urbanistica del Comune di Parma Francesco Manfredi, esprimendo
la propria approvazione per “la sua risposta all’interrogazione del consigliere
Massari sull’intenzione di chiarire entro la settimana il perché dell’assenza di
concessione edilizia per il Polo ambientale integrato di Parma. È urgente e
doveroso -continua la lettera- fornire un chiarimento alla cittadinanza su un
cantiere che gira su cifre ben più consistenti di quanto si stia discutendo in
questi giorni nella triste vicenda degli appalti al verde pubblico.
Qui si
parla di centinaia di milioni di euro. Come lei ben sa ci sono 6 esposti che
giacciono in procura su presunte irregolarità rilevate su diversi aspetti
connessi alla costruzione dell’inceneritore di Ugozzolo. Uno di essi è appunto
legato ad un appalto di 43 milioni di Euro per le opere civili, gara pubblica
europea a cui si è presentato un solo concorrente, la cooperativa CCC di
Bologna.
Il fatto che nell’inchiesta Green Money sia coinvolto un dirigente
del comune che ha firmato quasi tutte le delibere dell’inceneritore, che sia
coinvolto anche il direttore generale di Enia Parma e che il procuratore
Laguardia abbia definito Enia come ‘la mucca da mungere’, ci fa tremare solo al
pensiero di cosa possa essere accaduto attorno al cantiere di Ugozzolo”. Il
riferimento è, ovviamente, allo scandalo corruzione che ha coinvolto
l’amministrazione comunale, oggetto anche di una dura presa di
posizione di Avviso pubblico
, l’associazione che riunisce
gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la
cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica
amministrazione e sui territori da essi governati, cui è associato anche il
Comune di Parma. Sabato 2 luglio, dalle 9.30, è prevista a Parma una
manifestazione pubblica davanti al cantiere di Ugozzolo.


La procura di Parma conferma l’indagine sull’ex  AD DI ENIO VIERO 



VENERDI 7 SETTEMBRE Ore 16 – Il procuratore capo Laguardia conferma che l’allora
amministratore delegato di Enìa Andrea Viero è indagato per abuso d’uffico
nell’inchiesta aperta sull’inceneritore di Parma.

Il
reato è ipotizzato perché, spiega Laguardia, “riteniamo che essendo Enìa una
società partecipata, il suo amministratore è un pubblico ufficiale”. Il reato
contestato riguarda un appalto da 5,3 milioni assegnato da Enìa ad Hera per la
progettazione di una parte del polo ambientale di cui fa parte anche il
termovalorizzatore. Secondo la Procura, l’appalto, che è stato assegnato in
maniera diretta, avrebbe dovuto invece essere sottoposto a gara pubblica. “Ciò è
comprovato – prosegue Laguardia – dal fatto che per tutti gli altri appalti Enìa
ha fatto le gare mentre l’unico assegnato direttamente è quello ad Hera”. Sui
nomi degli altri indagati, Laguardia dice: “Non commento, quindi non confermo né
smentisco i nomi che non sono stati divulgati da questo ufficio”.

Il
procuratore chiarisce che la richiesta di sequestro preventivo avanzata dal pm
Roberta Licci, su cui il gip Maria Cristina Sarli si esprimerà nei prossimi
giorni, è stata motivata anche da una seconda ipotesi di reato riguardante una
“violazione urbanistica”. Il procuratore capo fa notare che la sentenza del Tar
che ha dato ragione alla multiutility sull’abuso edilizio denunciato dal Comune,
“non costituisce pregiudiziale in un processo penale”. Per il reato di abuso
edilizio “sono indagati i responsabili del cantiere”.
Ore 10 – L’ex presidente
di Enìa Andrea Allodi spiega i motivi che portarono la multiutility e le
istituzioni del territorio all’idea di costruire l’impianto di Ugozzolo. Per
Allodi, la scelta del forno metterebbe al riparo la città dal rischio di dover
spedire i rifiuti al’estero con un conseguente aumento dei costi di smaltimento.
“La Conferenza dei servizi ha imposto che le emissioni fossero a livelli
inferiori rispetto alle normative europee su cui sono tarate le emissioni della
maggior parte degli impianti funzionanti in Germania, Svizzera, Olanda. Ricordo
inoltre che l’impianto doveva avere un impatto ambientale positivo sul
territorio grazie alla forte espansione del sistema di teleriscaldamento”.

Allodi sottolinea che “dal 2003 ad oggi la raccolta differenziata è
salita da meno del 20% al 50% a Parma e al 60% in provincia. Tali valori sono
confrontabili con le eccellenze europee riferite a realtà comprendenti grandi
insediamenti urbani”. Infine, Allodi precisa che la Regione, con il progetto
Moniter, sta monitorando gli aspetti sanitari “in modo serio ed approfondito e
ad oggi non è emerso alcunchè”, oltre al fatto che “l’Istituto superiore di
sanità ha partecipato al progetto di Parma così come l’allora direttore generale
del ministero dell’ambiente Clini, oggi Ministro”.

“Termovalorizzatore:
Parma ha bisogno di chiarezza” di Roberto Ghiretti


Giovedì 6
settembre
“Il reato contestato non è legato a furti o tangenti, al
più si parla di procedure. Il massimo che viene addebitato al direttore generale
di Iren (Andrea Viero) è di avere affidato, invece di progettare tutto dentro ad
Iren, un pezzo di questa progettazione ad una azienda peraltro concorrente.
Quindi non credo che abbia fatto qualcosa di penalmente rilevante – commenta il
sindaco di Reggio Graziano Delrio – Lo stesso vale per il presidente della
Provincia e il sindaco di Parma: hanno usato procedure che si usano da tempo. In
un paese normale se c’è una questione di interpretazione della legge si cerca di
interpretare la legge, non si mette sotto accusa chi ha applicato quella che
ritiene la legge vigente. C’è anche una sentenza del
Tar”.

Iren ha scelto, intanto, come legale Carlo
Federico Grosso, penalista di lungo corso, già membro del Csm, primo difensore
di Anna Maria Franzoni nel processo di Cogne, avvocato nel processo sulla strage
di Bologna e avvocato di parte civile per 32mila risparmiatori investiti dal
crac Parmalat. La priorità per la multiutility è evitare il sequestro del forno,
infatti l’eventuale conferma del sequestro e l’avvio di un processo potrebbero
costare sulla carta oltre 40 milioni di euro a Iren, comprensivi degli utili
legati al funzionamento del forno, oltre ai 20 milioni di euro di finanziamento
europeo che svanirebbero qualora l’inceneritore non dovesse aprire i battenti
entro fine anno.

Mercoledì 5 settembre
L’ad di Iren Ambiente Andrea Viero, con una nota scritta, fa sapere
di non aver ricevuto atti di indagine a suo carico e ribadisce la correttezza
dell’operato della multiutility, oltre a ricordare le gravi ripercussioni che il
processo di smaltimento dei rifiuti subirebbe a Parma in caso di sequestro
dell’impianto.

“Dalle notizie apparse in questi giorni sulla stampa
abbiamo appreso dell’indagine della Procura della Repubblica di Parma e dei
presunti reati in merito alla realizzazione del Polo Ambientale Integrato (PAI)
– scrive Viero – Fermo restando che si tratta di indiscrezioni di cui non
abbiamo nessuna conoscenza precisa e diretta, non avendo ricevuto nessun atto in
merito, riteniamo opportuno sottolineare la convinzione nella correttezza del
nostro operato, fondato sull’applicazione delle previsioni normative nazionali e
regionali e delle prescrizioni autorizzative. Non nutriamo preoccupazioni, nel
caso i reati ipotizzati dalle testate giornalistiche dovessero essere realmente
contestati, poiché riteniamo di poter dare, anche nelle sedi opportune,
compiutamente conto della legittimità di ogni singolo passaggio di questo
progetto così articolato e complesso”.

“Le indiscrezioni, peraltro
confuse, riportate dalla stampa sul supposto reato di abuso d’ufficio non sembra
possano essere correlate ad una presunta richiesta di sequestro preventivo.
Stupiscono, infatti, i riferimenti all’affidamento della progettazione del Pai
ad Hera con violazione dei principi della trasparenza e della concorrenza. Con
Hera è attivo dal 2008 un accordo di collaborazione che ha consentito di poter
mettere in campo scambi di assistenza tra soggetti tecnicamente esperti e
competenti; una collaborazione attivata anche sul Pai e passata indenne alle
valutazioni dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici – prosegue
Viero – Stupiscono anche le supposte contestazioni dell’affidamento ad Iren
Emilia del servizio di raccolta rifiuti, avvenuto, come nel resto della Regione,
in base all’art. 16 della Legge Regionale 25/99. Una legge che ha portato, per
ogni territorio provinciale, ad individuare e salvaguardare, sulla base delle
previsioni normative, le cosiddetta gestioni industriali. Nel 2004 in provincia
di Parma, proprio sulla base di questa normativa, fu salvaguardata anche
Oppimitti Srl. La medesima legge inoltre prevedeva che con i gestori
salvaguardati fosse stipulata apposita convenzione per il periodo transitorio,
che poteva arrivare fino a 10 anni, senza costituire nuovo
affidamento”.

“Stupisce,
infine, che si parli di illegittimo affidamento della realizzazione del PAI dal
momento che la costruzione del sistema impiantistico non è stata frutto di un
affidamento, ma di un’intesa in base all’art. 18 della L.R. n. 20/2000 che
prevede la possibilità per gli enti locali di stipulare accordi con soggetti
privati per la realizzazione di progetti di rilevante interesse per la comunità
locale. Ancor di più se si considera, così come ha fatto la Commissione Europea,
che il progetto del Pai è totalmente autofinanziato dal gruppo Iren – sottolinea
Viero – In relazione al supposto abuso edilizio, al quale potrebbe essere
correlata la richiesta di sequestro preventivo, la nostra tranquillità deriva
anche dalla recente sentenza n. 41/2012 del TAR (passata in giudicato) con la
quale il competente Giudice Amministrativo ha espressamente confermato la
regolarità dell’iter autorizzativo adottato ed ha riconosciuto che il permesso
di costruire è stato rilasciato nell’ambito della procedura autorizzativa e di
Via (Valutazione di Impatto Ambientale) sulla base delle norme nazionali e
regionali in materia di Valutazione di Impatto Ambientale le quali definiscono
che la Via comprende e sostituisce tutte le autorizzazioni, concessioni,
licenze, pareri, nulla osta o assensi necessari per la realizzazione del
progetto”.

“Poco comprensibile sarebbe che il presunto reato di abuso
edilizio potesse essere connesso al mancato pagamento degli oneri di
urbanizzazione, non si sa come calcolati dalle testate giornalistiche in circa
430.000 euro, quando gli impegni assunti dal Gruppo Iren hanno visto la
corresponsione di circa 12 milioni di euro a titolo di opere di compensazione
ambientale a favore del Comune di Parma e di altri quattro Comuni confinanti –
conclude l’ad di Iren – L’ipotesi avanzata dalla stampa che, nelle more degli
accertamenti del caso da parte della Magistratura, il cantiere possa essere
sottoposto a sequestro in via cautelare, pur a fronte della consapevolezza di
poter dimostrare di aver correttamente agito secondo le disposizioni di legge,
riteniamo sollevi non poche preoccupazioni. Vanno infatti considerati con
estrema attenzione: il problema dello smaltimento dei rifiuti che si genererebbe
per la provincia di Parma a partire dall’inizio del prossimo anno dato il venir
meno delle convenzioni di smaltimento in essere; i danni che l’interruzione dei
lavori di realizzazione produrrebbe, anche in considerazione dello stato di
avanzamento, dei consistenti investimenti e dei piani di sviluppo del gruppo
Iren nel settore ambientale; e, non da ultimo, gli effetti occupazionali
connessi al temporaneo fermo del cantiere che ad oggi occupa mediamente 280
persone al giorno e che potrebbe anche mettere in seria difficoltà alcune
imprese coinvolte”.

Martedì 4 settembre
Spuntano
i primi nomi degli iscritti nel registro degli indagati per la vicenda
dell’inceneritore di Parma. Si tratta dell’ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi e
del direttore generale di Iren Andrea Viero. Tredici le persone indagate in
tutto nell’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza dopo gli oltre 10 esposti
presentati dalle associazioni contrarie al progetto dell’inceneritore.
Nell’elenco figura anche Emanuele Moruzzi, ex responsabile del Servizio ambiente
del Comune di Parma che a giugno 2011 era finito in manette nell’ambito
dell’inchiesta Green Money; quello all’Urbanistica Ivano Savi, arrestato pochi
mesi dopo con la moglie con l’accusa di concussione; Andrea Allodi, ex
presidente di Amps ed Enìa; Gabriele Alifraco, dirigente dell’ufficio Ambiente
della Provincia di Parma.

Nel mirino della Procura sia l’iter di approvazione
dell’impianto sia l’affidamento della raccolta rifiuti a Iren (ex Enìa) senza
una gara ad evidenza pubblica. Tra il 2004 e il 2006 era stato proprio Ubaldi,
sindaco e presidente di Ato, ad affidare alla società senza gara d’appalto lo
smaltimento dei rifiuti dei Comuni della provincia per 10 anni. “Non ho ricevuto
alcuna notifica – ha detto l’ex sindaco – E non capisco la ragione, la cosa mi
risulta strana”.

I legali della multiutility confidano in una soluzione
positiva almeno per quanto riguarda la questione dell’abuso edilizio. Il
problema, infatti, è stato già affrontato nelle diverse fasi del ricorso al Tar
di Parma contro il Comune e si è risolto con una sentenza favorevole a Iren,
diventata definitiva perché il commissario Ciclosi ha deciso di non impugnarla
davanti al Consiglio di Stato. Secondo i giudici, con l’approvazione del Piano
ambientale integrato in sede di Conferenza dei servizi, il Comune avrebbe dato
implicitamente a Iren il permesso di costruire. Di diverso avviso la Procura,
per cui Iren, avviando i lavori senza concessione edilizia, avrebbe risparmiato
420mila euro di oneri di urbanizzazione da corrispondere al
Comune.

Intanto il Movimento 5 Stelle è al lavoro sull’alternativa
all’inceneritore: “La presenteremo tra qualche settimana e sarà pronta entro la
fine dell’anno – sottolinea il capogruppo Marco Bosi – Nostro obiettivo è
arrivare alla raccolta differenziata porta a porta in tutta la città nel
2013”.
“Spetterà alla magistratura fare il suo corso e sarà il Gip
a pronunciarsi sul sequestro preventivo del cantiere di Ugozzolo, ma ora più che
mai occorre ripensare al ruolo delle multiutility che gestiscono i servizi
pubblici”. L’assessore Folli sottolinea come all’interno delle multiutility ci
siano figure scelte perchè appartenenti al mondo della politica, non per
competenze in merito. Folli ribadisce la richiesta di dimissioni del
vicepresidente Iren Villani, perchè “è impensabile avere ancora un
vicepresidente nominato dalla giunta precedente e con competenze discutibili in
materia”.

“Occorre rivedere il piano gestione rifiuti, il Comune di Parma
farà la sua parte ma occorre un dialogo tra Provincia, Regione, come per
l’individuazione di siti e impianti di smaltimento, scelte non di competenza del
Comune”. Folli si focalizza sull’importanza di evitare un conflitto di interessi
tra chi si occupa della raccolta differenziata e chi la smaltisce e ritiene
necessaria una netta separazione dei compiti. Il Comune ha predisposto un piano
di raccolta porta a porta dell’organico che partirà entro il 2012 nel centro
storico per poi estendersi a tutti i quartieri della città nel 2013.

“Inceneritore
Parma, avevamo ragione noi” del Comitato Gcr


Lunedì 3
settembre

Per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti la
richiesta di sequestro preventivo del cantiere dell’inceneritore è stata un
sollievo. Iren, infatti, voleva accenderlo a tutti i costi ma il Movimento 5
Stelle aveva giocato tutte la campagna elettorale sul “no” al
termovalorizzatore. Le numerose richieste di penali che il Comune non avrebbe
potuto pagare, tuttavia, rischiavano di rendere la situazione molto complicata
per i grillini.

Beppe
Grillo ha appreso la buona novella proprio a fianco del sindaco di Parma alla
festa 5 Stelle di Brescia. “Finalmente si comincia a ragionare in un altro modo
rispetto al metodo dell’incenerimento dei rifiuti – ha commentato il comico – Si
sono rotti i giochini che rovinano la salute, con i milioni di euro che si
sprecano per le multiutility comunali”.

La minoranza in municipio ha
proposto un consiglio comunale monotematico sul caso e il primo cittadino
Pizzarotti ha dichiarato: “Sono anni che segnaliamo le irregolarità del
cantiere, ma aspettiamo di conoscere i dettagli. La cosa certa è che ora anche
la Provincia dovrà decidersi a valutare una nuova proposta”.

Dopo che il
ministro Clini, a Montecchio, ha espresso preoccupazione per i finanziamenti
pubblici percepiti da Iren per la costruzione dell’inceneritore di Parma, i
consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle di Parma (Marco Bosi), Reggio
(Matteo Olivieri), Piacenza (Mirta Quagliaroli), Torino (Vittorio Bertola) e
Genova (Paolo Putti) domandano: “Un ministro dell’Ambiente, che oltretutto è
anche medico, non pensa sia più opportuno occuparsi di salute pubblica e non
degli incentivi che potrebbe perdere un azienda privata che ha costruito un
impianto sotto inchiesta da parte della magistratura. Da parte nostra crediamo
che non ci possano essere deroghe alla legalità e che la magistratura deve
procedere nel suo lavoro per fare piena luce sui fatti”.

“Non è più tempo
di scendere a patti con gli interessi economici a discapito della salute dei
cittadini e la recente vicenda dell’Ilva di Taranto dovrebbe essere da monito a
tutti noi affinchè certe situazioni non si ripetano, a maggior ragione in un
area come la nostra vocata alle produzioni agro-alimentari di pregio – scrivono
i grillini – Ricordiamo che gli incentivi pubblici (certificati verdi) cioè
provenienti da tasse dei cittadini, percepiti da Iren di cui accenna il Ministro
sono legati per lo più alla combustione di fanghi da depurazione che anziché
essere bruciati e produrre emissioni inquinanti, potrebbero essere trattati in
modo più ambientalmente sostenibile e impiegati per produrre biogas (anch’esso
finanziabile) in fase di bioessicazione”.

“Su molti
documenti e iter che hanno portato alla creazione dell’inceneritore c’è la mia
firma, visto che dal 2008 in poi ho ricoperto la carica di ad di Enìa arrivando
nel 2010 ad occupare la stessa carica anche in Iren Ambiente. Non mi stupirei
quindi se tra gli indagati ci fosse il mio nome”. E’ quanto dichiara Andrea
Viero, direttore generale di Iren dal luglio 2010. Non è stato emesso ancora
alcun avviso di garanzia, né sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali da
parte della procura, le voci sugli indagati però si stanno moltiplicando ed è
stato fatto anche il nome di Viero, il quale, dopo l’incontro con gli avvocati,
fa sapere: “Nei prossimi giorni sceglieremo la strategia da seguire”.

“Le sentenze del Tar parlano chiaro e sono certe, la richiesta
del pm al momento è una richiesta. Nutriamo la massima fiducia nell’azione dei
giudici – ha commentato il sindaco di Reggio Graziano Delrio – Dico a Pizzarotti
che sull’inceneritore bisogna trovare soluzioni possibili e realistiche anziché
procedere attraverso la magistratura. Dopo di che, sia chiaro: le scelte
compiute negli anni passati dall’Ato di Parma riguardano Parma e
basta”.

La questione Iren rischia di avere importanti ripercussioni
finanziarie ed economiche. Prima di tutto in Borsa, poi ci sono i 20 milioni di
euro di finanziamento europeo che potrebbero saltare qualora entro fine anno
l’inceneritore di Ugozzolo dovesse chiudere i battenti, e ancora, i 6,541
milioni di utile netto che l’ex Enìa ha già previsto per il 2013 legati al
funzionamento dell’inceneritore, seguono i 12,925 milioni inseriti nel programma
economico e calibrati sul 2014. Senza dimenticare i quasi 28 milioni di euro che
la multiutility ha chiesto a titolo di risarcimento al Comune di Parma per il
blocco dei lavori di 3 mesi del cantiere. Cifre che Iren contava di incassare,
necessarie per risollevare il bilancio che vede livelli di indebitamento da
record, ma che dopo la richiesta avanzata dalla Procura di Parma rischiano di
perdersi nel nulla.

“Sel
e Idv contro inceneritore, il Pd con il camino in mano” del Comitato
Gcr

“Parma,
l’Idv contro l’inceneritore” di Liana Barbati (consigliere regionale
Idv)

Sabato 1 settembre

Lo scorso 30 luglio
la Procura di Parma ha chiesto il sequestro preventivo del cantiere
dell’inceneritore di Ugozzolo, richiesta inoltrata dal pm Roberta Licci. Ora la
decisione spetta al giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli. I
reati ipotizzati sono abuso edilizio e abuso d’ufficio. Nel mirino i vertici di
Iren, che ha in carico i lavori, e i dirigenti di Comune e Provincia. Massimo
riserbo sui nomi.

L’abuso edilizio si configura perché il cantiere sarebbe
stato avviato in mancanza della concessione edilizia del Comune, al quale non
sarebbero stati pagati gli oneri di urbanizzazione. Il cantiere è rimasto
bloccato per mesi, finché il Tar non ha messo la parola fine alla querelle dando
ragione alla multiutility, che ora ha chiesto un risarcimento danni di 28
milioni di euro per il periodo di inattività. Per quanto concerne l’abuso
d’ufficio, si ipotizza che l’assegnazione dell’appalto sia avvenuta senza indire
una gara pubblica.

Iren fa sapere di aver “piena fiducia nell’operato
della magistratura”. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha dichiarato: “Noi
rispettiamo le fasi esecutive della giustizia che sono sacrosante, aspettiamo la
decisione del giudice con serenità, senza esultanze o proclami. Tuttavia le
irregolarità al centro dell’indagine, come l’abuso edilizio, le abbiamo sempre
denunciate”. L’assessore all’Ambiente Folli è soddisfatto: “Di certo non si può
parlare di notizia inattesa, era quasi agognata. La Procura era al lavoro da
tanto tempo, mi aspettavo che prima o poi saltasse fuori qualcosa. Adesso è
presto per fare commenti, non è ancora dato di sapere molto. E’ un bel momento
per fare chiarezza su una vicenda che ha molte ombre”. Prudente il presidente
della Provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha sempre appoggiato il progetto
dell’inceneritore: “Non ritengo, allo stato, di formulare commenti nel dettaglio
onde non interferire con le valutazioni che dovrà fare la competente autorità
giudiziaria, il cui operato deve comunque essere rispettato da ogni istituzione
ovvero, se del caso, contestato solo nelle sedi proprie. Allo stato ritengo
comunque che gli uffici della Provincia, per quanto di propria competenza,
abbiano agito nel rispetto della legge, come peraltro confermato da due
successive sentenze del Tar di Parma”.

“Sequestro
inceneritore Parma, la verità sul forno comincia a fare breccia” del Comitato
Gcr

“Sequestro
inceneritore Parma, l’inchiesta fa giustizia di anni di denunce” di Matteo
Olivieri (Reggio 5 Stelle)

“Tra i
principi e i valori cardine dell’Italia dei Valori vi è senza dubbio il rispetto
della legalità e delle istituzioni, tra cui la magistratura. Sia a livello
nazionale, con i tanti processi che hanno riguardato la classe politica
corrotta, sia a livello locale, con le inchieste green ed easy money, siamo
sempre stati dalla parte di chi rappresenta quell’organo indipendente
fondamentale per uno Stato di diritto, i magistrati. Anche in questa occasione,
l’Italia dei Valori di Parma si schiera senza se e senza ma al fianco della
Procura di Parma in merito al sequestro preventivo del cantiere
dell’inceneritore per far luce su una vicenda da sempre poco chiara”. Questo il
commento dell’Italia dei Valori di Parma, che ha voluto esprimere massima
appoggio alla Procura.

“I responsabili di questi reati, – prosegue la
nota – abuso d’ufficio e abuso edilizio, qualora si rivelassero veritieri,
dovranno inevitabilmente pagare non solo dal punto di vista legale, per quello
ci penseranno gli organi competenti, ma dovranno pagare le conseguenze politiche
delle loro scelte, vale a dire rassegnare inevitabilmente le proprie
dimissioni”.


http://24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Inceneritore+di+Parma%2C+i+pm+chiedono+il+sequestro&idSezione=40806

 

Lombardo elenca i business negati I grandi affari “saltati”: immobiliare, sanità, rifiuti…

 

Lombardo elenca i business negati

I grandi affari “saltati”: immobiliare, sanità, rifiuti…

19 luglio 2012 – 10:44 – Politica
rigassificatore

È passato inosservato un momento cruciale della conferenza stampa di Raffaele Lombardo, la polemica con Pierfedinando Casini, che ha accusato il governatore di servirsi dell’autonomismo per mantenere privilegi e di avere trasformato il suo governo in un “nominificio”.

 

Lombardo ha invitato il leader dell’Udc ad un confronto pubblico, “Palermo o Bologna, indifferentemente”. Un appuntamento all’Ok Coral, come nei film western o qualcosa di più terragno e vicino alla realtà?

La seconda ipotesi è sicuramente la migliore, perché nell’invitare Casini al confronto pubblico, Lombardo ha ricordato che il suo governo è succeduto “al regno incontrastato” dell’Udc, ben sette anni su dieci.  “Nel confronto”, ha detto il governatore, “potrei andare nel dettaglio di tutto ciò che ho trovato”.

Di che si tratta l’ha subito dopo accennato. Accanto alle notissime vicende dei termovalorizzatori – un affare da cinque miliardi iniziali, venti nel giro di pochi anni – il governatore ha riferito di questioni sensibili, come il piano rifiuti, la sanità, la formazione, la società immobiliare, Sicilacque, rigassificatori ed eolico.

Ognuno di questi argomenti, pareva di capire, avrebbe meritato grande attenzione. Mezze parole, avvertimenti? Non proprio, perché sul piano rifiuti della Regione siciliana, approvato dal governo Monti (ma in stand by durante il governo Berlusconi, favorevole ai termovalorizzatori), Raffaele Lombardo, gli assessori Pier Carmelo Russo e Marino (ex prefetto), hanno consegnato un delicato dossier alla Procura della Repubblica di Palermo un anno fa circa, attualmente al vaglio degli organi inquirenti.

Il nuovo piano rifiuti privilegia gli impianti di compostaggio, “a danno dei termovalorizzatori e delle discariche”, che fanno intascare un sacco di quattrini a molta gente, ha sottolineato Lombardo.

Interessi lobbistici, protesta il governatore, avrebbero ispirato campagne mediatiche che l’avrebbero “condannato a morte”, politicamente, da un anno e mezzo a questa parte, impedendogli di governare nel pieno delle prerogative la Regione.

La formazione, secondo Lombardo, assomigliava ad un rubinetto aperto, che consumava risorse senza limiti, affidandosi ai rendiconti di fine d’anno, sprovvisti di un calcolo preventivo dei servizi e della spesa. Avere cancellato questa consuetudine, ha detto Lombardo, è stato come mettere le mani in tasca di molti privilegiati.

Poi c’è la sanità, dove – a detta di Lombardo – le convenzioni sono state riproposte con un taglio del cinquanta per cento della spesa. Anche in questo caso, facendo arrabbiare coloro che potevano contare su spropositate risorse pubbliche.

Società immobiliare, Sicilacque, rigassificatori ed eoliche, hanno meritato solo un cenno, ma dal tono e dalle parole scelte da Lombardo nel citarne la rilevanza, si tratta di temi sensibili che potrebbero essere affrontati dal presidente della Regione.

Di essi non siamo in grado di dare ragguagli. La società immobiliare della Regione, questo possiamo segnalarlo, avrebbe dovuto gestire immobili trasferiti alla proprietà pubblico-privata ed affittati poi alla stessa Regione, dopo la vendita. Un affarone, sulla carta. Si è arenato, e se ne sa poco o niente.

Quanto a rigassificatori ed eolico, Lombardo li ha richiamati, per ricordare le poche circostanze in cui l’attuale vice presidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, avrebbe proposto o segnalato questioni di rilievo. Sui rigassificatori il governatore ha ricordato la necessità di verifiche di sicurezza, sull’eolico, la necessità di vederci chiaro perché il settore sarebbe infestato da malandrini, oltre che da imprenditori per bene e efficienti.

http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/16700/i-grandi-affari-saltati-immobiliare-formazione-sanita-rifiuti

ISOLA DELLE FEMMINE Munnezza progetto sperimentale gestione rifiuti a Isola dellle Femmine INCENERITORI

Fumane (Vr): pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato contro Cementirossi

Fumane (Vr): pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato contro Cementirossi

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Fumane (Vr).  Il Consiglio di Stato respinge l’appello presentato dalla Cementirossi sia per quanto riguarda l’ammodernamento e ampliamento dello stabilimento in via dei Progni, a Fumane, che per l’uso dei rifiuti da mescolare all’impasto del cemento. I giudici hanno quindi accolto la linea delle associazioni ambientaliste, che avevano presentato ricorso al progetto della cementeria, ritenendolo molto impattante soprattutto per la presenza di una torre di un centinaio di metri di altezza e per la possibilità di usare 122 mila tonnellate di rifiuti da mescolare all’impasto. Il Tar del Veneto, il 1 marzo dell’anno scorso, aveva accolto il ricorso dei cittadini e dei comitati di Fumane, bocciando sia il progetto che l’impiego dei rifiuti. A questa sentenza la Cementirossi ha risposto facendo ricorso in appello al Consiglio di Stato, che proprio in questi giorni ha confermato la posizione del Tribunale amministrativo regionale e le motivazioni del ricorso, presentato congiuntamente da Legambiente, associazione Valpolicella 2000, comitato Fumane Futura e da un gruppo di cittadini.

QUI IL TESTO DELLA SENTENZA:

CEMENTIFICI, CROMO ESAVALENTE, INQUINAMENTO, Isola delle Femmine, Italcementi, rifiuti, sempre necessario valutare “opzione zero”, SENTENZE TAR, TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, TAR VENEZIA

Una sentenza del TAR veneto che riconosce la legittimità dei comitati

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Il nostro commento
In merito al ricorso proposto dal “Comitato Popolare Lasciateci Respirare“, dal Comitato “e Noi?” e da un gruppo di residenti, contro il progetto di “revamping” di Italcementi Monselice, nella sentenza n 803 del 2011 emessa da TAR del Veneto, riteniamo utile porre in evidenza il punto 4 che riportiamo. In questo passaggio si motiva la legittimità dei Comitati ad agire in giudizio, in quanto portatori di interessi diffusi. Una sentenza che riconferma altri pronunciamenti della magistratura e rafforza il ruolo che i Comitati possono avere anche in sede di ricorso, avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.

Si riporta integralmente il punto d’interesse. A questo link invece si può  leggere l’intera sentenza

(:::::::)
4. Il Parco Regionale dei Colli Euganei, il Ministero dei Beni e Attività Culturali, Italcementi S.p.A. eccepiscono in via preliminare il difetto di legittimazione ed interesse in capo ai privati cittadini e in capo ai Comitati ricorrenti.
Il collegio ritiene di dover precisare le norme ed i principi che devono essere applicati per valutare la legittimazione di parte ricorrente.
Il dodicesimo comma dell’art. 146 del D. Lgs. n° 42 del 2004 stabilisce che l’autorizzazione paesaggistica e’ impugnabile, con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di ambiente e danno ambientale, e da qualsiasi altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse.
L’art. 18 della legge n° 349 del 1986 stabilisce che le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque regioni, individuate con decreto del Ministro dell’ambiente possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.
L’art. 9 della legge n° 241 del 1990 stabilisce che qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento.
Il collegio osserva che il riconoscimento delle associazioni di protezione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente non preclude che siano legittimate a proporre ricorso anche associazioni non riconosciute dal Ministero previa verifica, da effettuarsi in sede giurisdizionale caso per caso, della titolarità dell’interesse alla protezione ambientale sulla base degli indici di rappresentatività posseduti in concreto (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
Una diversa opinione non sarebbe conforme a Costituzione (artt. 24, 103 e 113), se si intendesse attribuire in via esclusiva all’Amministrazione il potere di selezionare i soggetti legittimati ad agire in giudizio, così impedendo l’accesso alla tutela giurisdizionale ad enti esponenziali di posizioni soggettive differenziate e qualificate, definibili quali interessi legittimi.
La legittimazione a ricorrere spetta anche ai meri comitati spontanei che si costituiscono al precipuo scopo di proteggere l’ambiente, la salute e/o la qualità della vita delle popolazioni residenti su un territorio circoscritto. Altrimenti opinando le località e le relative popolazioni, interessate da minacce alla salute pubblica o all’ambiente in un ambito locale circoscritto, non avrebbero autonoma protezione in caso di inerzia delle associazioni ambientaliste riconosciute dal Ministero dell’Ambiente (così Consiglio di Stato VI n° 6554 del 2010).
D’altro canto dalla previsione di cui all’art. 9 della legge n° 241 del 1990 consegue la legittimazione alla proposizione del ricorso da parte non solo di associazioni, ma anche di comitati che abbiano partecipato al procedimento che si sia concluso con provvedimenti che si siano discostati dal contenuto del consenso prestato (così Consiglio di Stato IV n° 2174 del 2009).
Infatti l’orientamento giurisprudenziale che non ammette la legittimazione al ricorso da parte di coloro che siano intervenuti al procedimento si riferisce al caso in cui l’intervento abbia finalità collaborative (ad esempio nel caso di presentazione di osservazioni rispetto all’adozione degli strumenti urbanistici comunali).
Spetta invece la legittimazione a ricorrere quando l’intervento endoprocedimentale sia avvenuto in chiave difensiva degli interessi perseguiti dall’interventore per prevenire eventuali possibili lesioni che potrebbero essere arrecate per effetto dell’adozione dei provvedimenti amministrativi.
Tale quadro normativo è anche coerente con la direttiva europea 27 Giugno 1985 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, che riconosce alle associazioni ambientali la legittimazione a ricorrere avverso i provvedimenti che autorizzano progetti che hanno impatto ambientale.
Tale direttiva non consente infatti che il legislatore nazionale possa limitare l’accesso al ricorso giurisdizionale ad associazioni con un numero minimo di componenti, tale da comprimere indebitamente la legittimazione al ricorso e così impedendo di fatto che gli interessi collettivi possano essere azionati in giudizio (così Corte di Giustizia CE II 15 Ottobre 2009).
La verifica positiva in concreto, da parte del collegio, della legittimazione dei comitati ricorrenti, giunge a conclusioni analoghe a quelle cui il collegio era pervenuto rispetto all’analogo ricorso deciso con sentenza n° 360 del 2011 e riguardante la compatibilità ambientale della cementeria di Fumane (Verona).
Il presente ricorso è stato proposto dai comitati “Lasciateci respirare” e “E noi?”, oltre che da cittadini.
Entrambi i comitati hanno partecipato, opponendosi, al procedimento relativo al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica e al procedimento relativo alla valutazione d’impatto ambientale.
Tale circostanza, evidenziata da parte ricorrente, non è stata smentita dalle Parti resistenti e controinteressate.
Il comitato “Lasciateci respirare”, sorto nel 2002, conta circa 300 adesioni, per lo più di residenti nei Comuni di Monselice, Este, Baone, Arquà Petrarca.
L’atto costitutivo, depositato in giudizio, del comitato “Lasciateci Respirare” prevede tra gli scopi:
– promuovere e sostenere tutte le iniziative, attività ed interventi che sono finalizzati al miglioramento di vita e di salute dei cittadini del territorio comunale e provinciale (di Padova) connessi in modo specifico ai problemi di salvaguardia e di tutela ambientale;
– sostenere quanti si propongano sul piano civile, sociale e scientifico di contribuire alla salvaguardia e alla tutela ambientale, sanitaria e sociale.
Tale Comitato ha organizzato incontri e dibattiti sull’impatto delle emissioni dei cementifici nell’ambiente circostante.
Il Comitato “E noi?” è sorto nel Giugno 2010 e conta una settantina di adesioni.
Lo statuto, depositato in giudizio, del comitato “E noi?” prevede tra gli scopi la promozione e la partecipazione dei propri associati alla vita della comunità locale, con particolare riferimento allo studio e alla diffusione di tematiche connesse alla tutela ed al rispetto dell’ambiente, alla salvaguardia della salute pubblica e del territorio nonché alla valorizzazione e conservazione di beni di valore paesaggistico, storico, artistico e architettonico e allo sviluppo socio-economico.
Il collegio ritiene che i comitati di cui sopra abbiano sufficientemente dimostrato il loro radicamento nel territorio, l’attività svolta per la tutela dei valori paesaggistici ed ambientali, le finalità perseguite nel territorio in relazione a tali valori.
Ne consegue che i comitati ricorrenti, anche tenuto conto che hanno partecipato, opponendosi, ai procedimenti che hanno condotto all’adozione dei provvedimenti impugnati, sono titolari della legittimazione al ricorso.
La contestazione, contenuta nella memoria del Parco Regionale dei Colli Euganei, rispetto alla carenza di potere dei firmatari dei ricorsi a rappresentare in sede giudiziale i due comitati non è motivata e dunque non merita considerazione.
Il ricorso è stato infatti sottoscritto dal Presidente del comitato “Lasciateci respirare” Stefano Rando e dal Presidente del comitato “E noi?” Silvia Mazzetto.
Il collegio osserva inoltre che la legittimazione dei comitati a ricorrere è riferita all’impugnazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Pertanto tale legittimazione comporta la possibilità di censurare tali provvedimenti anche sotto profili in sé non attinenti alla tutela dei valori paesaggistici od ambientali.
Infatti il risultato preso di mira è comunque la caducazione dei provvedimenti amministrativi lesivi dei valori ambientali o paesaggistici.
Quanto alla legittimazione delle persone fisiche ricorrenti, questa deve essere riconosciuta alle persone fisiche che possono lamentare in concreto un danno per effetto dei provvedimenti impugnati.
Bisogna considerare che il progetto approvato comporta una modificazione del paesaggio circostante in considerazione dei nuovi manufatti di cui è prevista la costruzione.
In particolare è prevista la costruzione di una nuova torre alta circa 90 metri.
Parte ricorrente ha inoltre depositato in giudizio documentazione da cui si desume che le emissioni nell’aria che saranno prodotte dall’impianto interessano il territorio dei Comuni di Monselice, Arquà Petrarca e Baone.
Va inoltre tenuto presente che l’impianto attualmente in funzione è destinato ad essere dismesso, come ammette la stessa Italcementi S.P.A. a pagina 7 della memoria difensiva in data 28 Marzo 2011.
Pertanto non sarebbe possibile in linea teorica sostenere l’assenza di peggioramento della qualità di vita, perché attualmente comunque l’impianto produce emissioni. L’autorizzazione impugnata si riferisce infatti ad un nuovo impianto (se si preferisce usare la terminologia progettuale impianto rinnovato, ma la sostanza di impianto nuovo non cambia) che apre un nuovo ciclo produttivo destinato a durare 28 anni e che sostituisce un impianto in fase di dismissione.
Le emissioni prodotte dal nuovo impianto, al fine della valutazione dell’incidenza sulla qualità della vita, non vanno quindi comparate con le emissioni prodotte dall’impianto obsoleto attualmente in funzione, ma vanno invece comparate con la situazione di assenza di impianto.
Ne consegue che i cittadini, che risiedono nell’area dalla quale saranno visibili i nuovi manufatti o nella quale vengono prodotte le emissioni in atmosfera per effetto degli impianti progettati, hanno interesse a contrastare tale progetto, comportando tali manufatti effetti deteriori nella propria condizione di vita, in relazione alla qualità del paesaggio e/o alla qualità della salubrità dell’aria.
Tale interesse alla qualità delle condizioni di vita, è meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, usando la formula di cui al secondo comma dell’art. 1322 del cod. civ., (per tale riconoscimento Cass. Sez. Un. n° 26973 del 2008).
Tale interesse assume la consistenza di interesse legittimo per effetto delle norme che, disciplinando il potere della Pubblica Amministrazione, impongono che la stessa Pubblica Amministrazione valuti in modo specifico gli effetti che le opere da autorizzare, sotto il profilo paesaggistico od ambientale, determinano nei confronti dei soggetti che vivono stabilmente nella zona nella quale le opere vengono istallate.
In relazione a quanto sopra deve essere ammessa la legittimazione a ricorrere a favore delle persone fisiche che hanno proposto ricorso e che risiedono (come da tavola n° 2 del secondo fascicolo documenti prodotto da parte ricorrente) in prossimità delle opere autorizzate.
Invece deve essere esclusa la legittimazione a ricorrere in capo a quei soggetti che non hanno la residenza in zona, ma hanno semplicemente la proprietà di un fondo agricolo, il domicilio, lo studio.
Così devono essere estromessi dal giudizio i soggetti che, non hanno la residenza nella zona considerata ovverosia Bozza Luciano, Mazzetto Silvia, Lionello Vanna.
Gli altri ricorrenti sono invece legittimati a proporre ricorso, avendo la residenza nella zona considerata.

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http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1037/una-sentenza-del-tar-veneto-che-riconosce-la-legittimita-dei-comitati.html

TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”

 TAR Veneto: impatto ambientale di un progetto, sempre necessario valutare “opzione zero”

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Importante sentenza del TAR del Veneto in merito alla procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) di un progetto l’articolo 21, Dlgs 152/2006 esige di identificare e valutare tutte le opzioni alternativeal progetto stesso compresa la sua non realizzazione (“opzione zero”).

Lo ha ricordato il Tar Veneto nella sentenza 8 marzo 2012, n. 333.  I Giudici hanno accolto il ricorso contro una valutazione di impatto ambientale positiva su un sistema di ricopertura di una discarica di categoria 2 (rifiuti speciali) nella fase di gestione del sito “post mortem”. (progetto presentato dalla soc. Integra S.r.l., per la messa in sicurezza di una ex discarica di categoria 2B, sita in località Prati, nel Comune di Spinea, e per il contestuale adeguamento del sistema di copertura finale mediante ricarica superficiale di rifiuti inerti) La Via era stata rilasciata senza accurata valutazione delle alternative al progetto proposto.

Infatti, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera b), Dlgs 152/2006 la procedura di Via prescrive di identificare e valutare le alternative al progetto, compresa la sua non realizzazione, indicando le ragioni della scelta effettuata, per renderla trasparente ed evitare interventi che causino sacrifici ambientali superiori a quelli necessari a soddisfare l’interesse sotteso all’iniziativa.

In allegato:

Sentenza Tar Veneto 8 marzo 2012, n. 333    Valutazione impatto ambientale – Progetto di copertura di discarica -Valutazione del progetto – Esame alternative possibili – “Opzione zero” (non realizzabilità) – Necessità

TarVeneto-sentenza 8 marzo 2012, n. 333

La storia di questa battaglia e vittoria delle associazioni e delle amministrazioni di Mira e di Spinea, che fin dal 2010 hanno dato vita al movimento di opposizione alla riapertura della discarica di Fornase dal sito del Comitato di Difesa Ambiente e Territorio di Spinea

 

http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1671/tar-veneto-impatto-ambientale-di-un-progetto-sempre-necessario-valutare-opzione-zero.html

La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali

 La legittimazione dei Comitati e delle Associazioni che si propongono di tutelare l’ambiente a impugnare con ricorso al Giudice Amministrativo provvedimenti lesivi di interessi ambientali

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Un contributo dell’avv. Davide Furlan, del Foro di Padova, che ricostruisce l’evoluzione storico-giuridica della legittimazione ad agire innanzi al Giudice Amministrativo dei Comitati e delle Associazioni che si propongono la tutela degli interessi ambientali.

Sembra ormai in via di consolidamento un indirizzo giurisprudenziale favorevole alla legittimazione processuale delle Associazioni non riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, sempreché non si tratti di aggregazioni estemporanee o poco rappresentative e che i beni che esse intendono tutelare abbiano una effettiva valenza ambientale. A questo riconoscimento pare affiancarsi una progressiva estensione dell’oggetto della tutela, attraverso la frequente adozione di un concetto ampio di ambiente, tale da includere negli interessi ambientali la tutela del territorio e del patrimonio anche culturale, storico e artistico del Paese.

In allegato l’ intervento giuridico a cura dell’Avv. Davide Furlan

INTERVENTO AVV. FURLAN

http://www.eco-magazine.info/wp-content/uploads/INTERVENTO-AVV.-FURLAN-.pdf

CEMENTIFICI, RIFIUTI E UN SINDACO IN STATO CONFUSIONALE

CEMENTIFICI, RIFIUTI E UN SINDACO IN STATO CONFUSIONALE

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La questione dei rifiuti nelle cementerie è tornata di stretta attualità a seguito della richiesta della Cementeria di Monselice spa di utilizzare ceneri e gessi nel processo produttivo con l’obiettivo di smaltire 200.000 t/a di ceneri ed un quantitativo non specificato di Gessi chimici. I cementifici hanno da sempre un duplice obiettivo: cambiare tipo di combustibile e sostituire la materia prima con i rifiuti. Il loro progetto è di utilizzare rifiuti urbani come combustibile e smaltire rifiuti mescolandoli nell’impasto del cemento.

Per capire come funziona la produzione del cemento, possiamo utilizzare come esempio il forno di cucina.  Per fare una torta, si prepara l’impasto e lo si versa nella teglia. Il fuoco sotto provvede alla sua cottura. Chi entra in cucina potrà sentire i piacevoli profumi rilasciati dagli ingredienti. Per fare il cemento si usano il calcare e l’argilla, si butta nella “teglia” e si scalda utilizzando vari tipi di combustibile.

Lo capisce anche un profano che se al posto di calcare e/o argilla si inseriscono fanghi industriali, ceneri, scarti di lavorazione, rifiuti industriali etc… il “profumo” che si libererà nell’aria sarà ben diverso e fortemente caratterizzato da inquinanti di vario tipo. Nel 2005 a seguito del fenomeno degli “odori acri”, sulla base delle analisi ARPAV, la Provincia di Padova sospese le autorizzazioni all’uso dei rifiuti nel processo produttivo, proprio alla Cementeria di Monselice.

Queste cose il Sindaco di Monselice Francesco Lunghi le dovrebbe conoscere, o almeno gliele abbiamo spiegate decine di volte, ma continua imperterrito nella “strategia della confusione”. Del resto basta scorrere i giornali o i resoconti dei suoi interventi dentro e fuori al Consiglio per capire che le sue dichiarazioni non possono avere nessuna affidabilità.

Nel 2005 in Consiglio Comunale votava una mozione con la quale si chiedeva anche a Italcementi di sospendere l’uso dei rifiuti nel processo produttivo. Nel 2007 affermava: «Se i cementifici bruciano rifiuti li faremo chiudere senza indugi».  Nel 2008 sosteneva che la necessita una riconversione dei cementifici.  Nel 2009 in campagna elettorale dichiarava: “ se sarò sindaco, parlerò con le cementerie e dirò loro: “Bruciate CDR” (combustibile da rifiuti)”, oppure: “A settembre convocherò un convegno sui combustibili alternativi. Per valutare la possibilità di farvi ricorso”. Tra i primi atti da Sindaco, sempre nel 2009, l’avvio degli accordi segreti per il “revamping” di Italcementi dove si esclude l’uso del CDR. Poi per farla breve, in questi giorni dichiara che il suo obiettivo è di “stoppare l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici”, riconoscendo che inquinano ed hanno limiti più altri degli inceneritori. Ma subito dopo apre alla richiesta di Zillo all’uso dei rifiuti nel processo produttivo.

L’unica cosa certa è che i cittadini non possono fidarsi degli atti e delle dichiarazioni di questo Sindaco e devono prestare enorme attenzione a quanto sta accadendo. Di fronte al calo della produzione di cemento una multinazionale vorrebbe costruire un nuovo cementificio, l’altra chiede intanto di usare rifiuti nel processo produttivo. Sullo sfondo l’annunciato “decreto Clini”, teso a favorire l’uso dei rifiuti come combustibile nei cementifici. Il futuro che Lunghi e i cementieri vorrebbero segnare per il nostro territorio è questo! Tutto il resto sono chiacchiere e “strategia della confusione”.

Francesco Miazzi  – Consigliere Comunale “nuova Monselice”

http://www.eco-magazine.info/eco-news/2286/cementifici-rifiuti-e-un-sindaco-in-stato-confusionale.html

CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE LA LEGITTIMAZIONE DEI COMITATI ALLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE

LA LEGITTIMAZIONE DEI COMITATI ALLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE

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Un articolo sulla legittimazione dei comitati popolari a costituirsi parte civile in procedimenti penali, mentre sta per essere aperto il dibattimento nel  processo penale riguardante l’ascensore nella Rocca di Monselice (PD), con prossima udienza 17 luglio 2012; il Giudice per l’Udienza Preliminare ha ammesso il Comitato Popolare “Lasciateci Respirare” quale parte civile accanto ad Italia Nostra Onlus, ora la parola al Giudice Monocratico nell’udienza di smistamento, ove verranno sollevate eventuali eccezioni sulla costituzione.

LA LEGITTIMAZIONE DEI COMITATI ALLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO PENALE

con particolare riferimento ai reati ambientali.

Le associazioni ambientaliste – anche se non riconosciute – sono ormai da tempo legittimate a intervenire nei procedimenti penali che siano attinenti ai profili di tutela che siano previsti nei propri scopi statutari; la legittimazione è stata riconosciuta alle associazioni in quanto soggetti esponenziali di interessi diffusi.

Va sottolineato, quindi, come la presenza, nel nostro ordinamento, di una forma di riconoscimento per le associazioni di protezione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente non impedisce che siano legittimate a diventare parte di un processo anche associazioni non riconosciute dal Ministero stesso: anche in questi casi c’è un filtro per decidere sulla legittimazione o meno delle associazioni ed è rappresentato dalla verifica, che opererà il Giudice caso per caso, tra la titolarità dell’interesse statutario stabilito, per così dire, sulla carta e in astratto, e la rappresentatività della associazione stessa in concreto, quale può essere l’attività concreta svolta nell’ambito di un territorio.

Il riconoscimento di questa legittimazione è conforme al principi costituzionale previsto dall’art. 24 Cost., in base al quale “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”; a voler sostenere che le associazioni non riconosciute non possono costituirsi parte civile, quindi, si darebbe una lettura non costituzionalmente orientata del relativo istituto processuale.

Da questo ragionamento, deriva che, a maggior ragione la legittimazione a costituirsi parte civile spetta anche ai meri comitati spontanei che, come spesso accade in questo periodo storico di profondi e repentini mutamenti degli equilibri sociali, sorgono frequentemente da una libera associazione di cittadini deputata principalmente a proteggere la qualità della vita delle popolazioni residenti in un territorio circoscritto.

Il ruolo di questi comitati spontanei è importantissimo per garantire la tutela degli interessi diffusi degli abitanti fasce di territorio – il più delle volte – limitate in estensione, con una funzione suppletiva o integrativa di quelle associazioni riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, in caso di loro inerzia o azione limitata.

Il Comitato, infatti, risulta provvisto di legittimazione propria e distinta rispetto ai singoli consociati, in quanto portatore di un interesse superindividuale, quale può essere l’interesse alla tutela della qualità della vita e del paesaggio.

Il problema che si pone in relazione a questi interessi è quello della loro protezione, atteso che l’ordinamento prevede forme di tutela chiaramente modellate su situazioni soggettive individuali.

La soluzione consiste, pertanto, nel ricondurre l’interesse superdindividuale all’alveo dell’interesse legittimo, ai fini della sua tutelabilità.

Sotto il primo profilo, si valorizza il disposto dell’art. 2 Cost., estendendo, per tale via, la nozione di interesse legittimo anche alle formazioni sociali ove si svolge la personalità dell’uomo, così affrancando l’interesse legittimo da un’accezione puramente personalistica; sotto il secondo profilo, si subordina la tutelabilità degli interessi superindividuali alla individuazione di enti esponenziali che si rendano portavoce delle relative istanze.

Il Comitato Popolare è posto quindi alla tutela dell’interesse superindividuale che passa, dunque, attraverso un «processo si soggettivizzazione o corporativizzazione», determinandone la trasformazione in interesse collettivo, interesse che può quindi essere oggetto di azione di risarcimento civile in sede penale. Il Comitato medesimo, d’altra parte, risulta essere in possesso di tutti i requisiti di rappresentatività tali da legittimare la costituzione di parte civile. La teoria formalistica sul punto, infatti, è stata ormai da tempo abbandonata in favore di una visione sostanzialistica, che fa dipendere la legittimazione alla tutela dalla rappresentatività degli enti esponenziali, di cui sono individuati i seguenti indici:

a) il fine istituzionale;

b) la possibilità concreta dell’ente, per organizzazione e struttura, di perseguire lo scopo;

c) la c.d. vicinitas.

In primo luogo, la protezione del bene a fruizione collettiva deve corrispondere a un fine statutariamente previsto dall’ente in questione; esso deve, inoltre, essere dotato di una struttura idonea ad assicurare detta finalità. Infine, l’interesse di cui l’ente è portatore deve essere localizzato, dovendo, in altri termini, sussistere uno stabile collegamento territoriale tra l’area di afferenza dell’attività dell’ente e la zona in cui è situato il bene che si assume leso. Tali requisiti, per i motivi sopra esposti, risultano essere perfettamente in possesso del Comitato, il quale è protagonista di un coinvolgimento che va oltre il generico interesse  che collega simili associazioni a tutto il territorio indistintamente. Facendo proprie le conclusioni della dottrina e della giurisprudenza amministrativa, la giurisprudenza penale ammette ormai pacificamente la costituzione di parte civile degli enti esponenziali di interessi collettivi. In proposito l’orientamento della giurisprudenza di legittimità non è stato sempre univoco, distinguendosi – come puntualmente schematizzato dalla Cassazione penale con riferimento all’ambiente – quattro filoni interpretativi: secondo il primo, le associazioni (ambientaliste) avrebbero solo una facoltà di intervenire nel giudizio penale ai sensi degli artt. 91 ss. c.p.p., subordinata perciò al consenso della persona offesa dal reato; altre pronunce configurano in capo alle associazioni medesime un’azione civile atipica, avente a oggetto non il risarcimento del danno, bensì unicamente la rifusione delle spese processuali; un terzo orientamento ritiene che le associazioni ambientaliste individuate dal Ministero per l’Ambiente ai sensi dell’art. 13 della legge n. 349/1986 possano, a norma dell’art. 4, comma 3, legge 3 agosto 1999, n. 265 (disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali) poi trasfuso nell’art. 9, comma 3, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico sull’ordinamento degli enti locali), proporre le azioni risarcitorie per danno ambientale spettanti al Comune e alla Provincia, ma l’eventuale risarcimento sarebbe liquidato in favore dell’ente sostituito, mentre le spese processuali verrebbero liquidate nei confronti delle associazioni.

Infine, un quarto indirizzo sostiene che «le associazioni ambientaliste, anche se non riconosciute ai sensi del citato art. 13, legge n. 349/1986, sono legittimate all’azione risarcitoria vera e propria, anche in sede penale mediante la costituzione di parte civile, solo nella misura in cui sono portatrici non di interessi diffusi e astratti, ma di interessi ambientali concretamente individualizzati.

Secondo quest’ultima tesi le associazioni ambientaliste in quanto tali hanno diritto al risarcimento del danno ambientale quando questo offende un diritto patrimoniale oppure un diritto morale del sodalizio, identificato quest’ultimo in un interesse ambientale storicamente e geograficamente circostanziato che il sodalizio ha assunto come proprio scopo statutario».

Siffatta impostazione, sposata dalla giurisprudenza più attuale, si rifà al paradigma dell’azione aquiliana di cui all’art. 2043 cc., configurando in capo alle associazioni ambientaliste, in quanto tali, un interesse legittimo alla tutela dell’ambiente, così come della qualità della vita e del paesaggio, idoneo a essere leso.

Discende da quanto precede la possibilità che gli enti esponenziali di interessi collettivi vengano danneggiati da attività lesive degli interessi di cui sono portatori, e la conseguente legittimazione degli stessi, in via autonoma e principale, all’azione di risarcimento per danno, quando siano statutariamente portatori di interessi territorialmente determinati, concretamente lesi da un’attività illecita.

Così, in tema di legitimatio ad causam delle associazioni non riconosciute, quali i comitati spontanei, varie sono le pronunce che si sono espresse favorevolmente.

“Sussistono due differenti istituti che consentono l’accesso al giudizio penale di formazioni sociali ambientaliste portatrici di interessi superindividual.i Tali sodalizi, quando sussistano i presupposti di legge, possono costituirsi parti civili oppure possono intervenire nel processo a sensi dell’art. 91 c.p.p, con poteri identici a quelli della persona offesa al cui consenso è subordinato l’esercizio dello intervento stesso”. (Cassazione pen., Sez. III, 15 gennaio 2007, n. 554)

“Le associazioni ambientaliste in quanto tali hanno diritto al risarcimento del danno ambientale quando questo offende un diritto patrimoniale oppure un diritto morale del sodalizio, identificato quest’ultimo in un interesse ambientale storicamente e geograficamente circostanziato che il sodalizio ha assunto come proprio scopo statutario”. (Cassazione pen., Sez. III, ud. prel. 3 ottobre 2007).

Alla luce di tutti questi elementi appare comprovato che l’interesse dei Comitati Popolari spesso non consiste, ad esempio, in un mero interesse diffuso alla tutela ambientale e del paesaggio, ma sia connotato da quei requisiti di territorialità ed esponenzialità della comunità locale che la giurisprudenza richiede ai fini della tutela risarcitoria degli interessi legittimi.

Avv. Eva Vigato

http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/2283/la-legittimazione-dei-comitati-alla-costituzione-di-parte-civile-nel-procedimento-penale.html

 

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